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  DECOMPRESSIONE: QUELLO CHE NON VI HANNO MAI DETTO E CHE FORSE MAI VI DIRANNO

Fa impressione vedere il circuito del sangue nel suo insieme e pensare che le bolle si formano lì, anche nei capillari più piccoli

Giornalista delle attività subacquee, padre della rinascita di ben tre edizioni della rivista Mondo Sommerso, ideatore e poi direttore della rivista Immersione Rapida tascabile e, successivamente, Mare; collaboratore della Marina Militare Italiana, sommozzatore per 45 anni, credo di aver tutte le carte in regola per sostenere quanto vi dirò in quest’articolo, che intendo regalare a quei subacquei che hanno seguito tutti i miei alti e bassi nel “serpentino” mondo delle riviste del mare.
Premesso che non sono né un medico né un tecnico di laboratorio, che tutto quanto sto per scrivere è frutto solo della mia esperienza pratica e teorica di giornalista del mare e delle attività subacquee; ecco quella che giudico una mia piccola personale “scoperta”, che potrebbe rivoluzionare tutto ciò che sapete in termini di decompressione e di bolle asintomatiche.
Quello che è stato scritto negli ultimi anni sulla decompressione, sui tessuti e sulle tabelle di decompressione è basato su concetti che hanno senso solo se si accetta la tesi, molto reale, che un subacqueo sportivo in decompressione è un malato di MDD che non presenta sintomi eclatanti, e che la tabella che sta seguendo impedisce (quando lo fa) che i problemi causati dalla produzione di bolle vengano violentemente alla luce.
Un metodo che funziona… quasi sempre, appunto… quasi sempre. (continua - clicca in basso su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Domenica, 14 febbraio 2016 ore 04,02 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  CENTRO SUPPORTO SPERIMENTAZIONE NAVALE


nella foto il logo del Centro Supporto e Sperimentazione Navale della Marina Militare Italiana. La redazione di MARE questa mattina era ospite di questo esclusivissimo luogo di sperimentazione


Carti lettori, come vi avevo già anticipato M.A.R.E. e ovviamente la redazione di www.marescoop.com ha la possibnilità di visitare per voi dei centri di eccellenza che molto difficilmente aprono le loro porte, se non esiste un rapporto di fiducia reciproca che si conquista solo operando con serietà sul campo. Il CSSN è un centro che affronta centinaia di argomenti che vanno dalla missilistica, ai cetacei marini, che collabora con le università ed è inserito nel contesto europeo, con un continuo scambio di dati. Il CSSN si occupa fra le altre cose della propagazione dei suoni subacquei e di un intenso programma volto a stabilire il livello di coinvolgimento dei mammiferi marini, nel costesto dell'utilizzo dei vari sonar attivi delle navi.


l'immagine del rilevamento del suono emesso da un mammifero marino rilevata dai ricercatori del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali CIBRA dell'UNiversità degli studi di Pavia, che lavora in stretto contatto con il CSSN


sul numero 23 di M.A.R.E. che uscirà ad agosto, troverà spazio un avvincente articolo che permetterà a tutti di conoscere da vicino le attività di questo altro centro segreto della Marina Militare, che non lavora solo sullo sviluppo di armi sempre più perfezionate, ma anche su progetti d'interesse generale come quello dei mammiferi marini "Protection of marine mmammals" e su tantissimi altri progetti in parte segreti in parte pubblicabili - continua clicca su leggi tutto
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 10 giugno 2011 ore 04,06 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  LETTERA DAL DOTTOR LONGOBARDI SULLA RITENZIONE CO2


nella figura: l’anidride carbonica è molto più solubile nel sangue rispetto all’ossigeno. Viene trasportata ai polmoni con tre modalità: disciolta (7%), legata all’emoglobina (23%), sotto forma di ione idrogeno e ione bicarbonato (70%). Le percentuali effettive delle tre modalità di trasporto e l’eliminazione della anidride carbonica dipendono dal pH del sangue, dalla temperatura, dalla perfusione, dalla presenza di 2,3 difosfoglicerato (prodotto in caso di ipossia)
Riceviamo questa lettera del dottor Pasquale Longobardi, nome di riferimento anche nell'immersione professionale e pertanto la pubblichiamo integralmente. Come abbiamo accennato nel precedente articolo non si tratta di nostri pensieri ma di opinioni di esimi medici e specialisti del settore. Pertanto non ci riteniamo responsabili delle affermazioni fatte dal buon dottor Luca Lucarelli, nell'articolo "Rebreather life support or ethanasia game" che peraltro pubblicheremo anche sulla rivista MARE n.21. Si tratta di pareri medici ed è a loro che lasciamo la palla, mentre ai lettori la valutazione. Ci rendiamo conto che in alcune parti il discorso di Longobardi diventa ostico per i non addetti ai lavori, ma per precisione mon ci sentiamo di semplificare per non incorrere in errore. Chi volesse leggere le esatte parole di Luca Lucarelli sulla ritenzione può farlo leggendo l'articolo sopraccitato pubblicato su "marescoop". Per estrema onestà, abbiamo chiesto al dottor Longobardi se aveva interessi economici nel mondo dei REB, ci ha risposto che non ha alcun interesse economico in merito. Siamo qundi tutti a tirare nella stessa direzione, che è quella di diffondere i CCR ma senza i morti? Lo speriamo caldamente. In aggiunta direi che Longobardi preferisce i CCR agli SCR e questo cozza contro le nostre attuali convinzioni. In sostanza ne vedremo delle belle. Buona lettura
il direttore

