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Report esplorazione sorgente Bossi

 
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gigicasati
Mozzo
Mozzo


Registrato: Jul 06, 2005
Messaggi: 21

MessaggioInviato: Sab Lug 09, 2005 9:41 am    Oggetto: Report esplorazione sorgente Bossi Rispondi citando

Sorgente Bossi Lugano, Arogno 2-5 maggio

Da anni il sogno di ritornare nel secondo sifone e nelle parti aeree della sorgente dei Bossi, mi tormentava.
Avrei dovuto affrontare questa esplorazione in compagnia di Jaques Brasey (Tom Pouce) ma purtroppo prima di unire le nostre forze, il destino ha separato le nostre strade.
A quell’epoca (1992-93) Jean Jacques non se la sentì di superare il sifone, si limitò ad esplorare la strettoia sul fondo, mentre io con Jean Louis Camous andammo oltre il sifone ed io riuscii a mettere le pinne nel secondo sifone: in quella occasione sperimentai una arrampicatina in libera di una ventina di metri di dislivello, sul pozzo che sovrasta lo specchio d’acqua all’interno della montagna.
Nel 2004 tentai in solitaria di continuare nel secondo sifone, il vecchio filo non c’era quasi più e dopo aver percorso una ventina di metri di galleria, come già nel ‘93 mi trovai a cercar faticosamente di superare una strettoia, concludendo poi di non aver scelto l’attrezzatura più idonea. Pensai che di aver preso una bella lezione da ricordare per il futuro tentativo.

Nel 2005 un incontro con Stefano, un amico che lavora all’Istituto Scienze della Terra del cantone Ticino, risuscita il mio interesse mai spento per la Bossi e ci accordiamo con il direttore Dott. Silvio Seno per una esplorazione a scopo scientifico/esplorativo oltre il primo sifone.
In pochi anni l’evoluzione delle tecniche e dei materiali hanno notevolmente ridotto i rischi e i tempi di percorrenza ed il tentativo è decisamente più alla facile.

Stavolta Jean Jacques è disposto ad attraversare il sifone per farmi sicura mentre arrampico, Roberto verrà a filmare fin oltre il sifone, Lorenzo si occuperà delle foto fin oltre il restringimento a -89, Stefano e Flavio si occuperanno della assistenza e gradito ospite sarà il fotografo Matthias.

Il tutto si svolgerà tra il 2 e il 5 di maggio confidando nel tempo clemente.

Lunedì 2, Roberto ed io siamo in ritardo sulla tabella di marcia e sicuramente non saremo i primi ad arrivare alla sorgente. Lorenzo lo incontreremo alla frontiera di Chiasso, mentre con Jean Jacques Stefano e Flavio ci troveremo sul posto.
Eccoci davanti alla sorgente alle 11 del mattino, subito rimproverati dai “puntualissimi” ticinesi: ci affrettiamo a scaricare la macchina e ci organizziamo per preparare le nostre bombole decompressive e d’emergenza e le bombole di progressione per chi utilizza del circuito aperto.
Siamo in sei di cui Stefano e Flavio in circuito aperto, Jean Jacques con un circuito semichiuso passivo Recy01, Lorenzo con un CCR Buddy Ispiration, io e Roberto con un CCR Voyager.
Stefano e Flavio si occupano di portare a -6 una bombola da 10l e una da 7 di EAN80 a -12m e a -21m 2 bombole da 15l, 1 da 20l, 1 da 15l e 3 da 7l.
Io mi occupo di spostare una bombola da 15l che giace a -21m, oltre la strettoia a -89m; al ritorno trovo Roberto alla sua prima immersione nella Bossi che, nella strettoia stessa, sta riprendendo l’ambiente. Risaliamo insieme e incontriamo a -80m Lorenzo che scatta foto; Jean Jacques, solo soletto, scende a dare un’occhiata al passaggio a -89m.

