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L'8 sett. 1943 forse fu il male minore
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Autore Messaggio
delfinobianco
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Messaggi: 3801
Località: La Spezia

MessaggioInviato: Ven Set 10, 2010 10:44 am    Oggetto: Mah Rispondi citando

Mah,
a ben leggere la storia i conti che fai tu non tornano...
a meno che tu non consideri il corpo di spedizione italiano in Russia composto da 4 gatti.
Ultima carica del savoia Cavalleria ad Isbuscenskij, leggiamo attentamente che cosa successe in quel caso, senza però dimenticare che la Tridentina portò fuori dalla scca di Nikolajevka L'Armir che aveva molti sbandati, ma solo perché non avevano più armi per combattere, mentre la Julia si era immolata, sbagliando direzione e gli artiglieri avevano scritto pagine di gloria sparando fino all'ultimo colpo...
Citazione:
A Tschebotareswkij le Camicie Nere continuavano a respingere gli attacchi nemici, che ormai avevano perso di vigore, e il giorno seguente, 23 agosto, quando ormai erano arrivati i rinforzi, al Savoia fu dato ordine di pattugliare la zona fra le due valli. I comandi avevano disposto che il Reggimento occupasse quota 213,5, una sommità presso Isbuscenskij da cui si potevano controllare i movimenti dei sovietici, ma i russi la tenevano costantemente sotto il tiro del mortaio.
Quando giunse la notte, Bettoni fece allora accampare il Savoia in un avvallamento sottostante. Gli ufficiali Abba e Manusardi, quest'ultimo da poco nominato maggiore e assegnato al battaglione comando, criticarono la scelta, troppo esposta, e per evitare possibilità di imboscate fece battere dai cavalli i campi di grano immediatamente circostanti. Luoghi ideali per il nemico dove nascondersi. Al centro dello schieramento si trovavano la Balilla del comando, i carriaggi e gli anticarro. I pezzi dell'artiglieria montata furono disposti in direzione di quella quota 213,5 che sarebbe dovuta essere stata occupata e tutt'intorno furono piazzate le mitragliatrici.

La mattina seguente, il 24 agosto, il Savoia Cavalleria avrebbe compiuto il 250° compleanno. Il corpo era stato fondato nel 1692, da Gian Michele Piossasco de' Rossi (1674-1751), discendente di una delle più antiche famiglie italiane. Il suo casato era già noto intorno all'anno 1000 e si sarebbe estinto solo nel 1933 quando Gabriele Giuseppina Delfina Piossasco, contessa di None, morì nubile e senza eredi. Gian Michele, capitano della seconda compagnia della Guardia del Corpo, colonnello di cavalleria, tenente maresciallo e generale di cavalleria e dei dragoni, Gran Scudiere, fondò il Reggimento per conto del duca Vittorio Amedeo II. A Piossasco succedettero i nomi più belli della nobiltà sabauda, fra cui Adalberto di Savoia Genova, duca di Bergamo, dal 1931 al 1934 comandante del Reggimento, e al conte Raffaele Cadorna, futuro comandante del CLN. Quest'ultimo aveva forgiato il Savoia che affrontò il secondo conflitto mondiale.

Alle 3,30 il sergente Comolli uscì in pattuglia. La sera prima era stato segnalato un carro agricolo da cui sembrava uscire un qualcosa di metallico e gli uomini erano stati mandati avanti a controllare. Il gruppo aveva già percorso due chilometri quando aveva individuato il carro, ma tutto era tranquillo. Ad un tratto Comolli sentì un movimento fra i girasoli, poi vide spuntare un elmetto con la stella rossa in fronte.
Fu l'appuntato Petroso a sparare. Lo colpì in mezzo agli occhi, ma a quel momento tutta la campagna si animò all'improvviso. I cavalleggeri cercarono di trarsi in salvo correndo disperatamente fra le raffiche nemiche e quando giunsero all'accampamento quasi tutti i loro commilitoni stavano ancora dormendo. Intorno a loro 2000 siberiani avevano scavato, nella notte, trincee a semicerchio per circa un chilometro.

