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INCONTRO DI SPELEOLOGIA E SPELEOLOGIA SUBACQUEA
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21
Inviato: Gio Ott 06, 2005 8:44 pm
Oggetto: INCONTRO DI SPELEOLOGIA E SPELEOLOGIA SUBACQUEA
http://www.imagna2005.it/Frame.asp
Domenica 30 ottobre si svolgerà un incontro internazionale di speleologia subacquea in Valle Imagna ( Bg )
E la prima volta in Italia che nell'incontro annuale di speleologia si siano raggruppati tanti argomenti relativi alle esplorazioni e alla tecnica.
Se qualcuno ha dei lavori e vuole presentarli può contattare:
Gigi Casati
casgi@tin.it
Lontra
montra.d@katamail.com
Il programma ufficioso è il seguente:
Ore 09 – 09,30
Giovanni Contessa Lot 2005, Francia
Ore 09,30 – 10
Giorgio Caramanna, Marco Giordani, Edoardo Malatesta e Giovanni Ricco
"Esplorazione e primi risultati dello studio geologico e geomorfologico della sorgente La Foce (FR) - Lazio meridionale" autori: da definirsi
Assocoazione Speleologica Romana
Ore 10 – 10,30
Alan Kovačeviċ Croazia speleosubacquea
Ore 10,30 – 11
Mauro Bombardelli El Bus della Spia a Sporminore ( Trento ) realizzato da Blackfishtek per
Mauro Bombardelli e Thomas Hofer con la collaborazione di Adventure Diving Team
Ore 11 – 11,30
Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta
Indagini idrogeologiche e geomorfologiche mediante tecniche speleosubacquee nelle voragini allagate del Pozzo del Merro e delle Acque Albule (RM) - Lazio centrale
Ore 11,30 – 12
Luca Vicenzi Grotta della Acqua Nera località S. Donato di Lamon (
Belluno ) storia e esplorazione
Gruppo Grotte Giara Modon
Ore 12 – 12,30
Luciano Russo Grotta Zerovnica o della Segheria località Grahovo Slovenia
Club Alpinistico Triestino
Ore 14 – 14,30
Francesco Boaria Grotta Superiore del Gorgo Santo, Località Scalzeri in Valdastico (Vicenza).
Gruppo Grotte G. Trevisiol C.A.I. Vicenza.
Ore 14,30 – 15
Janko Brajnik e Kristjan Mezgec Post sifoni della grotta Dimnice in Slovenia
Ore 15 – 16,30
Jean Jacques Bolanz Evoluzione ed utilizzo di circuiti semichiusi e chiusi a 60 anni
Luigi Casati Circuiti chiusi e semichiusi: la ridondanza
Gruppo Speleologico Lecchese
Ore 16,30 - 17
Studio blu Production
In fondo al Mulino, Castelcivita ( Salerno )
Ore 17 – 17,30
Alberto Cavedon I Fontanazzi di Solagna, Valsugana ( Vicenza ) storia e esplorazione
Gruppo Grotte Giara Modon
Ore 17,30 – 18
Giorgio Caramanna, Marco Giordani, Edoardo Malatesta e Giovanni Ricco
Associazione Speleologica Romana
Primi risultati del monitoraggio idrologico e dello studio geomorfologico ed idrogeologico della sorgente di Capo d'Acqua d'Amaseno (FR) - Lazio meridionale
Ore 18 –18,30
Studio blu Production
Oliero: il sistema sommerso più importante d’Italia. Valstagna ( Vicenza )
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delfinobianco
Signore (Ufficiale)
Registrato: Apr 03, 2004
Messaggi: 3570
Località: La Spezia
Inviato: Ven Ott 07, 2005 7:09 am
Oggetto: Caro Luigi
Caro Luigi,
ti saremmo molto grati se tu potessi farci qualche anticipazione su circuiti chiusi e semichiusi, argomento: la ridondanza!
Mi sembra un argomento molto interessante
Edmond
_________________
Il rebreather per uso sportivo è mortale. Il REB uccide. Chiunque vi dica che può uccidere sta mentendo. E' immorale coinvolgere altre persone nei nostri tentativi di suicidio.
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21
Inviato: Dom Ott 09, 2005 12:03 pm
Oggetto:
Non ho ancora preparato la mia conferenza ma penso di impostarla basandomi sulla seguente linea guida.
Una panoramica sul funzionamento dei circuiti semichiusi: attivi e passivi, sui circuiti chiusi: meccanici ed elettronici.
Il perché delle mie scelte.
La ridondanza:
differenze tra le esplorazioni in circuito aperto e con circuiti
ridondanza in circuito aperto
ridondanza in circuito semi chiuso
ridondanza in circuito chiuso
Vantaggi e svantaggi dei differenti sistemi, motivazioni di scelta e affidabilità
Mentre la conferenza di Jean Jacques ( non ancora pronta ) si baserà sulle diverse possibilità che i sistemi a riciclo del gas offrono.
Sul fatto che il peso, gli ingombri e i vantaggi fisiologici derivati dall’utilizzo di questi apparecchi, permettono delle immersioni impegnative anche a persone che a causa dell’età non sono più fisicamente nel massimo della efficienza.
Ciao Gigi
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delfinobianco
Signore (Ufficiale)
Registrato: Apr 03, 2004
Messaggi: 3570
Località: La Spezia
Inviato: Lun Ott 10, 2005 8:39 am
Oggetto: Una fazione,
Una fazione; ci hanno accusato più volte di essere una fazione contraria ai rebreather, questa sarà l'occasione in cui i malpensanti si renderanno conto di che cosa intendiamo realmente.
Uno degli obiettivi di questa nuova impresa è anche quello di migliorare la sicurezza dei subacquei, i rebreather sono apparecchi eccezionali ma concettualmente complicati e poco sicuri. (ovviamente è questa una nostra opinione). Parlandone tutti insieme, possiamo contribuire a far nascere una nuova generazione di rebreather semplici e sicuri e con la lavorazione in serie, far scendere i costi fino ad un livello accettabile.
Questo è un obiettivo e per raggiungerlo occorre inglobare l'esperienza di chi a suo rischio ha percorso e sta percorrendo la strada delle "cavie". L'importante è che sia una scelta personale, intima e consapevole dei rischi. Questo è sicuramente il modo di operare di Luigi Casati e dei ragazzi che si muovono con lui. Quindi porte aperte alle loro esperienze, anche se a volte vengono i brividi...
Edmond
_________________
Il rebreather per uso sportivo è mortale. Il REB uccide. Chiunque vi dica che può uccidere sta mentendo. E' immorale coinvolgere altre persone nei nostri tentativi di suicidio.
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delfinobianco
Signore (Ufficiale)
Registrato: Apr 03, 2004
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Località: La Spezia
Inviato: Lun Ott 10, 2005 8:55 am
Oggetto: Caro Luigi,
Caro Luigi,
a proposito di ridondanza, te la butto lì.
Un rebreather con alimentazione ossigeno singola(una bombola), corrugati tradizionali, ma:
a)doppio ciurcuito di respirazione separato da rubinetto a due vie (interno con rimando all'esterno) azionato manualmente (sarebbe bello in automatico ma...)
b)doppio filtro di calce sodata,
c)rilevamento del livello di CO2 colorimetrico (singolo), portato all'esterno a livello di boccaglio o altro.