Martedì 3 siamo pronti ad andare oltre il sifone in tre: Jean Jacques, Roberto ed io. Con me porto un sacco con due bombole da 4l per l’immersione nel secondo sifone, Jean Jacques porta un sacco con due bombole decompressive, un 4l di miscela iperossigenata e un 2l di O2, mentre Roberto si porta la videocamera che, guardandola criticamente, ha tutti i pregi tranne quello di essere compatta.
Lorenzo scatterà foto del nostro passaggio nella prima parte della galleria fino a -70m, Flavio porterà da -21m a -70m la bombola da 20l e da -21m a -50m la sua bombola di soccorso, mentre Stefano ci farà visita in decompressione.
Il passaggio nella zona fonda è rapido: Roberto riesce a girare delle immagini, mentre prendo la bombola lasciata ieri in risalita a -80m per trasportarla fino a circa -40m.. Roberto mi segnala che il suo VR3 si è spento in acqua per cui faremo decompressione insieme con il mio, visto che abbiamo fatto la stessa immersione.
Le riprese penso, saranno buone, considerato che, con i circuiti chiusi non emettiamo bolle e le poche che siamo costretti a fare in risalita non creano molti danni alla visibilità. L’unica zona dove purtroppo questa si riduce, è a -33m, ma subito dopo, sarà perché la galleria cambia direzione, anche la visibilità migliora nettamente.
Sui due bivi che incontriamo, lascio degli elastici per far capire a Jean Jacques quale filo seguire. Nell’ultimo tratto di galleria, il peggiore per quanto riguarda la visibilità, riusciamo a passare velocemente senza intorbidire molto e dopo 55’ riemergiamo.
Rapidi ci spogliamo e non appena abbiamo tolto i circuiti anche Jean Jacques emerge: chiudiamo i rubinetti delle bombole, sistemiamo tutti i piccoli materiali in una zona sicura, lontano dalla pozza d’acqua che, dopo che ci siamo spogliati, camminando sul fango del fondo, non ha niente da invidiare al caffelatte.
Con calma ci guardiamo in giro, ed a memoria, descrivo quel poco di grotta che non si vede e che già conosco. Mentre si chiacchiera, apro il mio sacco per togliere i materiali e preparare l’immersione nel secondo sifone e, tanto per dare una bella notizia, annuncio di aver dimenticato l’imbragatura per sistemarmi le bombole sui fianchi. Rimugino su come fare con il materiale che abbiamo a disposizione, ma conoscendo il sifone, tirate le somme, decido di rinviare l’immersione a giovedì.
A questo punto non ci resta altro che andare a vedere il pozzo che si apre sopra il laghetto: salgo per primo, mi segue subito dietro Jean Jacques e poi, dopo una breve opera di convincimento, anche Roberto il meno abituato ai percorsi speleologici. Raggiunto il punto dove anni fa ero già salito discuto con Jean Jacques sulla prosecuzione dell’arrampicata: non sarà difficile da affrontare con trapano e corde.
Siamo in anticipo e quindi rimaniamo a chiacchierare un pochino prima di rientrare, in maniera tale da arrivare puntuali all’appuntamento decompressivo. Roberto ed io siamo i primi a ripartire, impiegando un po’ di tempo durante la discesa per girare le riprese tanto che Jean Jacques ci raggiunge subito dopo il passaggio profondo: si innesca la “corsa” per chi arriva primo nelle zone iniziali strette.
Le deco sono diverse e quindi Jean Jacques ci supera salutandoci con la manona; subito dopo tocca a me risuperare Jean Jacques salutandolo, mentre Roberto divertito, ci osserva.
Stefano ci viene incontro e, dopo essersi rassicurato che tutto procede bene, se ne va a sistemare le sue bombole. Eccoci a -21m e nuovamente Jean Jacques torna in vantaggio; imbroglio un pochino in deco e supero la strettoia a -12m per primo; a questo punto non mi lascio più superare anche se Jean Jacques tenta il sorpasso, spingendomi. Riemergiamo dopo 55’.

Mercoledì 4, giornata di riposo, ci troviamo verso le 10 del mattino alla sorgente, aspettando l‘arrivo della emittente televisiva TSI, (televisione della svizzera italiana) che, dopo aver letto il comunicato stampa, si è interessata per intervistarci.
Arriva dapprima il direttore dell’Istituto Scienze della Terra Dott. Silvio Seno, poi ecco arrivare i tecnici e la giornalista; pochi minuti dopo arriva anche l’emittente televisiva di Lugano, una radio locale e diversi giornalisti e fotografi.
Dopo aver dialogato con tutti gli interessati, verso le 11,30 vado in acqua con Lorenzo per scattare le foto nel passaggio sul fondo. Jean Jacques non si immerge, Roberto ci aspetterà attorno ai -60m per girare altre riprese, mentre Stefano più tardi andrà a fare un giro nella zona fonda e Flavio farà assistenza a Matthias per fare delle foto nei primi metri della galleria.
Parto 5’ dopo Matthias e Flavio mi fermo nel punto concordato dove vengo accecato da una serie di lampi. Finita la pellicola, i due fotografi escono ed io rimango ad aspettare Lorenzo che arriva dopo qualche minuto. Scendiamo lentamente verso il fondo scattando delle fotografie, a circa -80m noto sul soffitto nascosto da una cengia, una piccola frattura che risale verticalmente; “evviva” urlo nel boccaglio, un nuovo passaggio da esplorare. Scendiamo sul fondo, sosto prima di entrare nella strettoia, lascio il tempo a Lorenzo di scattare qualche foto, poi entriamo e la superiamo: con la apparecchiatura digitale gli scatti si sprecano, ed al ritorno rimango in coda. All’uscita della strettoia, incontriamo Stefano con cui scambiamo un paio di battute gesticolate e poi Lorenzo ed io risaliamo. A -60 ecco Roberto che illumina a giorno con i suoi fari la galleria. Sommando i fari di Lorenzo e di Roberto, ci sono accesi circa 1000W di potenza: questo mi permette di osservare la galleria come non mi era mai capitato. Riemergiamo dopo 85’ soddisfatti per il lavoro di documentazione eseguito.
Alla sera Lorenzo è costretto a rientrare a casa per questioni di lavoro, mentre noi prepariamo i bidoni stagni per trasportare oltre il sifone i materiali necessari per l’esplorazione.