Ora stavano tendendo al Savoia quell'imboscata tanto temuta la sera precedente da Manusardi, e si trovavano a non più di 800 metri. Il maggiore Albini e il capitano Solaroli di Briona avevano già fatto intervenire l'artiglieria, ma il nemico sparava da una posizione favorevole. Il colonnello Bettoni si rese allora conto che se vi era ancora una speranza era l'attacco. Il capitano De Leone, da poco succeduto a Manusardi, ricevette l'ordine. Radunati gli ufficiali del secondo squadrone, fra cui Massimo Gotta, figlio di Salvator Gotta, l'autore de Il Piccolo Alpino, De Leone diresse con i suoi uomini diritto sul nemico.

Manusardi, che osservava la scena dal comando e aveva compreso l'intenzione di De Leone di condurre la carica, fremeva impaziente per non trovarsi con i suoi. Oltretutto pochi giorni prima gli avevano ucciso l'ultimo cavallo e ora si trovava appiedato.
Se ne fece portare un altro e raggiunse lo squadrone che aveva comandato fino a poco tempo addietro. Poi fu ordinata la carica, con l'esclusione del lancio delle bombe a mano, eseguita nello stile di una battaglia risorgimentale. Quando i cavalleggeri irruppero fra le trincee e i nidi di mitragliatrici sovietici fu il finimondo. Si vedevano accasciare a terra cavalli che, già morti, avevano continuato al galoppo anche per centinaia di metri. Anche De Leone si trovò appiedato, e l'attendente gliene portò un altro. Anche questo però stramazzò nella polvere e l'ufficiale, afferrata un'arma, decise di combattere a oltranza, di farsi uccidere pur di non arrendersi.
L'attendente lo seguì. Il secondo squadrone era ora guidato da Manusardi, il suo vecchio comandante. I russi uscirono dalle loro posizioni e la lotta si fece più accanita soprattutto perché, non trovandosi i sovietici impegnati verso altre direzioni, ne approfittavano per voltarsi e colpire gli italiani alle spalle. Il caporale Lolli si trovò appiedato a sua volta, ma il cavaliere Valsecchi se ne accorse e riuscì a portarlo in salvo.

Nel frattempo erano uscite dalle trincee gruppi di donne che al grido di Hurrah Stalin!, incitavano i soldati come delle forsennate. I fendenti delle sciabolate non erano meno micidiali dei colpi di parabellum, soprattutto se le lame erano quelle delle pesanti sciabole cosacche, preda di guerra, in grado di spaccare in due un elmetto. Superata la metà dello schieramento nemico Manusardi diede l'alt e decise di tornare indietro, in soccorso a De Leone. In effetti proseguire sarebbe stata solo una sanguinosa pazzia. Bettoni nel frattempo mandava avanti il quarto squadrone appiedato, il capitano Abba al centro, i mitraglieri di Compagnoni sulla sinistra, Toja sulla destra, il sottotenente Rubino col plotone di riserva. Occorreva impegnare la fronte del nemico per alleggerire la pressione sugli uomini del secondo squadrone, che avrebbero altrimenti rischiato perdite troppo elevate.
Avanzando incontro ai russi, Rubino fu falciato da una raffica di parabellum, colpito a una gamba, pur zoppicante, proseguì. Un altro colpo gli passò un polmone, ma, pur gravemente ferito e incapace di muoversi, diresse il plotone fino alla fine del combattimento. I russi si erano nel frattempo riparati intorno a un gruppo di macchine agricole abbandonate. Mannozzi, del gruppo di Toja, l'unico ancora in grado di avanzare, si gettò con le bombe a mano contro un nido di mitragliatrici, ma, colpito nel petto dal tiro nemico, cadde a pochi metri. Il secondo squadrone nel frattempo stava eseguendo, in perfetto ordine, la seconda carica. Un'operazione che solo un reparto ben addestrato è in grado di compiere.

Il furore della lotta non diminuiva di tono, ma qualcuno fra i russi iniziava a cedere.
Manusardi terminò anche la seconda carica e Bettoni inviò il terzo squadrone del capitano Marchio. Marchio puntò dritto sulla fronte dello schieramento sovietico e nel vederlo, il maggiore Litta lo seguì con una decina di uomini, senza neppure attendere il permesso del colonnello. Don Alberto Litta Modignani proveniva da una delle più nobili famiglie lombarde che fra l'altro vantava una consolidata tradizione nell'arte equestre. Sportivo e eccellente cavallerizzo, fra i suoi uomini era leggendaria l'attenzione che poneva alla forma e all'ordine, specie quello della divisa. Anche nei giorni precedenti, durante gli attimi terribili della rotta della Sforzesca, aveva trovato il tempo di compiere delle osservazioni al riguardo.

