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ESPOSTO HAVEN

 
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Autore Messaggio
giovanni_esentato
Marinaio Scelto
Marinaio Scelto


Registrato: Aug 11, 2006
Messaggi: 152
Località: Ravenna

MessaggioInviato: Lun Mag 05, 2008 11:13 am    Oggetto: ESPOSTO HAVEN Rispondi citando

BONIFICA HAVEN: ESPOSTO PER ATTIVITà SUBACQUEE NON CONFORMI
AGLI STANDARD OPERATIVI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI

Come si sa La Smit Salvage di Rotterdam - prestigiosa società nel settore del rescue e salvage - è impegnata nei lavori di bonifica del residuale di idrocarburi, oli e sostanze inquinanti sul relitto della petroliera Haven, alle coordinate 044° 22’ 23”N e 008° 42’ 09”E, poco distante dall'imbocco del porto di Genova Voltri.

La blasonata società olandese ci tratta per quello che forse siamo: degli incapaci.
Non dobbiamo aver timore di guardarci nello specchio e affermare, serenamente, che gli olandesi sono venuti dalle fredde acque dei Mari del Nord ad insegnarci come, aggiudicatosi un contratto di appalto di bonifica del sito "Haven", dopo che due aziende italiane lo avevano rifiutato perla impossibilità di garantire le clausole contrattuali, sia facile eludere le norme contrattuali ma soprattutto le procedure operative richieste in appalto. Ma soprattutto richieste dagli standard operativi internazionali che pure essi hanno previsto e depositato in apposito documento progettuale e nel POS (piano operativo sicurezza). Ma si sa... fatta la legge.... trovato l'inganno.
Intanto i lavori sono caratterizzati già da tre incidenti e questo ha obbligato AISI ha presentare un
esposto alle autorità competenti.
(al sito: http://www.assoimpresesub.it sezione news, il documento inviato alle autorità competenti)

Come è possibile che per le aziende e gli operatori italiani i controlli e le documentazioni richieste dalle Autorità siano "fiscali" e, giustamente, severi mentre per gli olandesi "si chiude" un occhio... ovvero tutti e due?
Secondo qualcuno, addirittura, il capitolato di appalto originario è stato modificato ed "adattato" alle condizioni poste dagli stessi olandesi. La domanda è la seguente: perché questi eventuali "adattamenti" - semmai ci siano effettivamente stati - non sono stati fatti quanto ad esperire il lavoro erano stati "chiamati" (perché avevano vinto la gara di appalto) gli italiani?
Difatti....
I lavori avvengono in base ad un capitolato di appalto sottoscritto fra la Protezione Civile e la ditta olandese dopo che ben due ditte italiane, la CNS di Avenza e la RANA di Marina di Ravenna hanno rifiutato il contratto ed altre gare di appalto sono andate deserte. (da qui la "lecitazione privata"). ma perché le ditte italiane non hanno voluto, o potuto, aderire alle richieste del captolato di gara?
Il motivo: il prezzo della commessa (5.700.000 €) è stato ritenuto insufficiente per ricoprire i costi in riferimento alle modalità di esecuzione e garanzia inclusi, in maniera ovviamente vincolante, nel capitolato di appalto. Difatti la procedura operativa - così come è giusto che sia - è quella dell'intervento in saturazione.
Inoltre alla ditta aggiudicataria dei lavori era stata richiesta una garanzia di ben 10 anni dopo la bonifica. In poche parole: la ditta avrebbe dovuto assicurare per i 10 anni successivi alla bonifica che nessun agente inquinante contenuto nella nave fuoriuscisse in mare. Come dire.... sarai garante che NESSUNO, nel raggio di qualche kilometro quadrato riversi, casomai nottetempo, un secchio di idrocarburi per i 10 anni successivi alla consegna del lavoro e del relativo collaudo di approvazione di buona esecuzione.
Per quanto riguarda la "congruità" della cifra messa a disposizione dalla Protezione Civile ci sarebbe da scrivere un trattato...
Si deve, infatti sapere che per per il danno subito lo Stato italiano è stato indennizzato con 117.000.000 di € dopo molti anni di contenzioso con la società armatrice della nave e l'istituto di assocurativo di quest'ultima.
Di questi 117 ben 32 i milioni di Euro, quelli destinati alla bonifica del sito.
Non si capisce quale sia stato il criterio di determinazione di appena 5.700.000 € quelli prefissati e destinati alla fase di recupero e bonifica del residuale degli idrocarburi ancora presenti nel relitto.
Tale cifra, che ai più può sembrare una cifra enorme, in realtà nel settore degli interventi subacquei industriali con il sistema della saturazione e per la complessità delle operazioni previste e richieste è davvero poca cosa. E si giustificherebbe, invece, se l'intervento si realizzasse senza seguire i criteri e le linee guida internazionali (saturazione e relativo utilizzo di strutture ed infrastrutture strumentali). Per far comprendere bene la vicenda si deve sapere che in prima battuta era richiesto il supporto di un DP2 e, ovviamente, di un sistema iperbarico di saturazione.
Poi... non si capisce perchédal DP2 si sia passati al vetusto ed antico pontone ormeggiato su 4 boe. ciò si traduce, in soldoni, ad un enorme risparmi da parte della ditta che esegue i lavori. Ed è qui il business. Il pontone è il mitico AD3. La necessità di un mezzo a posizionamento dinamico in operazioni subacquee è un fatto ormai acclarato e incontrovertibile. Il motivo?... C'è da chiederlo al comandante del pontone che l'altro giorno si è visto venire addosso una portacontainer che usciva dal porto di Voltri. Difatti la nave "non ha visto" una delle boe di segnalazione del campo-ancore e si è portato via il grippiale di un'ancora... assieme al pontone e... al sommozzatore in immersione. La prontezza all'allarme del comandante dell'AD3 e dello stesso sommozzatore hanno evitato il peggio. ma eusto la dice lunga su tutta la vicenda che già aveva visto l'infortunio di due sommozzatori che erano stati colti da "MDD". Ovviamente il tutto dovuto alle estemporanee procedure di immersione e decompressione utilizzate dalla ditta olandese.
Con questi "parametri" operativi la cifra pattuita non solo è congrua ma anche molto di più.
Ed è esattamente quello che sta avvenendo...
E AISI si è fatta anche un'idea di come siano andate le cose... e per questo chiederà la verifica da parte della Corte dei Conti della regolarità delle operazioni di appalto e ovviamente vigilerà affinché le operazioni avvengano secondo scienza, coscienza, buona norma e secondo quanto stabilito dal contratto di appalto. Difatti il pericolo vero è quello che le cose vengano fatte "all'italica maniera" ma dagli olandesi....
Questo non lo permetteremo. Né che siano italiani né, tantomeno, agli olandesi.
_________________
giovanni esentato - segretario AISI