Giovedì 5 raggiungiamo la sorgente verso le 10,30, tariamo di nuovo i sensori dei circuiti chiusi, mettiamo in assetto neutro i due grossi bidoni e prendiamo gli ultimi accordi con Stefano e Flavio.
Purtroppo stavolta non è facile stabilire un’ora precisa di rientro, perchè non ho una minima idea di quando tempo saremo impegnati oltre sifone. Lascio detto che staremo via almeno 4-5 ore, e per sapere quando venire ad alleggerirci, basterà osservare le poche bolle che costretti ad emettere in risalita, raggiungeranno la superficie dell’acqua.
E’ tutto pronto: verso mezzogiorno ci prepariamo ed entriamo in acqua: Roberto porterà la video camera e la macchina fotografica, io porterò i due grossi sacchi, e Jean Jacques porterà un sacco vuoto. Roberto mi aspetta oltre la strettoia a -12m e riprende il momento in cui prendo i sacchi e li attacco su di me. Un ok e si inizia la discesa; pinneggio in maniera sostenuta per mantenere una discreta andatura, anche se i due sacchi fanno molto attrito e mi rallentano. Arrivo alla prima sosta deco, aspetto un minutino e vedo arrivare Roberto poi, sempre più su fino ad arrivare nell’ultimo tratto di galleria rimasto torbido dal nostro passaggio di due giorni fa. Riemergo dopo 45’ e dopo poco ecco Roberto: non appena tolte le attrezzature, ecco Jean Jacques.
Una volta spogliati delle ingombranti e pesanti attrezzature, decidiamo il da farsi: prima l’immersione nel secondo sifone e poi l’arrampicata.
Trasporto i due pesanti bidoni nella galleria che si apre sopra il lago arrampicando in libera i facili 10m verticali. Apro i bidoni e tolgo le attrezzature che mi servono. Indosso l’imbrago costruito pazientemente da Philippe Bigear (Bibige), tolgo i faretti dal casco, e lascio solo le due torce a led; utilizzo le pinne corte di Roberto, più pratiche negli ambienti stretti, indosso le bombole utilizzando una tecnica simile a quella “all’inglese” ma decisamente più pratica perché mi permette di sganciare facilmente le bombole dall’imbragatura. Tengo lo svolgisagola in mano, un controllo sugli erogatori e ancor prima di immergermi ho un’inspiegabile erogazione continua sul Cyclon; chiudo la bombola, smuovo un poco la levetta del secondo stadio e all’apertura della bombola tutto è perfetto. Non sono più abituato ad immergermi in circuito aperto ed il pensiero dell’autonomia limitata delle due piccole bombole non mi piace: comunque sono ormai pronto all’immersione.
Dopo pochi metri, trovo il filo da me steso qualche mese fa rotto: attacco il filo nuovo ed avanzo velocemente fino a raggiungere il punto più stretto; lo supero con facilità, avanzo per 5m di nuova esplorazione finchè mi ritrovo a pochi metri da una frana. Decido di fermarmi perché mi trovo davanti altre due strettoie e la continuazione non sembra chiara. Poiché l’acqua inizia ad intorbidirsi, fisso il filo ed inizio il rientro. Mi incastro nella strettoia, ma dopo aver spostato il casco ed una bombola riesco a passare: riemergo dopo pochi minuti. Descrivo brevemente l’immersione e risaliamo il pozzo fino al punto più comodo per cambiarci.
Decidiamo che è suonata la pausa pranzo e poiché con noi abbiamo pane, formaggio, noccioline e acqua ci diamo ai bagordi. Dopo si torna al dovere.
Indosso un imbrago, scarponcini da montagna, il mio casco da speleologia che per l’occasione ha sostituito il più confortevole ma decisamente meno sicuro casco da immersione, corda, trapano, martello, chiave, fix e tutto il necessario per arrampicare.
Inizio a risalire il pozzo: i primi 5m sono facili, poi altri 5m. Continuo senza mettermi in sicura; verso i 15m di altezza mi ritrovo sul passaggio più delicato per cui mi fermo a pensare ed a osservare come superarlo; dal basso sento Jean Jacques che mi chiede se “ce n’est pas l’heure de planter un spit”. A questa sua richiesta i bachi del cervello iniziano ad agitarsi: sono in una zona non molto comoda ma trovo un buon punto per piantare il fix dopo aver assaggiato con il martello la roccia. Trapano, foro, fix, piastrina, moschettone e corda: il gioco è fatto. Scendo per andare a mettere un ancoraggio alla base del pozzo e permettere a Jean Jacques di farmi sicura visto che non si è ancora messo l’imbraco. Di nuovo su: raggiunto il passaggio delicato, lo affronto con determinazione superandolo,; salgo altri 5m e quando vedo che sulla destra la galleria non prosegue, un po’ di demoralizzazione mi assale. Rimane sempre la parte a sinistra, coperta da una cengia, da esplorare.