Un atteggiamento che, di fronte al conformismo ciabattone oggigiorno imperante, può essere interpretato come maniacale, ma perfettamente comprensibile se si considera il simbolo rappresentato dalla Cavalleria e quindi anche dalla sua divisa. E dopotutto, lo si è visto proprio in quei giorni, quando il Reggimento trottava compatto per infondere coraggio ai fanti allo sbando, quel genere di ordine aveva anche implicazioni pratiche non sottovalutabili. Litta morì sotto il tiro incrociato del fuoco dei siberiani, ma, di fatto, il suo sacrificio distolse l'attenzione dei russi dal terzo squadrone di Marchio.

Questi ferito a entrambe le braccia, cavalcava stringendo con le ginocchia. Come il terzo squadrone passò il quarto, Abba si spostò sulla sinistra, ma fu a sua volta falciato dalle mitragliatrici russe. Ormai lo scontro era al termine e i sovietici volgevano in fuga, ma al comando c'era ancora chi, come lo stesso Bettoni, considerava un grande sacrificio essersi astenuto dalla carica. Il tenente Genzardi, l'alfiere, aveva sciolto lo stendardo del Reggimento. Il Savoia aveva caricato, per l'ultima volta.

Ai russi lo scontro costò 150 morti, 300 feriti, 500 prigionieri, fra cui un comando di battaglione, 4 cannoni, 10 mortai, 50 mitragliatrici e centinaia di fucili.

Il Savoia Cavalleria aveva perso 32 dei suoi migliori uomini, fra cui 3 ufficiali, 52 rimanevano feriti e 100 cavalli erano ormai fuori combattimento. Quell'ultima giornata di gloria valse al Reggimento 54 medaglie d'argento, la medaglia d'oro per il maggiore Litta, il capitano Abba e lo stendardo.


potrei portarti la testimonianza di migliaia e migliaia di soldati, aviatori e marinai che in cielo, come in terra come sul mare scrissero pagine di eroismo e di storia.
Non a caso i generali tedeschi dicevano :"ufficiali tedeschi e soldati italiani".
Come vedi a Isbuscenskij era presente anche un Toja, i miei avi, i Gromo di Ternengo, fermarono i francesi nelle risaie nel 1700, altri furono fra i migliori cavalieri di Napoleone: i dragoni blu.
Ma da dove hai attinto per affermare che gli italiani non hanno la tempra dei combattenti?
In poco più di un mese il Principe Borghese mise insieme 40.000 volontari (QUARANTAMILA volontari disposti a combattere e morire per l'onore della Patria) ERA LA DIVISIONE DECIMA.
Rolling Eyes

altro che pochi uomini e non dimentichiamo che dall'altra parte, altri egualmente valorosi, combattevano ancora per quella merdaccia del Re, rimasti ostinatamente fedeli al vile.

La storia di cui parli tu non esiste proprio, nel senso che è quello che hanno voluto e cercato di farci credere, dei finti storici.
Fortunatamente, anche se non ci sono più principi guerrieri esistono ancora storici guerrieri, disposti a combattere fino all'ultimo respiro per la storia VERA.

Very Happy

ciao

il dir

ps. spero di essere riuscito almeno a farti venire qualche dubbio Shocked
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MessaggioInviato: Ven Set 10, 2010 1:59 pm    Oggetto: Re: Mah Rispondi citando

delfinobianco ha scritto:


Ma da dove hai attinto per affermare che gli italiani non hanno la tempra dei combattenti?
In poco più di un mese il Principe Borghese mise insieme 40.000 volontari (QUARANTAMILA volontari disposti a combattere e morire per l'onore della Patria) ERA LA DIVISIONE DECIMA.
Rolling Eyes



Non ho detto esattamente questo. Ho detto che l'Italia NON ha MAI avuto una tradizione militare.

La tradizione militare ce l'aveva il Piemonte Sabaudo. E' lì che sono venuti alla luce reparti da FANTASCIENZA, per quell'epoca, come gli Alpini (erano in grado di essere operativi a 3.000 metri di quota già a metà '800...), come i Bersaglieri, come la Cavalleria di Pinerolo, ombelico del MONDO di tutti i reparti di cavalleria dell'universo!!