Caro Direttore di Marescoop,
ringraziando per l’attenzione ti scrivo in merito all’articolo”Perché si muore di rebreather?”
Dal punto di vista giornalistico, l’articolo è ben scritto e raggiunge lo scopo di suscitare interesse e far interagire i lettori. Difatti, ti invio le mie considerazioni.
Nell’articolo è segnalato che chi acquista il “rebreather” (permettimi di chiamarlo autorespiratore a riciclo o ARR) o consegue il brevetto abbia quasi la certezza di morire per problematiche tecniche (incertezza sulla reale efficacia del materiale filtrante, inaffidabilità dell’elettronica, ecc.) e/o fisiologiche.
Il mio disagio, come medico subacqueo, è relativo agli aspetti fisiologici pur concordando che l’ARR sia sempre da considerare macchina + uomo. Nell’articolo si citano l’effetto Haldane e quello Bohr, si afferma che a elevate pressioni di ossigeno (1,3 atmosfere) ci sia una inibizione del trasporto dell’anidride carbonica che causerebbe il “colpo di anidride carbonica”. Quanto citato nell’articolo potrebbe far riferimento solo a una delle tre modalità di trasporto dell’anidride carbonica (vedi sopra). Non mi è chiaro come una pressione parziale dell’ossigeno in immersione di 1,3 atmosfere relative (quindi ragionevole) possa inibire il trasporto di tutta l’anidride carbonica, attraverso l’eventuale blocco di una sola modalità di trasporto della stessa. Per quanto riguarda l’ossigeno, il coefficiente di utilizzazione (differenza tra il contenuto di O₂ del sangue arterioso e il contenuto di O₂ del sangue venoso) aumenta durante l'attività fisica, in immersione, per il concorso di vari fattori: l'aumento della perfusione ematica tessutale; l'abbassamento della tensione tessutale dell'ossigeno conseguente al suo accentuato consumo; l'aumento della temperatura locale e della tensione della anidride carbonica (CO₂), la diminuzione del pH tessutale (dovuta all'accumulo di metaboliti acidi, quali l'acido lattico). Quindi l’accumulo di anidride carbonica è solo uno dei fattori in gioco.
  Approvato dalla redazione  Domenica, 02 gennaio 2011 ore 23,01 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  ULTIME NOTIZIE DAL FRONTE
ULTIME NOTIZIE DAL FRONTE!!

Premesso che chi ci scrive è "bollicine" una professionista dell'immersione turistica che fa due-tre immersioni al giorno per tutto l'anno e che era afflitta da disturbi vari, sicuramente generati dalla reazione istaminica alle bolle asintomatiche; come dimostrammo nel 1980 nel corso di esperimenti dove lo scrivente faceva la cavia per il Prof.Zannini del San Martino di Genova; e premesso che a bollicine che avvertiva pruriti post immersione con chiazze color vino, pruriti notturni, emicrania, stanchezza, vertigini, inappetenza eccetera, abbiamo consigliato l'assunzione di due pastiglia da 300 mg di Vitamina B6 (benadon) e due pastiglie di Aminoarginina da 500 mg, per un totle di 600 mg di B6 e 1000 mg di Aminoarginina, da ingurgitare 30 minuti prima della prima immersione della giornata, e premesso ancora che i risultati sono stati fantastici, rispetto a tutte le cure che aveva seguito fino a quel momento con la medicina ufficiale e cioè: una guarigione totale oltre che istantanea; vi mostriamo l'ultimo messaggio che ci è pervenuto da "bollicine" dopo un mese di trattamento:


e' passato un mese, qui e' stato di fuoco, lavoro continuo e barcate di subacquei, Dir: grazie, ho continuato con la vitamina B6 e l'arginina e non ho mai piu' avuto il minimo accenno di prurito o giramenti di testa o altro, non oso pensare a come avrei potuto affrontare una mole di lavoro simile senza il tuo aiuto, grazie per il tuo interessamento, per la tua disponibilita' e per la sollecitudine con la quale mi hai seguita.