Tutti gli altri sistemi per la gestione della percentuale di ossigeno, tradizionali, ma ovviamente doppi.
Il concetto è: il circuito B rimane intatto e serve solo per l'emergenza, il filtro di calce sodata del sistema A deve essere assolutamente separato dal sistema B. Se si va in emergenza si risale.
E' solo un suggerimento...
Edmond
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
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Inviato: Lun Ott 10, 2005 5:30 pm
Oggetto:
Purtroppo sui circuiti c'è molta disinformazione a volte anche da chi li promuove e a volte una ostilità preconcetta da parte di chi non è interessato.
Gli apparecchi meccanici sono decisamente semplici da gestire, ma come tutte le cose occorre imparare a conoscerli e a rispettarli.
Purtroppo nella subacquea per qualcuno la conoscenza la si ottiene nel minor tempo possibile magari pagando.
Sento in giro di personaggi che, in un fine settimana da zero diventano istruttori di circuiti senza nemmeno avere un apparecchio loro.
Vale sempre ciò che già disse Leonardo: non c'è scienza senza esperienza.
I pericoli vanno ricercati in queste situazioni prima che nelle apparecchiature.
Utilizzo da oltre 700ore ( più altre 500ore di aro ), in condizioni limite apparecchi differenti, semi chiusi e chiusi e non mi e mai stato necessario ricorrere al sistema di soccorso.
Considero un circuito ridondante come un circuito completamente indipendente, tutti quei sistemi che funzionano utilizzando in comune una parte importante, non sono e non possono essere ridondanti.
Ciao
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delfinobianco
Signore (Ufficiale)
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Messaggi: 3570
Località: La Spezia
Inviato: Mar Ott 11, 2005 9:13 am
Oggetto: Concordo
Concordo,
ma dissento.
Nel senso che ogni attrezzo venduto al pubblico dovrebbe essere sufficientemente sicuro e semplice da sopportare la "prova del caporale".
Naturalmente è solo una mia idea.
ciao
Edmond
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Il rebreather per uso sportivo è mortale. Il REB uccide. Chiunque vi dica che può uccidere sta mentendo. E' immorale coinvolgere altre persone nei nostri tentativi di suicidio.
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21
Inviato: Sab Ott 29, 2005 11:00 am
Oggetto:
In effetti credo si parli la stessa lingua con dei dialetti leggermente diversi.....(uno dei vanti della lingua italiana)
Non voglio difendere i circuiti ad occhi chiusi conosco qualche pregio e qualche difetto di qualche macchina. Non sono un tuttologo.
Vorrei far notare alcuni problemi che sicuramente conoscerete accaduti su diverse attrezzature.
Anche queste attrezzature credo non siano in grado di superare la prova del caporale.....
Erogatori in erogazione continua anche a temperature di 10°
Erogatori tolti dal mercato perchè dopo l'uso (chi li ha comprati li ha provati) si rivelavano pericolosi
Maschere che perdono il vetro sott'acqua
Laccioli delle pinne che si sganciano
Corrugati di gav che si staccano
Cerniere di mute stagne che si aprono
ecc.
.....eppure non ho mai assistito ad attacchi nei confronti delle aziende produttrici ( forse troppo grosse ) non ho mai letto di campagne denigratrici contro questo o quel prodotto.
Anche in questi casi la vita di un subacqueo è stata minacciata.
Ho letto invece su diverse liste ( purtroppo devo dire quasi sempre italiane ) attacchi feroci contro i circuiti e chi li usa. Perchè?
Non amo intervenire nelle rozze liti, insulse polemiche da bar dello sport, anche se penso sarebbe molto interessante e costruttivo per tutti fare delle discussioni serie su un argomento così semplice e allo stesso tempo complesso e vasto.
Ciao
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andrea
Signore (Ufficiale)
Registrato: Feb 21, 2004
Messaggi: 1898
Località: Il web
Inviato: Lun Ott 31, 2005 11:53 am
Oggetto:
gigicasati ha scritto:
Vorrei far notare alcuni problemi che sicuramente conoscerete accaduti su diverse attrezzature.
Anche queste attrezzature credo non siano in grado di superare la prova del caporale.....
Erogatori in erogazione continua anche a temperature di 10°
Erogatori tolti dal mercato perchè dopo l'uso (chi li ha comprati li ha provati) si rivelavano pericolosi
Maschere che perdono il vetro sott'acqua
Laccioli delle pinne che si sganciano
Corrugati di gav che si staccano
Cerniere di mute stagne che si aprono
ecc.
.....eppure non ho mai assistito ad attacchi nei confronti delle aziende produttrici ( forse troppo grosse ) non ho mai letto di campagne denigratrici contro questo o quel prodotto.
Anche in questi casi la vita di un subacqueo è stata minacciata.
Ciao gigi,
beh il fatto che anche tante attrezzature da sub ricreativo ed anche tek non superino la famosa prova del caporale è purtroppo cosa nota ai sub.
Ma non se ne parla, perchè????
Semplice: se una rivista non tesse l'elogio di qualsiasi prodotto dell'industria sub perde la pubblicità e senza pubblicità chiude i battenti.
Ecco perchè le riviste sono solamente schifosissimi cataloghi pubblicitari e spesso i pochi articoli di subacquea sono triti e ritriti ed ogni anno tornano puntualmente (vedasi il caso: consigli su come riporre le attrezzature per l'inverno
)
E gli utenti pagano a caro prezzi questi bei cataloghi!!
Una rivista che dice il vero non viene tollerata e con tutti i mezzi la si fa morire, vedasi il caso di IR MARE di cui il sottoscritto era un fedele lettore ed abbonato. Ma qui delfinobianco potrebbe tenere una conferenza per ore.........
In tanti la rimpiangono e questo sito è l'idea di farne rivivire lo spirito e dare la possibilità di leggere notizie serie in maniera completamente gratuita. Per le prove attrezzature ci stiamo organizzando e pensando, ma quando tutti noi lavoriamo gratis (anzi in perdita!!) le cose si complicano.
Però nel nostro forum si è liberi, fatte salde le regole della civile convivenza, di raccontare le proprie esperienze senza censura.
Internet potrebbe essere un meraviglioso mezzo per poter raccontare realmente le cose come stanno in fatto di attrezzature e di truffe in genere (anche in campo sub capitano!!!) ma purtroppo anche qui la lunga mano impera: mi è capitato di leggere su un noto forum un bellissimo esempio di censura sia su notizie di cronaca (legate al mondo sub) sia su fregature di un tour operator.
Alla faccia, mica il mondo è tutto bacini bacetti e volemmose bene!!!!!!
Del resto alle riviste cartacee internet da fastidio, un giornale online subacqueo è tempestivo, veloce, immediato (e se si vuole anche gratuito) e le frega tutte sul tempo.
gigicasati ha scritto:
Ho letto invece su diverse liste ( purtroppo devo dire quasi sempre italiane ) attacchi feroci contro i circuiti e chi li usa. Perchè?