Continuo ed ecco che, dopo altri 5m, il pozzo termina in una saletta di qualche metro di larghezza. Urlo a Jean Jacques di cambiarsi e di raggiungermi non appena avrò messo in sicura la risalita su corda. Mentre lo aspetto, osservo la saletta e vedo bianche concrezioni, chiamate spaghetti per la loro forma, che scendono dal soffitto. Sono felicissimo: Jean Jacques mi raggiunge ed insieme ci avviamo nella galleria. Le sue dimensioni non superano i 3X5m: dopo un centinaio di metri ci fermiamo di fronte ad un bivio, scegliendo di andare a sinistra ma, dopo una ventina di metri, ci troviamo una strettoia, che ci obbliga a strisciare contorcendoci per superarla. Seguiamo la galleria più grossa evitando per ora di entrare nelle gallerie più strette, anche se, ogni tanto, ci troviamo a strisciare fortunatamente su del fango asciutto. Le concrezioni si sprecano sia in quantità che in bellezza: spaghetti alti 1,8m con un diametro di 4-5mm, eccentriche ed addirittura una colata di calcite bianca. Non abbiamo avendo portato con noi trapano e corda ci fermiamo su di una arrampicata di qualche metro molto fangosa. Siamo soddisfatti; al ritorno proviamo a stimare la distanza da noi percorsa: circa 300m di gallerie su un dislivello in risalita di 100m.
Cercare uno spazio dove organizzare un campo per dormire ma non troviamo nulla di comodo, quindi, per la prossima volta, faremo di nuovo una toccata e fuga sicuramente più lunga di questa. Raggiungiamo Roberto che pazientemente ci ha aspettato alla base del pozzo: quali e quanti pensieri saranno passati nella sua mente! La progressione speleologica è ancora una novità per lui.
Ci cambiamo velocemente, riposizioniamo i bidoni nei sacchi, scendiamo all’acqua e ci prepariamo per l’immersione di ritorno.
Il mio compito non è ancora finito, perché devo mettere della fluorescina nel secondo sifone. Questa azione fatto mi preoccupa perché questa sostanza, una volta sciolta nell’acqua, riduce la visibilità a zero e non vorrei impregnare del prodotto la muta, invalidando tutta la prova.
Roberto parte per primo con un polsino rotto, mentre Jean Jacques che, scendendo il primo pozzetto è scivolato, parte con un taglio di circa 3cm. sulla muta in zona natica destra (non vorrei essere al suo posto). Lo osservo mentre cerca di prepararsi fuori dall’acqua per evitare il bidè ma, alla fine, vedo che si risolve a prendere il suo sacco e a partire così com’è. Poi tocca a me: metto la fluorescina nel secondo sifone e rapidamente lascio il posto. La visibilità comunque si è ridotta a 50cm per l’argilla; percorro i primi 50m di galleria lentamente considerato che sono carico come un mulo, poi la situazione migliora. Qualche cosa nei miei bidoni non funziona perchè uno sta diventando sempre più pesante. A -40m mi fermo a recuperare la bombola da 15l: ormai sono sicuro che nel bidone sta entrando acqua e devo sbrigarmi se voglio riuscire a portarlo fuori.
Scendo velocemente tentando di frenare la caduta, compensando muta, gav e i sacchi polmone del circuito; raggiungo la strettoia sul fondo, la supero facendo rotolare il bidone ormai pieno di acqua davanti a me. All’uscita, mi armo di pazienza e lo trattengo con le mani gonfiando all’inverosimile la muta. Inizio a risalire spingendo con tutta la forza che mi resta con le pinne. A -70m recupero anche la bombola da 20l; poiché sono quasi in affanno, lavoro di Bypass per reintegrare l’ossigeno che consumo a volontà. Inizio a sentire dei dolori alle dita della mano sinistra che trattiene il sacco ormai pesante 20kg circa per cui non mi resta altro da fare che cambiare mano per alleggerire la tensione muscolare e la situazione migliora. A – 27m incontro Stefano al quale passo il bidone rilassandomi finalmente e riprendendo a respirare normalmente. Allungo leggermente le tappe per compensare lo sforzo dell’immersione, ma a -12m inizio ad avere dei dolori agli avambracci.
Passo tutto il mio materiale a Flavio. Non mi resta altro che risalire lentamente utilizzando come decompressimetro il dolore negli avambracci. Riemergo una ventina di minuti dopo gli altri: fuori è buio, perché ormai sono le nove di sera: respiro ancora ossigeno dal mio circuito per qualche minuto e poi si iniziano le operazioni di carico delle auto. Finalmente alle 23.00 mettiamo le zampette sotto il tavolo per sbafarci una squisita ed abbondante raclette……