Alla luce di quanto sopra, propongo la nascita di un GRUPPO DI LAVORO che spinga la medicina ufficiale a fare ricerche in questa direzione, nonostante gli scarsi interessi nei confronti della subacquea sportiva.
Serve dunque un altro soggetto, che abbia gli stessi problemi di bollicine da anni.
A questa persona chiediamo di prendere contatto con la direzione tramite e-mail privata: direttore@sagittaeditrice.com, garantendo noi la riservatezza assoluta. Dobbiamo però, almeno noi, conoscere l'identità della persona che ci scrive.
Restiamo in attesa di un primo contatto.

il direttore
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 10 novembre 2010 ore 20,11 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  MARESCOOP - MEDICINA IPERBARICA 1- 0 PER NOI!


nella fotografia tratta da www.ecologia.com, l'immagine di un cambiamento epocale in atto. Un altro cambiamento epocale per la subacquea sportiva potrebbe essere determinato da quello che leggerete in questo articolo


Se non lo avete ancora fatto leggete "Noi l'avevamo pubblicato nel 2007" su marescoop.
Dopo tre anni di silenzio, arriva il primo risultato positivo di quella che fu una nostra idea, diciamo alla von Braun. Infatti noi non abbiamo scoperto né la vitamine B6 né l'Arginina, cosi come von Braun non aveva scoperto il razzo, immaginò semplicemente che ci avrebbe portati sulla luna; noi abbiamo semplicemente associato l'uso di quelle due sostanze alla cura delle MDD, prendendo spunto dagli esperimenti di Vann (1980) e di Brubakk (2006 - 2007), ed immaginando che fosse possibile fare una ricerca in anticipo sui risultati che arriveranno magari fra un anno o due, per poi essere ufficializzati e consegnati all'umanità tutta.
Ecco qui di seguito lo scambio epistolare intercorso fra lo scrivente ed una guida subacquea del Mar Rosso, che come nikname usa "bollicine":
(bollicine) 1 – 10 - 2010
il medico della locale camera iperbarica qui in Egitto ci bombarda di iniezioni e poi pastiglie di TRI B un complesso di B1 B6 B12 per il problema dei tremori che abbiamo dopo un periodo prolungato di lavoro,io ho colleghi che si fanno 3 immersioni ricreative piu' 2 o 3 introductory dive o battesimi del mare al giorno,,o se si va al relitto del Thistlegorm tuffo a cimare 2 immersioni con i clienti,tuffo a s-cimare piu' terza immersione a ras mohamed al ritorno,magari disidratati o reduci da baldorie alcoliche il tremore e' uno dei primi disturbi che abbiamo e la vitamina B6 e' usata per la sua azione rimielinizzante,cosi' mi e' stata spiegata,se ora in associazione con l'arginina dovesse in qualche modo darci un'ulteriore mano sarebbe una panacea,non e' che maschererebbe sintomi di PDD piu' gravi o ci autorizzerebbe a fare tuffi machisti,ma date le condizioni di "lavoro" per cui se si va in camera siamo tagliati fuori per tre mesi sarebbe un bell'aiuto.saluti
(continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Sabato, 09 ottobre 2010 ore 21,10 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  NOI L'ABBIAMO PUBBLICATO NEL 2007
L'ARTICOLO CHE VEDETE QUI DI SEGUITO FU PUBBLICATO DA NOI DI MARESCOOP NEL 2007, MA FACEVA SEGUITO AD UN ALTRO ARTICOLO "LA PILLOLA DELLA DECOMPRESSIONE" N. 253 DEL 2005, PUBBLICATO FRA LE RISATE GENERALI DEI NOSTRI DELATORI. QUESTO SOLO PER DIRE CHE MARESCOOP CINQUE ANNI FA PUBBLICAVA CIO' CHE OGGI STA SULLA BOCCA DI TANTI COME FOSSE UNA NOVITA'
il direttore

UNA VITAMINA POTREBBE RISOLVERE I PROBLEMI DELLA DECOMPRESSIONE?
una delle tante confezioni della vitamina B6, in questa ci sono addirittura tutti gli ingredienti per sollecitare la produzione di ossido nitrico