Non amo intervenire nelle rozze liti, insulse polemiche da bar dello sport, anche se penso sarebbe molto interessante e costruttivo per tutti fare delle discussioni serie su un argomento così semplice e allo stesso tempo complesso e vasto.
Ciao
Sai com'è intenet permette l'anonimato e spesso dietro tante critiche (magari fatte da sub da tastiera) ci sono paure di perdere il proprio piccolo potere o di scoprire di essere ignoranti su certi argomenti.
O magari delle belle lotte di potere tra l'azienda x o y.
Andrea
_________________
“La nave e' ormai in preda al cuoco di bordo e cio' che trasmette al microfono del comandante non e' piu' la rotta, ma cio' che mangeremo domani".
S.Kierkegaard
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21
Inviato: Gio Nov 24, 2005 7:22 pm
Oggetto:
Ecco i testi delle conferenze
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gigicasati
Mozzo
Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21
Inviato: Gio Nov 24, 2005 7:23 pm
Oggetto:
Che cosa è un circuito o rebreather?
Nell’ambiente delle grotte subacquee e specialmente nei grossi sistemi, sempre più frequentemente vengono alla ribalta apparati che stanno rivoluzionando le possibilità esplorative: si tratta dei circuiti semichiusi o chiusi comunemente chiamati, all’inglese, rebreathers.
Cosa sono questi circuiti e perché stanno diventando così importanti?
Un circuito semichiuso o chiuso non è altro che la discendenza modificata, del primo autorespiratore ad ossigeno chiamato ARO, utilizzato fin dal primo dopoguerra, a livello sportivo. Il principio di funzionamento è simile: reintegrare la quantità di ossigeno metabolizzata dal nostro organismo e trattenere l’anidride carbonica prodotta dal nostro organismo. L’anidride carbonica, viene trattenuta da un filtro contenente calce sodata trattata chimicamente affinché in caso di allagamento del canister non diventi caustica; il gas di espirazione passa attraverso il filtro si purifica dalla Co2 e ritorna nel circuito di inspirazione.
Un piccola parentesi ci permette di capire meglio i vantaggi forniti da questi apparecchi:
il classico circuito aperto “OC” utilizzato dalla massa dei subacquei sportivi in questi anni, ha dei limiti di autonomia a seconda della quantità di bombole e delle loro dimensioni, delle profondità che si vogliono raggiungere; il tipo di gas immesso nelle stesse, limita a sua volta, le profondità.
Un corpo umano in superficie, ventila mediamente 20 l al minuto di aria; questi litri aumentano in maniera proporzionale all’aumento della pressione in relazione alla profondità.
A 10m di profondità avremo 2Bar quindi il corpo campione consumerà 20l X 2Bar = 40 l/min
A 50m di profondità avremo 6Bar quindi il corpo campione consumerà 20l X 6Bar = 120 l/min
A 100m di profondità avremo 11Bar quindi il corpo campione consumerà 20l X 11Bar = 220 l/min
Con questi esempi comprendiamo come il subacqueo che utilizza un circuito aperto, aumenta il consumo, quindi riduce l’autonomia, con l’aumentare della profondità.
Con gli apparecchi semichiusi “SCR” il nostro subacqueo imposterà, a seconda del tipo di apparecchio utilizzato, un flusso di gas in l/min oppure un rapporto tra i due polmoni che permettono il funzionamento di certi tipi di circuiti semichiusi e che gli garantirà un consumo ridotto e costante rispetto al circuito aperto. Se il nostro sub imposta un flusso di 10 l/min questa quantità di gas sarà idealmente costante a qualsiasi profondità.
Con gli apparecchi chiusi “CCR”, il nostro subacqueo imposterà un flusso o una pressione parziale e avrà un consumo medio di 1l/min
Profondità in metri Pressione inBar Consumo OC l/min Consumo SCR l/min Consumo CCR l/min
0 1 20 10 1
10 2 40 10 1
50 6 120 10 1
100 11 220 10 1
I circuiti semichiusi si suddividono in due tipi: attivi o a flusso costante, e passivi o a richiesta.
La differenza fondamentale tra i due sistemi è nell’alimentazione: in un semichiuso attivo ( es. Voyager, Azimut, Dolphin ) l’alimentazione è a flusso costante ed il flusso è regolato da un regolatore di massa, oppure da un flussometro o da un ugello calibrato. Questo flusso viene calcolato tramite un formula matematica che utilizza valori conosciuti quali il consumo metabolico, la percentuale della miscela in bombola, la percentuale della miscela nel sistema di respirazione.
In un semichiuso passivo ( DC55, Recy01, RB80 ) l’alimentazione è regolata dalla quantità di atti respiratori: ad ogni atto respiratorio, fuoriesce dal sistema una quantità di gas costante; questa quantità di gas è vincolata al rapporto tra i due contropolmoni presenti nel sistema, uno esterno che funge da volume di ventilazione ed uno più piccolo interno che funge da contropolmone di espirazione. Uscendo gas ad ogni atto respiratorio, il volume di gas nel polmone di ventilazione diminuisce; raggiunto un volume minimo pre-tarato, si apre il meccanismo di alimentazione ed il gas nuovo entra nel sistema ad alimentare il circuito. Anche in questo caso, per poter scegliere i gas di alimentazione, occorre conoscere due valori fondamentali: il consumo metabolico ed il rapporto tra i due contropolmoni.
I circuiti chiusi a loro volta si suddividono in due gruppi: meccanici ed elettronici, due concezioni completamente diverse.
Nel circuito meccanico ( Voyager, Kiss ) l’alimentazione viene garantita tramite un regolatore di massa od un flussometro e l’elettronica serve solo come controllo per verificare, trasformandola in pressione parziale, la quantità di ossigeno presente nella miscela. Per utilizzare correttamente un circuito meccanico, occorre tenere in considerazione un dato importante: il consumo metabolico personale; in media, un corpo umano immerso in acqua, che si sposta pinneggiando, consuma 0,8 l/min di ossigeno: con questo dato si imposta la quantità di ossigeno consumata che serve per mantenere costante la pressione parziale ( PpO2 ) dello stesso.
Nel caso di un aumento di consumo, causato da uno sforzo fisico maggiore, oppure di una diminuzione, nel caso di rallentamento dell’attività, la pressione parziale viene mantenuta manualmente utilizzando delle valvole di by pass, oppure modificando il flusso di alimentazione.
Nel circuito elettronico ( CISS Lunar, MK15, Buddy Inspiration, Ouroboros, ecc. ) l’alimentazione viene garantita dall’impostazione sulla centralina elettronica, del valore di pressione parziale di ossigeno alla quale il subacqueo si vuole esporre ed il controllo della stessa viene fatto tramite sensori di O2 che inviano un impulso elettrico alla centralina elettronica la quale, dopo aver analizzato i dati, alimenta elettricamente una valvola solenoide che apre e chiude il passaggio di ossigeno. La centralina elettronica mantiene costante la PpO2; anche questi circuiti si ha la possibilità di intervenire manualmente in caso di guasto del sistema elettronico oppure in caso di un cambiamento rapido della quantità di ossigeno presente nel sistema di respirazione.