Partecipanti:
Flavio Luzzi. (Svizzera)
Jean Jacques Bolanz (Svizzera)
Lorenzo del Veneziano (Italia)
Luigi Casati (Italia)
Matthias Blaettler (Svizzera)
Roberto Delaide (Italia)
Stefano Beatrizotti (Svizzera)

Sponsor:
Aquatek
Giòsub
Lm. Nt
Parisi Sub
Utengas

Si ringrazia il:
Azienda Industriale di Lugano
Comune di Arogno
Istituto Scienze della Terra
Il giornale del Popolo
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MessaggioInviato: Dom Lug 10, 2005 8:48 am    Oggetto: Ciao Gigi, Rispondi citando

Ciao Gigi,
è una avventura angosciante ma bella, sembra un film ed è raccontata molto bene. Merita una pubblicazione sulla prima pagina del nostro giornale, resto dunque in attesa di ricevere foto in bassa risoluzione 72 dpi lato max 100 millimetri poi metto tutto il testo e le foto in pagina.
Grazie ancora
il direttore
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Il rebreather per uso sportivo è mortale. Il REB uccide. Chiunque vi dica che può uccidere sta mentendo. E' immorale coinvolgere altre persone nei nostri tentativi di suicidio.
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 12:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie del racconto.

Luca T. Wink
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 12:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Premetto che, sono una frana con il pc.

Lato 100X?
Quante foto?
A quale indirizzo le devo mandare?

Ciao
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 12:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Questo è il resoconto della nostra ultima (per ora) visita alla Sorgente Bossi.

Dopo una piccola pausa, servita ad impratichire Jean Jacques all’uso del CCR Voyager, ritorniamo alla sorgente Bossi con un programma limitato a pochi giorni, a causa dei molteplici impegni miei e di Jean Jacques.
Per questo ritorno, ci siamo attrezzati con più di cento metri di corda speleo, placchette, moschettoni, fix e trapano, abbiamo organizzato il cibo condensandolo in barrette energetiche per ridurre i volumi, preparato quattro litri di acqua di cui la metà colorata con integratori di sali-minerali; una vecchia semplice macchina fotografica con un rullino di diapositive da trentasei scatti ci farà da testimone.

Il primo giorno, lunedì 30-05-05 ci serve per posizionare le bombole del circuito aperto di sicurezza e come sempre le bombole vengono portate oltre la strettoia dei –12m da Stefano e Massimiliano che si preoccupano di posizionare la linea decompressiva, mentre Jean Jacques porterà a –80m, oltre la strettoia dei –89m, una bombola da 15l. Il mio compito è quello di portare una bombola da 20l a –72m e di andare a far visita alla galleria che abbiamo visto durante le esplorazioni all’inizio del mese io e Lorenzo mentre effettuavamo l’immersione per catturare qualche immagine della zona fonda.
Parto subito dopo che la linea decompressiva è stata posizionata, recupero la mia bombola da 20l che posiziono dove previsto, raggiungo i –80 dove cerco di attaccare il filo lontano dal filo principale, ma non trovo un buon punto per legarlo. Mi accontento di un ancoraggio precario: inizio a risalire, mi infilo nella frattura, tento di legare ancora il filo, ma la roccia, sebbene frastagliata, non è adatta: la più parte degli spuntoni si stacca, poiché anche qui, come in tutta la grotta, la roccia non è delle migliori in quanto a solidità; tra me e me penso di essere fortunato ad avere un CCR: in circuito aperto sarebbe l’ennesima difficoltosa risalita a visibilità zero.
Ad un tratto sento il filo molle: l’ancoraggio non ha tenuto. Non mi preoccupo molto perché la frattura risale verticale e l’autonomia del mio CCR è abbastanza grande per permettermi di gestire una situazione difficile. Le bolle che sono costretto ad emettere in risalita intorbidiscono l’acqua. Raggiungo una zona dove la galleria si restringe: sono a –70m e poiché non mi è possibile di fissare il filo, sono costretto riscendendo, a recuperarlo. Mi lascio quasi cadere fino alla sala a –80m, tolgo ogni traccia del filo che a questo punto non servirebbe a nulla.
Inizio a risalire verso l’uscita della grotta e quando sono a –21m, vedo passare Jean Jacques che inizia la sua seconda immersione in solitaria con il CCR: mi saluta e si lascia scivolare nel pozzo. Che sensazione strana provo quando lo vedo andare giù senza emettere bolle: ero abituato a vederlo con il suo SCR passivo ed anche se abbiamo passato insieme una decina di giorni a fare pratica con il nuovo CCR la condizione mi appare strana. Riemergo, sistemo le attrezzature, chiacchiero con Stefano e Massimiliano e di Jean Jacques nessuna traccia: conosco i tempi di percorrenza, ma non lo immagino in CCR, quindi mi aspetto di vedere delle bolle. Intravedo un movimento sulla superficie dell’acqua quando ormai Jean Jacques è a –6m e sta facendo il lavaggio del sacco: ora sono più tranquillo. Stefano e Massimiliano rientrano a casa mentre io e Jean Jacques rimaniamo alla sorgente a far asciugare le nostre mute: passeremo la notte nel Cantone per evitare l’ora e mezza di macchina che separa casa mia dalla sorgente.