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Ultima modifica di giovanni_esentato il Mer Mag 07, 2008 11:59 am, modificato 3 volte in totale
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harada
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MessaggioInviato: Lun Mag 05, 2008 11:44 am    Oggetto: Rispondi citando

salve, ho letto con passione l'articolo sulla bonifica della superpetroliera Haven. scusandomi per l'ignoranza, ma proprio non sono del campo della sicurezza subacquea, volevo porre una domanda: sento o meglio leggo molto sulla problematica sicurezza dei cantieri "bagnati" ma una cosa non sono riuscito a capire : chi o cosa dovrebbe vigilare sulla sicurezza in questo ambito? esiste un"ispettorato del lavoro subacqueo"? la ASL" i VVF? e se il lavoro avviene in acque internazionali? maurizio.
_________________
"il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli sono sempre sicuri di ciò che fanno e dicono". (Voltaire)
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giovanni_esentato
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MessaggioInviato: Lun Mag 05, 2008 12:26 pm    Oggetto: sicurezza e... dintorni Rispondi citando

harada ha scritto:
salve, ho letto con passione l'articolo sulla bonifica della superpetroliera Haven. scusandomi per l'ignoranza, ma proprio non sono del campo della sicurezza subacquea, volevo porre una domanda: sento o meglio leggo molto sulla problematica sicurezza dei cantieri "bagnati" ma una cosa non sono riuscito a capire : chi o cosa dovrebbe vigilare sulla sicurezza in questo ambito? esiste un"ispettorato del lavoro subacqueo"? la ASL" i VVF? e se il lavoro avviene in acque internazionali? maurizio.


Egregio maurizio, nonostante quello che comunemente si crede in Italia esiste un impianto legislativo in materia di sicurezza sul lavoro di primissimo livello.
La "sicurezza" è di pertinenza di tutti. La vigilanza, pertanto, è affidata dalla legge a chi in un determinato settore ha competenze specifiche e per la propria sfera di intervento (ma questo vale anche in senso generale). Premesso, quindi, che non si può far "sicurezza" se ognuno non ottempera al proprio ruolo la legge affida, per il settore mare, alla Capitaneri di Porto il compito di vigilare sulle disposizioni normative tipiche del settore mare, ma anche all'Ispettorato al lavoro, all'Inail, alle Unità sanitarie locali, ma anche i Carabinieri (questi hanno anche uno speciale reparto proprio in ambito dell'Ispettorato al lavoro), la Polizia di Stato etc etc. In ambito internazionale valgono gli accordi fra le nazioni (in campo europeo esistono precisi accordi comunitari e comunque valgono le leggi nazionali dei singoli paesi ove il lavoro si realizza).
maaldilà di questi organismi istituzionali occorre stabilire e farsi protagonisti soggettivamente, cioè ognuno di noi, che la sicurezza è una "filiera" che parte dal basso e deve coinvolgere tutti gli interessati ad una determinata operazione. così come fanno gli automobilisti quando guidano: ognuno è attento a se stesso e, così facendo, anche agli altri rispettando regole e norme di guida. Quando si deroga, per qualsiasi motivo, da questo si è soggetti ad "incidente". Con i risultati che sappiamo.
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MessaggioInviato: Lun Mag 05, 2008 2:02 pm    Oggetto: Re: sicurezza e... dintorni Rispondi citando