Limiti di utilizzo dei differenti sistemi
Sostanzialmente le immersioni con apparecchi a riciclo di gas, limitando i consumi, aumentano le possibilità esplorative e diminuiscono i problemi logistici.
Le grosse esplorazioni ormai dipendono dai limiti imposti dalle attrezzature: poche persone sono in grado di trasportare, sebbene rese neutre, diverse centinaia di chili di attrezzatura in acqua e spesso per diverse centinaia di metri.
Mi è capitato spesso nel passato, di rientrare da punte esplorative trasportando fino a 9 bombole da 20 l, un maialino di supporto, alcuni svolgisagola, rimanendo al centro di veri e propri grappoli di attrezzature. Ad ogni immersione esplorativa corrispondeva anche una serie di immersioni per recuperare, ricaricare e riposizionare le bombole utilizzate, e per realizzare ciò occorreva una equipe composta da diverse persone in grado di effettuare delle immersioni impegnative. La quantità di bombole, erogatori, compressori, ecc., che si trasportavano sui luoghi di immersione raggiungeva facilmente circa i 40 q.
L’uso del circuito aperto ( OC ) ha permesso esplorazioni incredibili: i vantaggi derivati dalla tradizione e dalle molteplici ridondanze ottenute da differenti bombole, erogatori, ecc. si contrappongono ai suoi limiti di utilizzo come l’autonomia limitata alla dimensione e alla quantità delle bombole, l’utilizzo di differenti gas per raggiungere differenti profondità.
Da un punto di vista fisiologico gli svantaggi sono: si respira gas a temperature inferiori di circa 5-6° rispetto alla temperatura dell’acqua e si respira gas secco (aiutando la dispersione termica e la disidratazione), si riceve gas nel sistema di respirazione del corpo umano in maniera innaturale cioè in sovrapressione, e la PpO2 varia a seconda della quota.
I primi circuiti ad essere utilizzati in grotta all’inizio degli anni ‘90 con successo, sono dei semichiusi: il famoso RI2000 messo a punto da Olivier Isler e da Alan Ronjat. Questo circuito era completamente ridondante ed ha permesso ad Olivier di portare a termine interessantissime esplorazioni pur avendo come grosso limite, le dimensioni sostanziose.
Olivier è stato il precursore dei sistemi a riciclo in grotta.
Nel tempo negli ambienti ostruiti si sono sviluppati dapprima i circuiti semichiusi perché il loro funzionamento, completamente meccanico, non ha la necessità di nessun apparato elettronico. L’alimentazione dell’impianto tramite una miscela precostituita contenuta all’interno di una bombola, permette di conoscere a priori la quantità di ossigeno respirata e quindi fissare i limiti di profondità di utilizzo della stessa. I sensori di O2 in questo caso servono solo come controllo, per verificare anche durante l’immersione, che la programmazione sia stata correttamente impostata.
I limiti di utilizzo di questi apparecchi sono inizialmente legati soprattutto alla diffidenza nei confronti del nuovo e del diverso, tuttavia il consumo ridotto di gas che permette delle performances prima impensabili, sarà la spinta della loro diffusione.
L’ SCR, essendo semplicemente un riduttore di consumo rispetto all’ OC, ha un funzionamento simile a questo tuttavia l’autonomia che si guadagna è decisamente notevole dal momento che più si scende in profondità meno si consuma rispetto ad un OC; la scelta dei gas per raggiungere differenti profondità deve essere accurata come già per l’OC e la PpO2 varia a seconda della quota; l’emissione ridotta di bolle aiuta a mantenere buona la visibilità all’interno dei sifoni.
Da un punto di vista fisiologico i vantaggi sono notevoli: si respira gas ad una temperatura di circa 32°, temperatura che può variare più o meno di qualche grado se la temperatura dell’acqua varia in maniera importante, si respira gas umido evitando un aumento di dispersione termica e disidratazione, si riceve gas nel sistema di respirazione del corpo umano in maniera naturale cioè a pressione costante. La decompressione beneficia di questi vantaggi fisiologici: a parità di immersone rispetto ad un OC si ottiene una desaturazione migliore, con la possibilità di abbreviare leggermente i tempi. Le performances notevoli che si ottengono usando un solo apparecchio, devono far mantenere la guardia prevedendo sempre un efficiente e corretto sistema di soccorso nel caso di un mal funzionamento della macchina.
Non occorre dimenticare che è sempre possibile un errore umano nella preparazione o nell’utilizzo della macchina con le conseguenti possibili avarie.
I circuiti chiusi, in questi ultimi anni, stanno recuperando terreno rispetto ai circuiti semichiusi, grazie anche alla evoluzione degli apparati di controllo. I sensori di O2, cuore di un CCR, nell’arco di qualche anno, sono diventati decisamente più stabili e precisi nella lettura, anche ad elevate pressioni e alle differenti PpO2, rendendo più sicuro il controllo della stessa; il CCR, è perciò diventato più sicuro.
Se per gli SCR c’è diffidenza, per i CCR la diffidenza della massa è amplificata.
Con questo tipo di apparecchi i limiti esplorativi non sono più legati alla attrezzatura, ma alla capacità psicologica e fisica dell’esploratore. Quasi tutti gli esploratori di punta, per questo motivo si stanno orientando verso l’utilizzo dei circuiti chiusi. La massima efficienza di resa per un subacqueo in immersione, la si ottiene in CCR perchè non ci sono sprechi di gas, se non durante gli yo yo, e con una piccola bombola di ossigeno da 2 l caricata a 200 bar si ha una autonomia teorica ad una qualsiasi profondità, di oltre 400’.
Considerato che l’ossigeno è tossico oltre i 6m di profondità, per scendere oltre, lo si diluisce con aria oppure con una miscela trimix o eliox; in qualsiasi caso la quantità di gas necessaria è veramente irrisoria.
Come per il circuito SCR anche per il CCR è importante considerare che la possibilità di un errore umano nella preparazione o nell’utilizzo della macchina, può essere molto pericolosa.
Oltre ai citati vantaggi di autonomia “illimitata” il CCR ha almeno due grossi pregi: non emette bolle e quindi la visibilità rimane sempre buona e permette allo speleosub piena libertà di azione nel percorrere i bizzarri meandri delle cavità allagate senza costrizioni di tempo e profondità.
Da un punto di vista fisiologico la possibilità di avere la PpO2 costante ( la migliore miscela utilizzabile ) è un altro importante vantaggio oltre al fatto di respirare caldo, umido, a pressione ambiente: la decompressione ne beneficia in maniera ottimale, ed a parità di immersone rispetto ad un SCR, si ottiene una desaturazione ancora migliore, con la possibilità di abbreviare notevolmente i tempi.
Come per lo SCR, con i CCR si ottengono delle performances ancora più importanti su di un apparecchio solo, occorre quindi saper programmare un efficiente e corretto sistema di soccorso nel caso di un mal funzionamento della macchina.
La ridondanza
In OC, la ridondanza minima per le immersioni in grotta è quella di raddoppiare le attrezzature per la respirazione e nelle grosse esplorazioni per necessità, questa ridondanza viene moltiplicata dalle numerose bombole, erogatori, manometri, ecc.