Martedì, ci troviamo alla sorgente alle 9 con Stefano, che ci aiuterà alla partenza. Stefano porta a –21m il sacco speleo contenente gli scarponi e due grossi bidoni stagni che rispetto ai prototipi sono stati leggermente modificati da Giòsub. Parto per primo quando ancora Stefano è in acqua; Jean Jacques mi seguirà a ruota. Una volta presi i due bidoni, con una pinneggiata sostenuta mi dirigo verso il fondo della grotta, passo senza perdere tempo la strettoia sul fondo e senza nemmeno sganciare i bidoni ( ricordo come mi sembrava stretta all’epoca in cui la superavo respirando aria ), a –80m mi carico della bombola da 15l e la porto fino a –40m. Raggiunta la sala a –25m, l’acqua mi sembra strana, verdognola: mi rendo conto che la fluorescina è ancora presente in grandi quantità in queste zone.
Entro nella galleria che porta all’uscita del sifone e la situazione è ancora peggiore: tutto è verde e la visibilità non supera i tre metri: mi trasformerò come l’incredibile Hulk diventando verde anch’io? Riemergo dopo 43’, mi scarico delle attrezzature, porto un primo bidone al campo base, ritorno all’acqua e aspetto l’arrivo di Jean Jacques, che stranamente riemerge dopo 75’ affermando di aver perso tempo nella zona fonda.
Sistemato anche il suo CCR, portiamo tutto il materiale necessario al campo base, togliamo le mute ed i sottomuta pesanti ed indossiamo le tute speleo; dopo una “mangiatina” accompagnata da una “bevutina”, iniziamo a risalire il pozzo, trasportando le attrezzature necessarie per la topografia e per la continuazione dell’esplorazione. Suddivisi i pesi, ci incamminiamo: le operazioni di topografia non sono veloci, infatti le misure e i disegni richiedono del tempo. Ci limitiamo a topografare la galleria principale e ad osservare le varie possibilità esplorative.
Raggiunti i passaggi ricchi di fragilissime concrezioni, facciamo molta attenzione a non rompere nulla: ci rendiamo conto che nei passaggi lindi da noi esplorati la prima volta, l’argilla è aumentata perché è affiorata dal leggero strato superficiale di argilla concrezionata, che si è rotto al nostro precedente passaggio.
Raggiungiamo il punto in cui si è fermata l’esplorazione la scorsa volta, prepariamo il trapano e le attrezzature per risalire e mettere in sicurezza la discesa: inizio ad arrampicare. Salgo in libera e superati i 5m di arrampicatina, pianto un fix per permettere a Jean Jacques di seguirmi. Avanziamo nella galleria di forma circolare con un diametro di 5-6m, raggiungiamo dopo una quindicina di metri un pozzetto in discesa, fortunatamente ricco di appigli, scendo e, non appena raggiungo il piano, trovo una bellissima vasca di 5m di lunghezza per 3 di larghezza con il segno dei livelli dell’acqua e delle piccole strane concrezioncine sui bordi. Sono così estasiato guardandomi intorno, che non mi accorgo di appoggiare i piedi su uno strato di umida argilla cosicché in un batter d’occhio, mi ritrovo a pancia all’aria. Jean Jacques, da “buon” compagno di esplorazione, non trattiene una grande risata.
Alla fine della vasca ci ritroviamo su di una galleria che scende inclinata che percorro solo io per una decina di metri; con tutta l’argilla che ho spalmato sulla tuta, scivolo più del normale e poiché non vedo la fine del pozzo, non oso continuare la discesa senza corda.
Terminiamo perciò la topografia di questa intrigante galleria ed iniziamo a rientrare.
Lasciamo tutto il materiale in un posto adatto e scendiamo verso la nostra attrezzatura subacquea che ci permetterà di ritornare, superando il sifone, “en plein air”.
Siamo parzialmente scarichi perché una grossa parte del materiale lo lasciamo nella grotta; il sifone, che oramai conosco a memoria, lo percorro velocemente tanto che riemergo in 35’. Stefano e Massimiliano stanno aspettandoci: sono le 21, il sole è già calato anche se il buio non ha ancora oscurato del tutto la valle; i nostri prodi compagni di avventura non esitano a scendere in acqua per recuperare il materiale. Questa volta rientriamo a casa, perché abbiamo una parte del materiale da sistemare, le tute speleo da asciugare e le batterie del trapano e delle torce da ricaricare. Raggiunto Lecco, una appetitosa pizza non ce la toglie nessuno poi, una sana e riposante dormita ci accompagna al giorno successivo.

