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ISOLE TREMITI: Il Grosso di Capraia
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murena
Marinaio Scelto
Registrato: Dec 26, 2007
Messaggi: 175
Località: PESCARA
Inviato: Lun Giu 09, 2008 4:23 pm
Oggetto: ISOLE TREMITI: Il Grosso di Capraia
Domenica 8 giugno 2008, le previsioni meteomarine segnalavano nell'Adriatico centrale e meridionale la possibilità di fenomeni ventosi dal 1° quadrante a 15 nodi.
Hanno toppato.
Sul versante settentrionale dell'Isola di Capraia, una delle Tremiti, non c'era neanche una bavetta che soffiava, inoltre un tiepido e piacevole sole illuminava il bel mare calmo.
Questo lato dell'isola, detto dai locali IL GROSSO, è caratterizzato da una falesia rocciosa che prima svetta verticale verso il cielo, e poi continua la sua linea anche sotto le onde fino ad una profondità di quaranta metri circa.
Con l'amico Massimo dalla barca saltiamo nell'acqua proprio a pochi metri dai contrafforti dell'isola.
Il tempo necessario a regolarci un po' meglio i cinghiaggi dell'attrezzatura e quindi scivoliamo sotto il mare.
Subito sotto le nostre pinne riusciamo a scorgere il fondo a 40 metri, l'acqua è straordinariamente tersa e, grazie al sole, anche molto luminosa.
Cadiamo davanti la parete che velocemente ci scivola sotto gli occhi verso l'alto, e qualche minuto dopo atterriamo alla sua base.
Da quì il fondale prosegue con una moderata inclinazione alternando grossi scogli sui quali si intrecciano le ragnatele dei fili delle tante lenze perse, e tratti sempre più ampi di chiara rena composta da sedimento grossolano.
Uno di fianco l'altro ci indirizziamo verso il mare aperto "navigando" a qualche spanna sollevati dalla sabbia. Viaggiamo così, senza meta e senza tempo, fin quando il profondimetro ci segnala 65 mt. I nostri occhi non si saziano di questo panorama.
Nonostante la quota, con l'acqua così nitida anche quaggiù c'è un soffuso chiarore invece della solita luce crepuscolare tipica di questa batimetrica.
Invertiamo la nostra direzione compiendo un'ampia accostata alla nostra sinistra.
Ora siamo indirizzati verso il muro di roccia, per il momento celato alla vista, ma capiamo che si sta avvicinando in quanto voliamo sopra una serie di isolati grandi scogli che fanno da avanguardia al calcare sommerso del GROSSO DI CAPRAIA.
Le rocce, prima sparute, poi sempre più serrate le une alle altre son composte da guglie spigolose, sassoni arrotondati, massi piatti; si capisce che chissà quanto tempo fa, 'sta roba dev'essersi staccata dall'appicco verticale ed in certi casi anche strapiombante che c'è sopra, su all'aria.
Branchi di salpe all'unisono salgono e scendono nell'acqua, numerosi sargahi fasciati e pizzuti vagano apparentemente senza meta, prima verso il mare aperto e poi verso l'isola.
Un po' alla volta si riesce a distinguere nuovamente l'imponente parete che adesso ci sbarra la strada. Siamo vicino le sue fondamenta, piccole e basse volte si aprono, scavate nella roccia.
Illuminate dalla luce del faro subacqueo, esplodono dell'intenso giallo delle migliaia di "leptosamia" che tappezzano ogni centimetro quadrato.
Una murena serpeggiando scivola fuori di una di queste, e se ne va per i fatti suoi.
Iniziamo l'arrampicata verso l'alto sulla falesia sommersa in un facile gioco d'equilibrio, grazie alla gravità ZERO consentitaci in immersione.
Notiamo le antenne di piccole aragoste che si rintanano tra la selva di alghe, spugne e briozoi che ricoprono ogni cosa.
In certi punti il calcare rientra formando delle anse, quando si esce da queste si è investiti nuovamente dalla radiosa luce del sole che oggi riesce a penetrare più facilmente l'acqua.