In SCR, o in CCR la ridondanza minima per immersioni normali è di due apparecchi, mentre per le grosse immersioni è di almeno tre apparecchi. Si è costretti, sebbene siano macchine molto affidabili, a garantirsi una sicurezza basata su tre apparecchi perché, nel caso di un malfunzionamento di un apparecchio, se si hanno a disposizione ancora due macchine si rimane sempre ridondanti: ritrovarsi a diverse decine di minuti di distanza dall’ingresso su di un apparecchio solo non è ne piacevole ne sicuro. Comunque sia, affidare la ridondanza ad altri apparecchi semichiusi o chiusi significa tenere in considerazione che si deve avere sia una quantità di gas di alimentazione o diluente sufficiente a garantire la possibilità di attivare il filtro, sia una costante verifica del buon funzionamento dei circuiti secondari sia l’immediata possibilità di presa di contatto con la macchina di emergenza.
Utilizzando sistemi SCR e la ridondanza in SCR, si limita la quantità e la dimensione delle bombole. Un piccolo autorespiratore ad ossigeno ARO, può servire in decompressione per terminare le ultime tappe.
Utilizzando sistemi CCR e la ridondanza in CCR, si riduce ai minimi termini la quantità e la dimensione delle bombole. E’ tuttavia possibile per la ridondanza affidarsi a sistemi SCR. Questa scelta di sicurezza, richiede, durante la programmazione, la preparazione di una serie di gas differenti per alimentare il sistema di ridondanza, anche se la dimensione delle bombole sarà decisamente ridotta rispetto al sistema OC.
Una possibilità valida ma sicuramente la meno efficiente, per entrambi i sistemi, è l’utilizzo di un circuito aperto di sicurezza. Per riuscire a calcolare bene la quantità e la dimensione delle bombole, necessarie per un rientro in emergenza, occorre avere una buona conoscenza di se stessi e della attività che si sta svolgendo.
Non bisogna utilizzare bombole di soccorso in numero troppo limitato rischiando di non avere gas sufficiente, ma nemmeno, al contrario, bombole troppo numerose tali da creare problemi di organizzazione e di trasporto. La scelta è determinata dalla profondità, dal tempo di immersione alle varie quote, dal consumo in litri al minuto di gas, per calcolare la quantità di gas necessaria per un rientro in sicurezza, considerando eventuali imprevisti. Questa tecnica per i più, al momento sembra essere la più sicura perché da fiducia ad un sistema da noi collaudato nel tempo.
E’ sempre vero che, a seconda del tipo di esplorazione e dei giorni a disposizione, per preparare una linea di bombole per la decompressione e per il ritorno, garantendo una sicurezza su diversi contenitori di gas, la logistica può essere più o meno elefantiaca.
Il rientro in OC obbliga anche ad un cambiamento delle tabelle di decompressione.
Il perché delle mie scelte
Dopo aver provato diversi tipi di circuiti semichiusi e chiusi, nel 2002 decido di darmi una marcia in più facendomi costruire da un amico austriaco, Markus Schafheutle, una coppia di circuiti semichiusi passivi, i Recy01. Li ho avuti nelle mani nel 2003 ed utilizzati normalmente per oltre 300 ore; con questi ho esplorato sorgenti di diversa tipologia; alcune lunghe oltre i due chilometri, altre soprattutto profonde e, nel febbraio del 2004, ho raggiunto con essi la massima profondità –186m, nella grotta dell’Elefante Bianco, a 530m dall’ingresso (330m di percorso sono oltre i –100m.)
Nel 2004, durante l’esplorazione dell’Elefante Bianco, dopo aver incontrato Rick Stanton, inizia il mio interesse per i CCR. Ci scambiamo informazioni sulle attrezzature tra le quali i circuiti, io i miei due Recy01 e lui il suo Kiss accompagnato da un CCR laterale auto-costruito sia l’uno che l’altro, meccanici.
“Se le esplorazioni riesce a portarle a termine con un CCR, significa che il sistema funziona” rifletto. Il mio rapporto con l’elettronica non è dei migliori e l’elettronica con l’acqua non ha un feeling particolare. Tuttavia mi organizzo per andare, nel mese di maggio, a provare il Voyager, un circuito meccanico italiano che può funzionare in SCR o in CCR.
Al momento della verità, rimango colpito per la facilità con la quale respiro e l’aggeggio mi piace a tal punto da abbandonare i miei adorati circuiti Recy01.
Ho iniziato ad utilizzare il Voyager in SCR per conoscerne il funzionamento e dopo diverse decine di ore di utilizzo, sono passato al CCR. Oggi ho più di 400 ore trascorse in compagnia del mio “Voyager” poiché l’ho sfruttato in tutte le mie immersioni: nelle esplorazioni sia lunghe sia profonde, di fatto, ha sempre funzionato bene. Questo circuito ha come caratteristica la semplicità di costruzione per cui, in qualsiasi posto mi trovi, se mi capita di rompere qualche cosa, sono in grado di risolvere il problema con estrema facilità. La manutenzione è ridotta ai minimi termini: si presta facilmente a modifiche per l’ambiente grotta ed ha un sistema di alimentazione del gas decisamente affidabile e preciso. Inoltre, un aspetto molto importante, ho la libertà di ricercare, in collaborazione con il produttore, per proporre miglioramenti dei materiali di utilizzo come i sensori di O2, il materiale filtrante, ecc. Di questo apparecchio, grazie alla collaborazione con l’Università di Bruxelles, con il dott. Costantino Balestra, con il DAN, si conosce tutto il comportamento del gas in ogni centimetro di percorso.
E’ fondamentale, per utilizzare senza improvvisare i circuiti, avere una formazione di base corretta.
Dal mio punto di vista è necessario fare esperienza con un SCR, perché è un sistema che insegna come ascoltare il funzionamento della macchina e come ragionare in funzione della macchina.
Il circuito chiuso, l’apoteosi dei sistemi di respirazione al giorno d’oggi, è il punto di arrivo per ogni speleosub che cerchi di migliorare, avvantaggiandosi con un sistema così diverso dal solito circuito aperto.
Considerando la facile apertura di nuove frontiere, si deve sempre avere presente che l’attività speleosubacquea è pur sempre una attività da non sottovalutare e la ricerca dei limiti nelle immersioni è una sirena che attrae pericolosamente chiunque.
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gigicasati
Mozzo
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Inviato: Gio Nov 24, 2005 7:25 pm
Oggetto:
Recycleur : viagra du vieux plongeur
La première partie élargit un peu le propos à âge et plongée. Ce sont quelques pistes de réflexion non développées, centrées autour des termes vieillesse, plongée et recycleur.
Dans un deuxième temps, j’utilise mon expérience de plongeur pour mieux cerner les rapports entre âge et plongée.
La troisième partie décrit l’apport du recycleur dans la pratique d’un vieux plongeur.
Vieillesse, plongée et recycleur
Vieillesse et plongée
En essayant de cerner la symbolique attachée à la vieillesse, je pense immédiatement à jeunesse, puis aux différents âges de la vie, et les parcourant, aux vieux cons et aux jeunes cons de Brassens, à la mort, au sens de la vie.