Questo fu possibile per la sintesi di:

Politici di alto livello che investivano nella difesa quanto necessario.
Ufficiali di alto livello formati in scuole di alto livello
Industria bellica e "parabellica" con pochi pari al mondo
Soldati e cittadini soldati con una cultura ed un'attitudine militare.

Tanto è vero che il Piemonte, per secoli, ha saputo e potuto tenere testa alle superpotenze dell'epoca, come Francia e Austria, per esempio. Un po' come se oggi l'Esercito Italiano potesse tenere testa a Cina, Russia e USA....

Dal 1860 in poi, questa sintesi virtuosa si è persa, amalgamando le varie anime dell'Italia, ed annacquando una tradizione Sabauda.

E sono iniziate le figuracce internazionali.

Distrutti ad Adua da un'armata di selvaggi che combattevano scalzi.

All'attacco sul Carso (un fronte cortissimo e vicinissimo ai centri logistici ed industriali del Paese) a farsi distruggere per conquistare pochi km di territorio Sloveno.

Al primo serio contrattacco Austriaco, via di corsa fino al Piave. Senza gli aiuti americani ($$ e uomini) ed inglesi, saremmo stati travolti e in breve tempo sarebbero cadute anche Milano, Torino e Bologna.

Quando l'impero Austroungarico si è sgretolato,e gli austriaci si sono sbandati per andare a casa, abbiamo pure osato dire che "avevamo vinto la battaglia decisiva di Vittorio Veneto" e la guerra!!! Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy

In Etiopia, parte seconda, per vincere abbiamo dovuto ricorrere ai bombardamenti a gas!!! Embarassed Embarassed

Abbiamo preso sistematicamente sottogamba tutti quelli che avevano idee e strategie vincenti come Teseo Tesei. Idea Idea

Siamo entrati in guerra contro una Francia alle corde....e ce le hanno date di santa ragione praticamente bloccandoci a morire di freddo a 2.500 metri di quota.

Abbiamo iniziato la guerra con attrezzature obsolete, ma la nostra industria non era in grado di produrre nulla di meglio.

E' stato tutto un susseguirsi di drammi come la Grecia, Alamein, la Russia eccetera.

In tempi piu' recenti, ce la siamo data a gambe, senza quasi sparare un colpo, in Libano ed in Somalia. Ci siamo fatti espellere dalla Libia a calci nel didietro dal Colonnello, senza alcuna reazione, anzi...

A Nassirya siamo riusciti persino a difendere cosi' bene la nostra base...che sono riuscirci ad entrarci addirittura con un'autocisterna esplosiva (lunghezza 15 metri e larchezza 2, 5!!!). Un'autocisterna, non una bicicletta!!!!

Ci sarebbero tanti altri esempi.....ma il denominatore comune è:

Mancano i politici...ma loro sono espressione della ns. società!!!
Mancano gli ufficiali
L'industria bellica.....a parte la retorica non è ai vertici mondiali
Il popolo italiano non ha una cultura militare
Le forze armate di oggi sono formate al 95% da ragazzi di zone disagiate in cerca di un lavoro ben retribuito , sicuro (avete mai visto un militare cassintegrato??) e con poche (vere) responsabilità. I rischi di lasciarci la pelle sono molto inferiori a quelli di chi sta sulla strada tutto il giorno o lavora in cantiere...

La campagna di Russia??

Cavalleria di tradizione Piemontese!!
Alpini della Cuneense!!
Alpini di altre regioni ex-austiache con altrettanto background militare!!
Fanti disprezzati dagli Alpini (che hanno sempre considerato i Fanti come degli esseri inferiori).

Gli ultimi spezzoni di una cultura militare Sardo-Piemontese persa per sempre.

Salvo naturalmente le eccezioni, moltissime, ma sempre eccezioni.

Quindi, è il Paese che non ha una tradizione militare, nel suo complesso, ovviamente i bravi soldati ci sono anche da noi....come dappertutto.
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delfinobianco
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MessaggioInviato: Ven Set 10, 2010 6:13 pm    Oggetto: Non che Rispondi citando