Mercoledì, giornata lavorativa e di acquisti: ci servono altre corde per le nuove calate ed arrampicate; la serata la trascorriamo in un ristorantino a deliziarci con succulenti piatti di stagione.

Giovedì, dopo un’abbondante cena, con aromatici vini e per finire una grappa d’annata, non è facile alzarsi presto, ma la grotta ci aspetta. Stefano ci aspetta con aria impaziente alla Bossi, perché noi arriviamo con il canonico ritardo accademico. Mentre prepariamo i sacchi, arrivano alla sorgente Amaiel, Nick e un loro amico di cui purtroppo non ricordo il nome; un saluto, qualche battuta e Stefano indossa la muta umida per portare i nostri sacchi a –15m, mentre noi ci cambiamo fortunatamente prima che il sole raggiunga la vasca e partiamo.
L’appuntamento con Massimo, Flavio e Stefano è per la sera anche se non sappiamo a che ora usciremo.
Tutto bene durante la progressione: riesco a passare il sifone in 35’ mentre Jean Jacques passa in 45’; è bello aspettare, il compagno d’immersione al buio all’interno di una grotta, finché le luci del suo casco illuminano la “piscina” naturale e creano effetti magici. Le solite battute simpaticamente “acide” tra me e Jean Jacques, la sistemazione dei due Voyager e delle potenti luci forniteci da Giòsub, l’arrampicatina che ci porta al campo dove ci spogliamo della muta e via iniziamo la risalita del pozzo. Questa volta porto con me l’economica macchina fotografica per tentare di immortalare alcuni passaggi. Raggiunta la saletta dove sono caduto martedì, mi preparo da “buon” compagno di esplorazione, a cogliere una probabile immagine di Jean Jacques che va a gambe all’aria vendicandomi così delle sue risate precedenti. Jean Jacques, che non crede ai suoi occhi vedendomi pronto allo scatto, con un passo da guascone avanza verso di me, scivolando inesorabilmente illuminato dal lampo del flash. Dopo essermi accertato delle condizioni dell’amico sessantacinquenne, mi lascio sfuggire qualche battutina.
Poi si lavora: trapano alla mano metto un fix ed inizio a percorrere la galleria; le forme sono molto belle e dopo una ventina di metri mi trovo ad un bivio. Mentre Jean Jacques si prepara a prendere le misure per la topografia, io, dopo aver osservato l’andamento della galleria, seleziono il materiale decidendo di non portare il trapano e le batterie. Le concrezioni si sprecano: i depositi di argilla ormai induriti dal tempo formano strane morfologie. Dopo un centinaio di metri arriviamo ai piedi di una bianca colata di calcite, dove stimo 5m di arrampicata e, poiché il fango la fa da padrone e si scivola troppo, non mi fido a risalire la concrezione. Mentre Jean Jacques si riposa io torno indietro a recuperare il trapano e la batteria. Inizio ad osservare la parete di roccia dinanzi a me, scorgendo una cengia a circa 3m da terra facile da raggiungere sulla destra, per cui salgo. Faccio un buco nella parete marcia, metto un fix, piastrina, moschettone e corda, Jean Jacques mi fa sicura dal basso; mi lascio di peso sull’ancoraggio, iniziando a pendolare per raggiungere una stalagmite. Una volta afferratala, la uso come appiglio per tirarmi su di peso: è fatta, ancora un metro e sono su di una piazzola piana lunga 10 m e larga 4m. Il pozzo continua a salire su concrezione, l’argilla purtroppo non manca, alla base un limpido laghetto è alimentato dallo stillicidio.
Metto in sicura la corda e Jean Jacques mi raggiunge. Non ci resta altro da fare che affrontare l’ennesima arrampicata. Uno studio rapido per trovare il miglio punto per risalire ed inizio di nuovo. Salgo di 1,5m, si stacca l’appiglio, ma per fortuna non cado. Decido di iniziare con il trapano, piantando fix, utilizzo la staffa per semplificare la risalita, e dopo averne messi tre, raggiungo la cima del pozzo a circa 8m di altezza. Avanzo strisciano nella argilla bagnata, ancorando la corda in maniera che serva come corrimano per avvicinarsi al pozzo, ma a metà buco la batteria si esaurisce. Avviso Jean Jacques di fare attenzione a quest’ultimo tratto. L’ambiente è molto diverso: l’argilla che ricopre le pareti lo rende tetro ma, dopo 20m una nuova sorpresa: un sifone i cui bordi sono di argilla pura, si intorpidisce rapidamente con una nuvola di fango quando volutamente mettiamo i piedi in acqua.
Siamo di fronte ad un sifone pensile a circa 150m di altezza rispetto al lago dove abbiamo lasciato le attrezzature. Ci organizzeremo per tornare a fare immersione in questo “invitante” sifoncello. Rientriamo e mentre percorriamo la galleria andiamo a vedere alcuni passaggi laterali per controllare se proseguono. Raggiungiamo anche la batteria di scorta e la utilizziamo per piantare dei fix su un paio di pozzi che ci sono strada facendo, ma avendo finito anche i moschettoni, non possiamo scenderli. Raggiungiamo il campo vicino al laghetto: non abbiamo più nulla da mangiare, ma è rimasta fortunatamente dell’acqua in cui è disciolto l’integratore di sali-minerali. Decidiamo cosa lasciare all’interno della grotta perché vogliamo ritornare a continuare sia per continuare l’esplorazione sia per la topografia.
Io riemergo come al solito dopo 35’ ed un po’ annoiati, trovo Flavio, Massimiliano e Stefano che si preparano velocemente per andare a recuperare tutto il materiale che è rimasto dai –35 in su. Jean Jacques riemerge dopo 45’: ormai sono le 21.30.
Finiamo di caricare il materiale alle 22.30 e quando ci salutiamo è sottointeso che ci ritroveremo tutti per la vedere fin dove continuerà a sorprenderci questa sorgente Bossi..