Puis immédiatement surgit le mot équipe, la famille du plongeur. Et ces sortes de sectes qui tendent à remplacer l’équipe, les DIR par exemple, qui lient règles sectaires et argent
Bien sûr, tout l’aspect commercial qui imbibe notre société, et bien évidemment la plongée actuelle. Faire de l’argent, le but premier des sectes et des soi-disant formations qui inondent le marché.
Le légalisme exprimé par les nombreuses didactiques toutes faites à coups de couper-coller, dont l’essentiel est toujours absent. En fait, c’est quoi l’essentiel ?, l’essence de l’homme ?, de la vie ?
Et caché derrière les règles et l’argent, le pouvoir et le savoir. Oubli du non-pouvoir et du non-savoir qui caractérisent aussi notre condition humaine. Débarras de l’incertitude qui survient avec la connaissance de nos limites. Fin du questionnement sur notre finalité.
Enfin le baume que sont la spéléologie et les spéléos, leur contact essentiel avec la nature. Connaître, respecter et craindre le milieu souterrain, le milieu aquatique.
Recycleur
Une percée technique, une révolution dans la plongée, équivalente au passage des échelles à la montée sur corde en spéléo ou au viagra. Maîtrise de l’homme sur la nature, toute puissance de l’homme sur la nature.
Influence du recycleur sur l’équipe. Influence de l’argent, des médias sur l’équipe.
La mise côte à côte de ces réflexions fait apparaître une formidable ambivalence de l’homme, à la fois fini et limité et à la fois tout puissant par la technique et aussi par sa disparition/fusion dans la nature.
Age et plongée
J’ai 65 ans. Je n’ai jamais été un très bon plongeur. Avec un parcours un peu atypique. Spéléo par hasard depuis l’âge de 35 ans, j’ai commencé à apprendre la plongée à 40ans, parce que je n’avais pas le physique pour passer les étroitures sans me casser les côtes et que je ne pouvais pas accéder aux découvertes, aux premières, la chose qui m’intéressait et m’intéresse encore le plus.
Formé à l’école française et accepté dans la meilleure équipe de l’époque, celle des Isler, Brandt, Magnin alors en rivalité avec les Touloumjan, les Hasenmeier, etc. J’ai eu la chance de plonger au trimix dès 1983, de faire de la plongée profonde entre 100 et 145m, et aussi de faire du post siphon et de la plongée plus typiquement spéléo en fond de trou.
Par contre, je me suis désintéressé du développement du circuit semi-fermé et fermé qu’Isler avait commencé très tôt en Europe avec un français.
Je plonge depuis 19 ans avec Luigi. Au début un petit jeune extrêmement doué, sympa, dévoué. Je lui ai peut-être évité de se noyer, en lui interdisant la plongée au mélange avant qu’il ait 28 ou 35 ans (je ne me souviens plus bien). Il a toujours été meilleur plongeur que moi. Là n’est pas la question. J’ai vu mourir beaucoup de meilleurs plongeurs que moi, de Philippe Rouiller à Tom Pouce (Jacques Brasey). Et là on touche un problème d’âge, ou plutôt de connaissance de soi, surtout de ses limites. C’est probablement la chose la plus essentielle pour un plongeur. La première étape, c’est qu’il faut le reconnaître, en être conscient. Mais notre environnement, la philosophie de vie dominante autour de nous va à l’opposé de cette prise de conscience. Les valeurs dominantes sont des valeurs marchandes et de pouvoir sur la nature, de domination de la nature.
La deuxième étape est qu’il faut apprendre à connaître ses limites, et il n’y a pas d’école ou d’enseignement pour cela. Y a-t-il une seule didactique de plongée qui mentionne ce fait premier, essentiel ? Je ne le crois pas, même celle de Luigi ne le fait pas, car il doit bien suivre la règle de la majorité. Et peut-être que cela ne peut pas s’apprendre par l’enseignement du type maître-élève. Et la commercialisation de l’apprentissage de la plongée ne fait rien pour aider, car l’apprentissage de ses propres limites va non seulement à l’encontre de l’idéologie dominante, mais ne rapporte pas un sou.
En général, après les perturbations de l’adolescence, on admet que l’être humain a une image adulte de soi autour des 30 ans. Un peu plus tôt pour les femmes. Et c’est valable seulement dans des conditions normales. Il suffit de quelques perturbations, d’un milieu défavorable pour retarder ou même empêcher l’accès à ce niveau de conscience. Et cela n’a rien à voir avec l’intelligence formelle ou le niveau d’éducation.
Pour moi, je ne plonge jamais avec un plongeur qui n’est pas conscient de ses limites, car c’est trop dangereux. Le genre qui peut faire n’importe quoi et s’en vante fièrement. Un genre malheureusement assez développé dans le milieu de la plongée et exacerbé par les médias, l’odeur du pouvoir, de la renommée ou de l’argent.
Dès l’âge de 50 ans, j’ai senti la diminution de mes capacités physiques, mais elles semblaient se compenser par d’autres acquis, d’autres connaissances.
Dès 60 ans, la diminution s’est marquée plus durement, et même un meilleur matériel et des techniques améliorées n’ont pas caché la diminution de moyens physiques. Si c’est moins marqué au niveau de la plongée, c’est très évident au niveau de l’exploration post-siphon.
C’est pendant cette période, depuis environ 7-8 ans que Luigi est devenu le patron à ma place et moi son équipier. Comme une chose naturelle, d’abord avec un peu de difficulté à l’accepter pour moi, puis avec un réel plaisir et même un soulagement. On a une même vision de la plongée et vraiment peu de différents. J’estime avoir beaucoup de chance de pouvoir continuer avec lui et encore lui être utile, d’une manière ou d’une autre.
Je l’accompagne même dans un domaine que j’ai toujours eu la chance de pouvoir soigneusement éviter, la brevetisation et la commercialisation de la plongée. Et jusqu’à maintenant je n’ai pu qu’admirer sa rigueur dans ce milieu que je préfère ne pas qualifier.
Le vieux plongeur et le recycleur
Il y a 3 ans, Luigi s’est mis au semi-fermé. Je me suis rendu compte des possibilités nouvelles et me suis dit que je lui serai plus utile en ayant la connaissance des possibilités et des problèmes de ce nouvel outil. En effet, ce qui avait été utile pour superviser de l’extérieur les grandes plongées de Luigi en circuit ouvert, c’est que je savais par expérience ce qui ce passait pour lui sous l’eau. Il me fallait acquérir une connaissance semblable avec le nouvel équipement pour rester utile.
La première fois que j’ai respiré avec le semi-fermé, j’ai détesté toutes les minutes de cette plongée. De la peine à inspirer et à expirer, un équilibre différent. Bref, cet appareil ne tenait pas les promesses espérées. Luigi a été très patient et moi très têtu. Peu à peu, je me suis mis à respirer correctement (en mer, pas en grotte). Quand j’ai fait ma première plongée en grotte, à Diros il y a 2 ans, on avait convenu de suivre un couloir à l’air et de voir chaque départ à tour de rôle. D’abord la progression en surface a été un martyr, puis je n’ai jamais osé aller explorer à mon tour, laissant toute la belle première à Luigi. Avec beaucoup de tact et de pédagogie, Luigi m’a fait suivre une galerie qu’il venait d’explorer et de mettre le fil guide. Ce que j’ai fait avec de plus en plus de plaisir. En me retournant, j’ai toutefois constaté qu’il me suivait de loin, en ayant éteint ses lumières.