giovanni_esentato ha scritto:
harada ha scritto:
salve, ho letto con passione l'articolo sulla bonifica della superpetroliera Haven. scusandomi per l'ignoranza, ma proprio non sono del campo della sicurezza subacquea, volevo porre una domanda: sento o meglio leggo molto sulla problematica sicurezza dei cantieri "bagnati" ma una cosa non sono riuscito a capire : chi o cosa dovrebbe vigilare sulla sicurezza in questo ambito? esiste un"ispettorato del lavoro subacqueo"? la ASL" i VVF? e se il lavoro avviene in acque internazionali? maurizio.


Egregio maurizio, nonostante quello che comunemente si crede in Italia esiste un impianto legislativo in materia di sicurezza sul lavoro di primissimo livello.
La "sicurezza" è di pertinenza di tutti. La vigilanza, pertanto, è affidata dalla legge a chi in un determinato settore ha competenze specifiche e per la propria sfera di intervento (ma questo vale anche in senso generale). Premesso, quindi, che non si può far "sicurezza" se ognuno non ottempera al proprio ruolo la legge affida, per il settore mare, alla Capitaneri di Porto il compito di vigilare sulle disposizioni normative tipiche del settore mare, ma anche all'Ispettorato al lavoro, all'Inail, alle Unità sanitarie locali, ma anche i Carabinieri (questi hanno anche uno speciale reparto proprio in ambito dell'Ispettorato al lavoro), la Polizia di Stato etc etc. In ambito internazionale valgono gli accordi fra le nazioni (in campo europeo esistono precisi accordi comunitari e comunque valgono le leggi nazionali dei singoli paesi ove il lavoro si realizza).
maaldilà di questi organismi istituzionali occorre stabilire e farsi protagonisti soggettivamente, cioè ognuno di noi, che la sicurezza è una "filiera" che parte dal basso e deve coinvolgere tutti gli interessati ad una determinata operazione. così come fanno gli automobilisti quando guidano: ognuno è attento a se stesso e, così facendo, anche agli altri rispettando regole e norme di guida. Quando si deroga, per qualsiasi motivo, da questo si è soggetti ad "incidente". Con i risultati che sappiamo.


grazie per l"egregio" ma va benissimo maurizio, personalmente ho avuto a che fare con la materia "sicurezza sul lavoro" per un periodo della mia attività lavorativa e assicuro il pubblico in un ambiente non certo facile (indovinate..ma non scrivetelo sul forum)e devo essere onesto: tanto è stato fatto e sicuramente tanto è da farsi anche perchè la sicurezza "tende all'infinito" per definizione. anche se non posso che concordare con quanto riguarda il discorso "filiera" della sicurezza non posso anche non presupporre, probabilmente, che nel settore subacqueo nessuno ha mai preso una sonora "bastonata" (metaforica) perchè posso assicurare che la "filiera" si mette subito in moto e come corre...certo che se nessuno vigila attivamente ma ci si muove all'italiana maniera basando il funzionamento dell'apparato sicurezza su una presunzione di controllo....beh allora...non credo che la possa funzionare.
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giovanni_esentato
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MessaggioInviato: Lun Mag 05, 2008 2:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

egregio maurizio, ad onor del vero occorre dire che nel settore subacqueo questa 2filiera" è alquanto seguita da quelle aziende che fanno del lavoro subacqueo la loro attività prevalente. Standard nazionali ed internazionali coincidono perfetttamente con norme di buona regola e stato dell'arte in uso. E' ovvio che... la mamma dei furbi è sempre incinta ed ogni giorno ne nascono due.... rispetto ad unoche ne muore. Poi noi italiani in questo siamo molto... prolifici.... anche se non aumenta l'indice demografico.... Detto questo... io credo che "la sorveglianza" sia una "obbligatorietà" anche di chi come noi "pretende" di poter dire la propria sulla sicurezza. Le istituzioni non sempre (anzi quasi mai) intervengono "a priori". Ma in questo non vi è cattiva fede. Casomai mancanza di mezzi, organizzazione ed anche, qualche volta, spirto di iniziativa. Ma per quanto ci riguarda.... sappiamo che possiamo contare su diverse istituzioni che sono molto sensibili all'argomento. Ed in queste ore lo stiamo verificando.
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