GLI ANTEFATTI:
tutto comincia durante un salvataggio di equipaggio di sottomarino della NATO posato sul fondo, il problema più grosso che si presenta in casi come questi è normalmente quello della saturazione: quando un sottomarino affonda, l’interno si pressurizza ad una pressione leggermente superiore a quella della superficie ed i soccorsi, bene che vada arrivano con un ritardo di due o tre giorni.
Il problema non è tanto come riportarli in superficie, ma come fare a decomprimerli. Per semplicità diciamo che i gruppi da portare in superficie sono due, uno è rimasto alla pressione di 1,6 – 1,8 BAR ed ha respirato aria, l’altro alla medesima pressione, poco prima del recupero con il ritorno in superficie ha respirato per breve tempo ossigeno puro. In superficie il primo gruppo viene stroncato dall’embolia, il secondo no! Ci si interroga sul perché, apparentemente non ha senso, perché ambedue i gruppi erano saturi alla medesima profondità.
S’incomincia a sospettare che esistano nel corpo umano meccanismi non ancora compresi. Nasce la teoria dell’HBO2, la preossigenazione prima dell’immersione, ne parliamo circa due anni fa, facendo ridere i soliti quattro beoti, che pur leggendo l’articolo non capiscono nulla e continuano a credere che sia il medesimo caso degli aviatori della seconda guerra mondiale.
Non è così.

IL CASO NEL CASO
Nello stesso periodo, per errore e sempre in ambito NATO, una provetta di sangue in saturazione a 300 metri, viene portata a pressione ambiente in un istante; ci si aspetta una reazione violenta con bolle a profusione, non succede nulla. Perché? Perché una provetta di vetro non contiene i micronuclei gassossi che nel 1980 erano già stati oggetto di ricerca: -“ Che questi micronuclei fossero la causa innescante della formazione di bolle con risultati a volte catastrofici nei subacquei dopo un’immersione, lo aveva già dimostrato Vann nel 1980, sottoponendo le cavie ad un trattamento ad altissima pressione prima dell’immersione, che aveva lo scopo di rompere i micronuclei che aderivano al tessuto endoteliale, con dei risultati significativi, ma senza indicare un metodo pratico per eliminare gli stessi – vedi marescoop – art.n.253 del 10 luglio 2005”...(continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Giovedì, 23 settembre 2010 ore 21,09 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  QUESTA E' ARRIVATA IERI


Nella fotografia il dottor Pasquale Longobardi


Caro Direttore di Marescoop,
ringraziando per l’attenzione, ti contatto per l’articolo “La teoria della bolla”.
Condivido la tua analisi.
Quello che definiamo incidente da decompressione, al singolare, è in realtà una famiglia di incidenti di diverso tipo.
E’ verosimile che la bolla sia effettivamente la causa diretta di un danno acuto che si manifesti durante la risalita o immediatamente dopo l’emersione.
Sono invece d’accordo con te che la bolla, di per sé, non sia la causa scatenante dell’incidente da decompressione che si manifesti a partire da un paio di ore dopo l’emersione.
La ricerca scientifica sta lavorando alacremente per capire le cause reali e soggettive dell’incidente da decompressione a manifestazione ritardata e/o immeritato (non giustificato da errori nel profilo di immersione).
Al momento l’attenzione è sull’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni.
(continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Giovedì, 23 settembre 2010 ore 08,09 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  LA TEORIA DELLA BOLLA


fotografia di Alberto Balbi


Pochi giorni fa, parlavo con il prof.Faralli del futuro servizio per MARE n.20 che riguarderà le tabelle de compressive della Us Navy revisione 6 riferite ad immersioni con rebreather e con miscele binarie e/o ternarie e le tabelle che si ricavano dal famoso V-Planner.
L’argomento è importante, perché siamo innanzi a valori completamente differenti Infatti le tabelle US Navy hanno tempi doppi rispetto alle tappe del V.Planner. La nostra domanda a Faralli è stata semplicemente questa: ma com’è possibile una così grande differenza?
Prof Faralli ci ha garantito che si occuperà del fenomeno, ma prima di lasciarci ha detto una frase che ci ha fatto molto pensare.
Ha detto: “sto rivedendo tutte le teorie basate sulla bolla, ho constatato che individui pieni di bolle stavano benissimo, mentre altri con molte meno bolle avevano problemi di MDD.
Ecco che si apre un sipario incredibile ai nostri occhi:
potrebbe non essere solo la bolla la causa della MDD, potrebbero intervenire altri fattori attualmente sconosciuti o poco conosciuti.
A dire il vero se guardiamo il panorama della medicina iperbarica non possiamo ignorare gli innumerevoli indizi e alcuni punti fondamentali che sono stati constatati in pratica.
1) la medicina iperbarica si è fermata alla soglia dei 40 metri in ambito sportivo, dichiarando che tutto ciò che si fa oltre quella quota è a rischio più o meno grande. A tutti gli effetti, sappiamo che anche immersioni all’interno dei 40 metri hanno generato MDD e nei casi più gravi la morte del subacqueo.
(continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Martedì, 21 settembre 2010 ore 09,09 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  ARDS – L’EFFETTO JAMES LORRAIN SMITH (1862 – 1931)