Une année et demie avec le semi fermé m’a donné une bonne base et de l’assurance. Le passage au fermé s’est fait en un clin d’œil. Et j’ai apprécié le confort de respiration du voyager ainsi que sa simplicité technique. Ca a été une adoption immédiate. J’attends donc avec impatience le voyager redondant, qui permettra de plonger avec une unicité de technique bienvenue.
Cette machine m’a enlevé au moins 10 ans d’âge. Les exemples suivants en sont la preuve.
Il y a plus de 10 ans, j’avais refusé de suivre Luigi derrière la Bossi (-89) avec un circuit ouvert, estimant trop dangereux, car ça touillait dans la remontée derrière et il y avait plusieurs fils et départs. Cette année je l’ai accompagné avec grand plaisir, d’abord en semi-fermé, puis en fermé. Et j’ai eu le plaisir de faire la découverte et la topo post siphon avec lui.
En été, j’ai repris l’exploration de Brive, une source du Jura dont Camus n’avait pas trouvé la suite, après 500m de progression à -50 et quelques étroitures. En deux plongées, la suite a été trouvée et 250m ont été rajoutés pour une profondeur de 86m. Ainsi que 200m de topo.
Enfin, la semaine passée, pendant que Luigi faisait la star pour des photos et des vidéos à Diros, en Grèce, j’ai fait presque 500 m de premières topographiées dans des galeries à plus de 1'500 m de l’entrée et à 45m de profondeur. Je dois quand même admettre que je n’ai pu effectuer que 3 plongées sur 10 sans problèmes, perçant un tuyau de rebriether, perçant un des poumons, perçant la combinaison, noyant le lecteur de PPO2, etc. Tout cela n’a pu que me confirmer la fiabilité du voyager et aussi contribuer à en trouver les points faibles à améliorer pour des plongées en milieu spéléo difficile. A Diros, les galeries sont encombrées de stalagmites et stalactites très résistants et au fond, tout est couvert de millions de petites aiguilles de pierre. Un milieu également très abrasif, surtout en étroiture. Un milieu idéal pour tester les limites du voyager.
Au moins dix ans de moins avec cette nouvelle technique. Peut-être serais-je encore vivant quand on pourra respirer directement en extrayant l’oxygène de l’eau ?
Je vous souhaite beaucoup de plaisir avec ce nouvel instrument qui révolutionne la plongée et le sens de l’équipe d’exploration. Et encore merci à Luigi pour sa patience devant mes réticences face au contenu des didactiques de plongée…
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gigicasati
Mozzo
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Inviato: Gio Nov 24, 2005 7:26 pm
Oggetto:
E dopo aver chiuso fuori casa in una gelida notte, il proprietario della stessa………
Jean Jacques scrisse:
Circuiti semichiusi e chiusi : viagra del vecchio subacqueo
La prima parte allarga un po’il discorso a proposito dell’età e dell’immersione. Sono delle tracce di riflessione non sviluppate, che si concentrano sui temi della vecchiaia, dell’immersione e dei circuiti.
In un secondo tempo, utilizzo la mia esperienza di subacqueo per meglio distinguere il rapporto tra età e immersione
La terza parte descrive l’apporto del circuito semi-chiuso e chiuso nella pratica di un vecchio subacqueo.
Vecchiaia, immersione e circuiti
Cercando di definire la simbologia legata alla vecchiaia, penso immediatamente alla giovinezza, poi alle differenti età della vita, e percorrendoli, ai “vecchi stupidi e ai giovani stupidi” di Brassens, alla morte, al senso della vita.
Poi immediatamente sorge la parola équipe, la famiglia del subacqueo. Al giorno d’oggi esistono specie di sette, per esempio i DIR, che tendono a rimpiazzare l’équipe e che uniscono regole settarie e denaro.
Certamente, l’aspetto commerciale che imbeve la nostra società, imbeve anche evidentemente il mondo della subacquea attuale. Fare soldi è il fine primario delle sette attraverso quella che loro autodefiniscono formazione, inondando il mercato.
La legalità è espressa dalle numerose didattiche fatte a colpi di taglia e incolla dove l’essenziale è sempre assente. In effetti che cosa è l’essenziale? L’essenza dell’uomo? Della vita?
E nascosto dietro le regole e il denaro, il potere e il sapere, dimentichi del non potere e del non sapere che caratterizzano tuttavia la nostra condizione umana. Liberazione dall’incertezza che sopravviene con la conoscenza dei nostri limiti. Fine del porsi domande sulle nostre finalità.
Infine il sollievo della speleologia e degli speleologi, del loro contatto essenziale con la natura. Conoscere, rispettare e temere l’ambiente sotterraneo, l’ambiente acquatico.
Circuiti semichiusi e chiusi
Un’apertura tecnica, una rivoluzione nell’immersione, equivalente al passaggio dalla scaletta alla risalita su corda in speleologia o al viagra. Dominio dell’uomo sulla natura, potenza completa dell’uomo sulla natura.
Influenza dei circuiti sull’équipe. Influenza del denaro e dei media sull’équipe.
Il confronto di queste riflessioni mostra una formidabile ambivalenza dell’uomo, talvolta confinato e limitato e talvolta reso potente dalla tecnica e dalla separazione/fusione nella natura.
Età e immersione
Ho 65 anni. Non sono mai stato un subacqueo eccellente. Con un percorso un po’ atipico, speleo per caso dopo i 35anni, ho cominciato ad imparare le tecniche di immersione a 40 anni, perché non avevo il fisico per superare le strettoie senza rompermi le costole e perché non avrei avuto la possibilità di accedere a nuove scoperte, alle “prime”, condizioni che mi interessavano e che mi interessano sempre tantissimo.
Formato nella scuola francese e accettato nella migliore équipe dell’epoca, quella di Isler, Brandt, Magnin allora in rivalità con Touloumjan, Hasenmeier, ecc. ho avuto la fortuna di iniziare ad immergermi in trimix nel 1983, di fare immersioni profonde tra i –100m e i –145m, e anche di fare del post sifone e dell’immersione tipicamente speleo in fondo alle grotte.
Per contro mi sono disinteressato dello sviluppo dei circuiti semi-chiusi e chiusi, al contrario di Isler che in Europa, lo aveva fatto in collaborazione con un francese.
Mi immergo da 19 anni con Luigi. All’inizio un giovanotto estremamente dotato, simpatico, appassionato. Forse gli ho evitato di annegare, proibendogli di immergersi in miscela prima dei 28 o 35 anni ( non mi ricordo molto bene ) E’ sempre stato migliore di me come subacqueo. Non è questo il punto. Ho visto morire molti subacquei migliori di me: da Philippe Rouiller a Tom Pouce ( Jacques Brasey ). E’ qui che tocchiamo il problema dell’età, o meglio della conoscenza di se stessi, soprattutto dei propri limiti: probabilmente l’aspetto più essenziale per un subacqueo; la prima tappa: bisogna riconoscerli ed esserne coscienti. Ma il nostro ambiente, la filosofia di vita dominante intorno a noi, è all’opposto di questa presa di coscienza. I valori dominanti sono i valori di mercato, di potere e di dominio sulla natura.