Osservare questa parete è sempre uno spettacolo, figurarsi oggi con questa visibilità, una goduria.
La profondità diminuisce gradatamente. A volte ci allontaniamo un po' dal bastione per buttare ancora l'occhio giù in basso.
Rientriamo in un'ampia ansa dove ritroviamo la "nostra" barca ormeggiata.
Smaltiamo i minuti di decompressione infilandoci in pertugi che attraversano i massoni da una parte all'altra a bassa profondità.
Tantissimi piccoli labridi coloratissimi schzzano da tutte le parti.
Poco prima di riemergere scocciamo l'ancora della barca che s'era incastrata in una fenditura.
_________________
"MEGLIO STAR ZITTI E SEMBRARE D'ESSERE STUPIDI, CHE PARLARE E TOGLIERE OGNI DUBBIO..."
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murena
Marinaio Scelto
Registrato: Dec 26, 2007
Messaggi: 175
Località: PESCARA
Inviato: Ven Giu 13, 2008 4:04 pm
Oggetto:
Tre giorni dopo, mercoledì, sono di nuovo alle Tremiti ed ancora al GROSSO di Capraia.
Questa volta con un ben preciso scopo: provare a trovare un motopechereccio che un paio d'anni fa prima urtava violentemente con la prua sulle rocce dell'isola, e poi scivolava giù inabissandosi.
Siamo in tre, ci prepariamo con calma visto che l'immersione sarà impegnativa, infatti lo scafo si trova arenato a circa 70 metri di profondità.
Iniziamo a scendere sulla parete che verticale cade ad una quarantina di metri e passa.
Dopo superiamo una serie di grossi scogli accatastati gli uni sugli altri per finire sul pendente fondale sabbioso.
Distanziati tra noi, sondiamo con lo sguardo la bell'acqua tersa che abbiamo la fortuna d'avere oggi.
Vediamo spuntare dal sedimento grossolano solo delle solitarie pennatule che interrompono con il loro profilo il deserto sommerso.
Nuotiamo sui sessanta metri, e non è che possiamo fare troppi giri di prova, quà con un po' d'intuito e quel po' di cu.. che non quasta mai, il battello lo dovremo incrociare!
Cambiamo direzione tornando per un pezzo sui nostri colpi di pinne, quindi lo sguardo può spaziare su panorami non ancora visti.
Sfumata nel blu scuro del mare, appare una grossa ombra più sotto rispetto alla nostra attuale quota.
Non può essere che "lui", il motopesca.
Infatti è così.
Allineato sulla linea di massima pendenza del fondale, presenta la poppa verso l'isola e la prua, o meglio, quello che rimane, perchè totalmente distrutta dall'impatto del naufragio, al mare aperto.
Lo scafo è girato di 3/4 sul suo lato di dritta.
Volo subito in basso, nella parte più fonda, sui 78 mt., poi sulla fiancata dove s'aprono le caratteristiche aperture di forma romboidali dei pescherecci.
Scruto con la torcia l'interno, vedendo che ci sono ancora ammassate le reti.
Non m'infilo, abbiamo adoperato preziosi minuti per la precedente ricerca, ora possiamo solo dare una veloce occhiata e basta.
Tutta la carena, quasi rovesciata, è ricoperta di uno strato d'alghe e sedimento.
Anche se il profilo di un motopesca non ha l'eleganza di altri tipi di navi, comunque vederlo quà sotto, fa sempre un cert'effetto.
Fortunatamente quando colò a picco i marinai, tutti, si misero in salvo.
Ci ricongiungiamo, segnalandoci di iniziare la risalita.
Lo lasciamo a malincuore, mannaggia, quiggù i minuti volano letteralmente.
Arrampicandoci sulla franata verso quote meno fonde, troviamo sparsi un po' ovunque i rottami ferrosi persi dal natante durante la sua scivolata verso il basso.
Tra tappe profonde e le altre passiamo una mezz'ora abbondante a decomprimerci prima di riemergere soddisfattissimi all'aria.
murena alias MARCHIONNI GIACINTO, Pescara
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