nella fotogrfia il ricercatore James Lorrain Smith che riuscì per primo a dimostrare la ADRS (Adult respiratory distress syndrome) utilizzando i topi come cavie. I danni dell'ossigeno aumentano con l'aumentare della pressione parziale dello stesso. Vale a dire che se respiriamo O2 ad una pp di 0,6 Ata possiamo farlo per 720 minuti ma a un set point di 1,3 solo per 180

Nove anni fa nel 2001 la mia rivista Immersione Rapida MARE pubblicava un articolo di Fabio Faralli sulla tossicità dell’ossigeno. In quell’articolo si parlava già di set point (ppO2) a 1,3 per gli utilizzatori di rebreather si parlava però anche dei rischi inerenti all’esposizione all’O2 (ossigeno).
Innanzi tutto va compreso che ciò che conta nei confronti della tossicità polmonare, perché è lì che si concentra maggiormente il pericolo, è la pressione parziale dell ‘O2 a cui ci si espone.
Detto così, credo che ormai l’abbiano capito tutti; lo abbiamo detto e scritto decine di volte: l’ossigeno è una medicina e come tale va trattato; ma nel concreto quali sono i rischi?
Si chiama ARDS (Adult respiratory distress syndrome) ed è determinata dall’effetto Lorrain Smith dal nome del ricercatore che ne ha registrato per primo gli effetti e le cause.
Da un testo di Faralli: L’ossigeno è un gas forse paradossale: permette la vita delle nostre cellule, ma con i suoi effetti tossici ne determina, probabilmente, anche l’invecchiamento e, in definitiva, la morte.
Poco ossigeno è incompatibile con la vita, troppo ossigeno causa la morte.
Della tossicità di questo gas si erano già accorti i suoi scopritori, Priestley e Scheele, evidenziandola sulle piante esposte all’ossigeno puro.
Priestley, osservando la rapida combustione di una candela immersa in ossigeno, scrisse che “le forze di un animale si sarebbero esaurite troppo velocemente in questo particolare tipo di aria”.
Paul Bert nel 1878 aveva verificato e dimostrato la tossicità a carico del sistema nervoso centrale umano di alte pressioni parziali di ossigeno nell’impiego subacqueo. Successivamente, nel 1899, durante una serie di esperimenti tesi a stabilire gli esatti confini della tossicità dell’ossigeno, Lorrain Smith descrisse con esattezza gli effetti tossici a carico del polmone.
Un ratto, dopo quattro giorni di esposizione ad un’aria arricchita di ossigeno al 73%, sviluppò... (clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Giovedì, 11 marzo 2010 ore 04,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  UN ELETTROCARDIOGRAMMA... A FREDDO!


Leonardo D'Imporzano "resiste" sott'acqua nel momento del rilevamento dati. Si tratta del primo elettrocardiogramma effettuato su un subacqueo in apnea e sotto il ghiaccio. Qualcuno si chiederà a che serve, dimenticando che i più gradi passi nella medicina generali sono stati fatti in base a rilevamenti molte volte occasionali e in situazioni estreme. Ricordiamo che la medicina iperbarica ha preso coscienza dell'importanza dei micronuclei gassosi dell'epitellio (tessuto interno delle vene) nel manifestarsi delle bolle in decompressione, per caso, passando una provetta di sangue da -300 metri in saturazione a zero in modo istantaneo. Questi esperimenti dell'associazione 5 Terre Academy dureranno parecchi anni.

Nella giornata di sabato, malgrado il sole insufficiente per far alzare la temperatura esterna rimasta abbondantemente sotto lo zero, l’associazione “5 Terre Academy”, nel programma di ricerche in medicina subacquea ed iperbarica che svolge assieme al Centro Iperbarico Sassarese diretto dal Dottor Alfonso Bolognini, ha condotto, nel lago di Cerreto, in provincia di Reggio Emilia a circa 1.350 metri di quota, la prima rilevazione di un elettrocardiogramma in apnea il sotto ghiaccio.
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 27 gennaio 2010 ore 02,01 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute
  
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