Non che io voglia cambiare la tua opinione, credo che sia impossibile.
Ma per cultura generale, appena trovo il tempo, esamineremo punto per punto in modo da capire tutti il perché di ogni cosa.
Ti faccio solo due esempi rapidissimi. I francesi non ci hanno fermati a 2500 metri di altezza, l'ordine di Mussolini era quello di non andare avanti.
Non abbiamo cominciato la guerra con poche armi perché l'industria non sapeva produrre di meglio.
Nei vent'anni in cui l'Europa si armava, il Duce da pacifista qual'era non destinava ricchezze alla costruzione di armi, ma al miglioramento della vita nel paese. perché l'ultima cosa che voleva fare Benito Mussolini era trascinare l'Italia in quella guerra.
Ci sono tutte le prove documentate di quello che affermo, non parole ma prove.
Dunque, ci si potrebbe chiedere perché d'un tratto tutto dovette cambiare.
Ne parleremo, di Adua e di tutte le altre cose, ne parleremo più avanti.


ciao

bella discussione

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barkino
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MessaggioInviato: Ven Set 10, 2010 7:26 pm    Oggetto: Re: Non che Rispondi citando

delfinobianco ha scritto:
Non che io voglia cambiare la tua opinione, credo che sia impossibile.
Ma per cultura generale, appena trovo il tempo, esamineremo punto per punto in modo da capire tutti il perché di ogni cosa.
Ti faccio solo due esempi rapidissimi. I francesi non ci hanno fermati a 2500 metri di altezza, l'ordine di Mussolini era quello di non andare avanti.
Non abbiamo cominciato la guerra con poche armi perché l'industria non sapeva produrre di meglio.
Nei vent'anni in cui l'Europa si armava, il Duce da pacifista qual'era non destinava ricchezze alla costruzione di armi, ma al miglioramento della vita nel paese. perché l'ultima cosa che voleva fare Benito Mussolini era trascinare l'Italia in quella guerra.
Ci sono tutte le prove documentate di quello che affermo, non parole ma prove.
Dunque, ci si potrebbe chiedere perché d'un tratto tutto dovette cambiare.
Ne parleremo, di Adua e di tutte le altre cose, ne parleremo più avanti.


ciao

bella discussione

Very Happy

il dir


Sì Sì, bella discussione, anche perchè sia tu che io andiamo (in modo diverso) contro i luoghi comuni e il "pensiero unico"!!!

Verissimo che il Duce aveva preferito investire in opere pubbliche e in welfare anzichè in armamenti...

Concordo che il Duce voleva fare tutt'altro che la guerra...ma poi è durata 5 anni!!

L'ordine sul fronte delle Alpi era di temporaggiare. Ma poi arrivo' l'ordine di avanzare, e le truppe non erano ancora pronte all'attacco. Quindi attaccarono come poterono. E furono inchiodate appena dopo lo spartiacque delle Alpi dalle truppe francesi. Previa distruzione dello Chaberton: nessuno aveva voluto o saputo capire che il forte era diventato obsoleto e vulneranilissimo, bisognava incavernarlo.

Poi fu mandata la Folgore a combattere a piedi....

La flotta fu fatta oggetto di tiro al bersaglio a Taranto, senza difesa...

Gli Alpini spediti in URSS senza indumenti termici e mezzi meccanici....

Nessuna protezione antiaerea efficace sulle città industriali....

A bombardare Londra con i Savoia Marchetti a cabina aperta dove ghiacciavano sia i piloti che soprattutto le ali....

Insomma....una farsa!!! Altro che cultura militare!!! Logico che il mondo irrida alla cultura militare dell'Italia!!!!

Non è mica come ai tempi dell'Assietta, del Forte di Fenestrelle, e delle gallerie di contromina di Pietro Micca.....in quei tempi eventuali nemici si trovavano di fronte un esercito tostissimo che infatti ha conquistato il resto d'Italia con pochissima fatica!!!
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andrea
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MessaggioInviato: Ven Set 10, 2010 9:28 pm    Oggetto: Re: Non che Rispondi citando

barkino ha scritto:

Non è mica come ai tempi dell'Assietta, del Forte di Fenestrelle, e delle gallerie di contromina di Pietro Micca.....in quei tempi eventuali nemici si trovavano di fronte un esercito tostissimo che infatti ha conquistato il resto d'Italia con pochissima fatica!!!


barkino, ma porca miseria risvegli in me ricordi di luoghi che da bambino frequentavo, il mitico forte di Fenestrelle un'opera grandiosa imponente che oggi ogni tanto ammiro da lontano grazie ad internet, ma prima o poi ci torno.

Come con lo Chaberton, mannaggia.

Prima o poi ci torno alla mia Augusta Taurinorum

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Barkino, parole sante, indiscutibili

Ciao
Andrea
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