Partecipanti:
Flavio Luzzi. (Svizzera)
Jean Jacques Bolanz (Svizzera)
Luigi Casati (Italia)
Massimiliano Valsecchi (Italia)
Stefano Beatrizotti (Svizzera)

Sponsor:
Aquatek
Giòsub
Lm. Nt
Parisi Sub
Utengas

Si ringrazia il:
Azienda Industriale di Lugano
Comune di Arogno
Istituto Scienze della Terra
Il giornale del Popolo
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 12:51 pm    Oggetto: Risposte Rispondi citando

Le foto in formato jpg, hanno delle dimensioni in pixel, millimentri, pollici o centimetri. Usando come unità i millimetri basterà impostare le seguenti dimensioni 100 millimetri per il lato più lungo, l'altro viene di conseguenza e risoluzione 72 dpi.
In questo modo peseranno un massimo di 30-40 Kilobits cadauna
altrimenti m'intasi la casella della posta.
Il numero delle foto : 4 - 8 max
l'indirizzo direttore@marescoop.com

compenso pere la collaborazione lo stesso che prendiamo noi tutti = zero

ciao
il direttore
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andrea
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 1:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gigi,

bellissima esplorazione, racconto interessantissimo.

Se hai problemi tecnici contattami pure.

Ciao
Andrea
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Marco60
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 1:25 pm    Oggetto: Re: Risposte Rispondi citando

delfinobianco ha scritto:


compenso pere la collaborazione lo stesso che prendiamo noi tutti = zero

ciao
il direttore

..ma come dir?
proprio ieri mi hai lasciato un assegno in bianco e mi hi detto "scrivici sopra la cifra che credi" come mercede dei miei goffi tentatitvi di scrivere di subacquea.....
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andrea
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 3:01 pm    Oggetto: Re: Risposte Rispondi citando

Marco60 ha scritto:
delfinobianco ha scritto:


compenso pere la collaborazione lo stesso che prendiamo noi tutti = zero

ciao
il direttore

..ma come dir?
proprio ieri mi hai lasciato un assegno in bianco e mi hi detto "scrivici sopra la cifra che credi" come mercede dei miei goffi tentatitvi di scrivere di subacquea.....


Mannaggia, c'è stato un aumento generalizzato degli stipendi e/o emolumenti compensi??

e io che prendo ancora -0000



Andrea
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gigicasati
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MessaggioInviato: Lun Lug 11, 2005 4:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Problemi con i pc..........in continuazione.... Smile

ho già spedito le foto.......spero vadano bene

mi assento da web per una settimanina.......

ciaoooooooo
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