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Marescoop.com: Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

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  HAVEN - DUE MORTI E UN FERITO GRAVE
R.It di Genova
di STEFANO ORIGONE

Tragedia in mare stamani a Genova, sulla verticale del relitto della petroliera Haven, meta di turismo subacqueo. Due sub olandesi sono deceduti, un terzo è stato salvato e ricoverato all'ospedale San Martino di Genova dopo il trasporto in elicottero.
Appena un mese fa un altro sub era deceduto in circostanze analoghe.
L'incidente è avvenuto durante Un'immersione sul relitto della petroliera Haven al largo di Arenzano, in provincia di Genova. Secondo i primi accertamenti, sarebbero stati colpiti da un malore da decompressione ma sarà l'autopsia a stabilire con esattezza le cause del decesso. Anche un terzo sub è stato colto da un leggero malore ma le sue condizioni non sarebbero gravi.
A dare l'allarme, intorno alle 10, sono stati alcuni compagni di immersione. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, militari della capitaneria di porto e sanitari del 118.
Le condizioni di uno dei tre sub sono apparse subito disperate e a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo. Gli altr due sono stati invece trasportati in elicottero all'ospedale san martino di Genova, dove uno è morto poco dopo il ricovero.
Il pm Marcello Maresca ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Il magistrato ha disposto il sequestro delle bombole e delle attrezzature. Gli uomini della capitaneria di porto stanno interrogando gli altri compagni di immersione e il personale a bordo dei due diving che stavano accompagnando i sub

Io l'avevo detto e scritto: questa volta non ci sono dubbi usavano il rebreather, ho visto recuperare le attrezzature in televisione al telegiornale
il direttore
  Approvato dalla redazione  Sabato, 16 maggio 2015 ore 22,05 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  LA STORIA INFINITA
La storia infinita
due giorni fa muore un subacqueo francese sulla Haven
Il sostituto procuratore Alberto Lari ha disposto il sequestro dell’attrezzatura e delle bombole utilizzate dal subacqueo francese e aperto un fascicolo per omicidio colposo disponendo l’autopsia.
Il pm ha incaricato la Capitaneria di effettuare alcuni rilievi e accertamenti sul computer del sub anch’esso acquisito dalla Procura che dovrebbe contenere i dati dell’immersione. Secondo quanto ricostruito, Leonord Dit Stephen, francese di 53 anni era un sub molto esperto e possedeva un super brevetto che gli permetteva di poter scendere fino a 120 metri di profondità.
Naturalmente nessuno parla di che sistema respiratorio usava Leonard e il computer potrà dire molto poco o nulla.
La subacquea sta scendendo verso il basso, scivolando sulla sua stessa merda.
Da quando sono scesi in campo i rebreather è cominciata una epidemia di malori e guarda caso, muoiono sempre subacquei esperti.
In questo sito, che a titolo completamente gratuito v'informa da 12 anni e che ha subito tre anni di vessazioni da parte di uno stalcker (individuato dalla polizia postale), sei attacchi hacker, documentati da aruba.it, potete trovare decine di articoli che vi spiegano ampiamente perché i subacquei muoiono...
Qualcuno credeva che fossimo morti anche noi, invece come l'araba fenice siamo risorti dalle ceneri e ho appena pagato per un altro anno di attività. Ne vedremo delle belle!
il direttore
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 08 aprile 2015 ore 08,04 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  LA LUNGA LINEA GRIGIA