La seconda tappa è che bisogna imparare e conoscere i propri limiti, e non c’è scuola di insegnamento per questo. C’è una sola didattica di immersione che considera questo come punto essenziale? Non lo credo, anche quella di Luigi non lo fa, perché deve comunque seguire la regola della maggioranza. E forse questo non si può imparare con un insegnamento del tipo maestro/allievo. La commercializzazione dell’apprendimento dell’immersione non fa nulla per aiutare, perché l’apprendimento dei propri limiti non va solo contro l’ideologia dominante, ma non porta un soldo.
In generale, dopo i turbamenti dell’adolescenza, si ammette che l’essere umano ha un’immagine adulta di se stesso a circa 30 anni. Un po’ prima per le femmine. Questo vale solo in condizioni normali. E’ sufficiente qualche turbamento, un ambiente sfavorevole, per ritardare o addirittura impedire l’accesso a questo livello di coscienza. Questo non ha nulla a che vedere con l’intelligenza formale o il livello di educazione.
Per quanto mi riguarda, io non mi immergo mai con un subacqueo che non è cosciente dei suoi limiti, perché è troppo pericoloso: il tipo che può far tutto e che se ne vanta fieramente. Un genere purtroppo abbastanza sviluppato nell’ambiente dei subacquei ed esacerbato dai media, dall’odore del potere, della fama o del denaro.
Dall’età di 50 anni, mi sono accorto della diminuzione delle mie capacità fisiche, anche se esse sembravano compensarsi con altre acquisizioni, con altre conoscenze.
Dai 60 anni, la diminuzione si è rimarcata ulteriormente, e anche l’attrezzatura migliore e le tecniche più raffinate non hanno nascosto la diminuzione delle possibilità fisiche. Se è meno marcata a livello di immersione, è molto evidente a livello di esplorazione post sifone.
E’ durante questo periodo da circa 7-8 anni che Luigi è diventato il capo al posto mio e io suo compagno. Come naturale, all’inizio c’è stata per me un po’ di difficoltà nell’accettarlo, poi sono passato ad un reale piacere addirittura un sollievo. Abbiamo la stessa visione dell’immersione veramente con poche differenze. Credo di avere molta fortuna di potere continuare con lui ed essere a lui utile, in un modo o nell’altro.
Lo accompagno anche in un settore che ho sempre avuto la fortuna di poter evitare, la brevettizzazione e la commercializzazione dell’immersione. E per il momento non ho potuto che ammirare il suo rigore in questo mondo che preferisco non qualificare.
Il vecchio subacqueo e i circuiti
Da 3 anni Luigi ha cominciato ad usare un semi chiuso. Mi sono reso conto delle nuove possibilità e mi sono detto che sarebbe stato più utile avere la conoscenza delle possibilità e i problemi di questo nuovo apparecchio. In effetti quello che era stato utile per gestire le grandi immersioni di Luigi in circuito aperto, era che io conoscevo per esperienza quello che accadeva a lui sotto acqua. Mi occorreva acquisire una conoscenza simile della nuova attrezzature per continuare ad essere utile.
La prima volta che ho respirato su di un circuito semichiuso ho detestato tutti i minuti di questa immersione. Facevo fatica ad inspirare e ad espirare ed a trovare l’assetto. In breve questo apparecchio non manteneva le promesse sperate. Luigi è stato molto paziente ed io molto testardo. Poco a poco ho incominciato a respirare correttamente dapprima in mare e non in grotta. Quando ho fatto la mia prima immersione in grotta, a Diros 2 anni fa, ci eravamo accordati per seguire una galleria in superficie ed esplorare tutte le gallerie sommerse, alternandoci. All’inizio la progressione in superficie è stata un martirio, in seguito quando era il mio turno non ho mai osato andare ad esplorare, lasciando tutte le belle esplorazioni a Luigi. Con molto tatto e pedagogia, Luigi mi ha fatto seguire il filo in una galleria che aveva appena esplorato. Questo mi ha fatto molto, ma molto piacere. E girando per ritornare, ho constatato che mi seguiva da lontano con le luci spente.
Un anno e mezzo con il circuito semi-chiuso mi ha dato una buona base e la sicurezza. Il passaggio al circuito chiuso è stato fatto in un batter d’occhio. E ho apprezzato il confort di respirazione del Voyager così come la sua semplicità tecnica. E’ stata una adozione immediata. Aspetto dunque con impazienza il Voyager ridondante, che mi permetterà di immergermi con una unicità tecnica.
Questa macchina mi ha ringiovanito di almeno 10 anni. Gli esempi seguenti sono la prova.
Più di dieci anni fa avevo rifiutato di seguire Luigi oltre il sifone della Bossi ( -89m ) con un circuito aperto stimando ciò troppo pericoloso perché nella risalita oltre il punto basso la visibilità si riduceva a zero e c’erano diversi fili e partenze. Quest’anno l’ho accompagnato con piacere inizialmente con un semi-chiuso e poi con un chiuso. Ho avuto anche il piacere di esplorare e fare la topografia post sifone con lui.
In estate ho ripreso l’esplorazione di Brive una sorgente del Jura di cui Camus non aveva trovato la continuazione, dopo 500m di progressione a –50m, e qualche strettoia. In due immersioni è stata trovata la continuazione e 250m sono stati aggiunti raggiungendo una profondità di –86m così come 200m di topografia.
Infine, la settimana scorsa, mentre Luigi faceva la star per delle foto e dei video a Diros in Grecia, ho fatto circa 500m di esplorazione topografata, nelle gallerie a più di 1500m dall’ingresso ed a 45m di profondità. Devo comunque ammettere che ho potuto effettuare solo tre immersioni su dieci senza problemi, bucando un tubo del circuito, bucando uno dei polmoni, bucando la muta, allagando gli analizzatori, ecc. Tutto questo non ha potuto che confermarmi l’affidabilità del Voyager ed anche contribuire a trovarne i punti deboli da migliorare per le immersioni in ambiente speleo difficile. A Diros le gallerie sono ingombre di stalattiti e stalagmiti molto resistenti e il fondo è tutto ricoperto da milioni di piccoli aghi di pietra. Un ambiente veramente molto abrasivo soprattutto nelle strettoie. Un ambiente ideale per provare i limiti del Voyager.
Almeno dieci anni di meno con questa nuova tecnica! Forse sarò ancora vivo quando si potrà respirare direttamente estraendo l’ossigeno dall’acqua?
Vi auguro molto divertimento con queste nuove apparecchiature che rivoluzionano l’immersione e il senso dell’équipe di esplorazione. E ancora grazie a Luigi per la sua pazienza davanti alle mie reticenze alla faccia dei contenuti delle didattiche d’immersione.
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gigicasati
Mozzo
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Inviato: Gio Nov 24, 2005 7:28 pm
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NOTA:
il testo in francese è di Jean Jacques Bolanz
Scusate.
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ZioPelo
Marinaio Scelto
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Siamo noi che ti dobbiamo ringraziare che ti metti sempre a disposizione di noi sub!
Ciao Emiliano
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