2 luglio 2011, Torri di Benaco, Lago di Garda, muore subacqueo Giovanni Ruberti, trovato a riva dai passanti
20 luglio 2011 Tragedia del mare: muore subacqueo apneista di Montevarchi, Fabiano Nosi aveva 39 anni: lascia al moglie e due figli. Il corpo avvistato nella zona di Torre del Campese;
4 giugno 2011 Immersione fatale. Tragedia questa mattina nelle acque davanti ad Arenzano, in provincia di Genova. Un uomo di nazionalità tedesca è deceduto durante un'immersione effettuata nell'area dove si trova il relitto della petroliera Haven;
Vigevano. 8 aprile 2011 muore giovane subacqueo al lago di Garda, Mauro Barbaro. Ha avuto un malore durante un'immersione nel lago di Como. I funerali di Mauro Enrico Barbaro, 32 anni, saranno celebrati ...
Basta andare su internet e mettere una semplice frase nel motore di ricerca come: "muore subacqueo" e quello che viene risputato dalla macchina è l'elenco dei morti, un lungo elenco di vite spezzate che hanno tutte una cosa in comune: di loro non sappiamo nulla, non sappiamo che cosa respiravano, con che cosa si sono immersi, perchè sono morti e non lo sapremo mai. Meglio non pensare a quanti altri ne leggeremmo se imputassimo la stessa frase in inglese, in tedesco eccetera...
I risultati delle autopsie non fanno notizia e non vengono pubblicati, rimangono ai parenti, agli avvocati, ai magistrati.
C'è però qualcosa in comune a quasi tutti quei subacquei che pagano la loro passione con il tributo più alto, la vita, ed è l'insano pensiero della profondità.
Oggi i nuovi subacquei non vanno più sott'acqua per vedere, osservare, scoprire, imparare, ma per raggiungere gli abissi dei 100 metri, dei duecento metri e oltre.
Per farlo non basta più l'aria, servono miscele bimix o trimix, e per avere un'autonomia più lunga e meno impacci, via le bombole e largo al rebreather. Il reb viene anche visto come il sistema per tagliare i tempi della decompressione e per farlo si tiene alto il punto della pressione parziale dell'ossigeno il famoso SP.
Sul numero 22 di M.A.R.E. abbiamo pubblicato un interessante articolo del nostro dott. Deep su tutto quello che i subacquei devono sapere per non morire ed oggi lo pubblichiamo integralmente qui su Marescoop. È troppo importante che le considerazioni di questo medico si diffondano nel mondo dei subacquei, per tenerle esclusivamente all'interno di un contenitore come MARE che si rivolge bene o male ad una élite di subacquei, dunque eccole:
QUELLO CHE TUTTI GLI UTENTI DI REBREATHER DOVREBBERO SAPERE PER NON MORIRE - Dott.Deep
Morire qui non è da me, morire va bene ma non per te! (Renato Zero).È la canzone che preferisco cantare nei corrugati quando mi immergo con quell'essere immondo del mio rebreather. Le mie immersioni si svolgono prevalentemente in solitario e quindi anche se la mia voce poco intonata viene ancor più deformata dall'elio nessuno tra gli abitanti dei fondali marini sembra aversene a male. La percezione del rischio viene vissuta dai meno esperti con l'equazione probabilità per esito per fattore di indignazione. I rebreather non fanno eccezione e conseguentemente vengono considerati alla stessa stregua dello squalo bianco che notoriamente fa meno vittime delle api. (continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Giovedì, 21 luglio 2011 ore 04,07 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  ANCHE QUESTA DOVEVATE SAPERLA
Questo ci arriva da un tecnico della MMI ed è importante diffonderlo

Ciao direttore

Ho letto con interesse l’articolo ”NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI LIMITI” e mi sembra abbastanza completo e ben fatto
Ma ATTENZIONE vi e’ un punto da puntualizzare. Nell’articolo vi e’ scritto : E’ la vostra “cella ossigeno” che comincia a morire (esaurirsi) dal momento che voi la comprate e la utilizzate. IN REALTA’ NON E’ COSI’ COMINCIA A MORIRE APPENA FINITO DI COSTRUIRLA . Questo appunto mi sembra doveroso visto che una cella puo’ rimanere in un negozion parecchi mesi prima di esser venduta e utilizzata. E non fatevi ingannare dalle scatolette tipo "carne in scatola" in cui certe celle sono racchiuse e che il commerciante vi dice che sono sottovuoto niente di piu’ falso una cella senza aria muore prima perche’ il gel e i sali in essa contenuti si seccano prima. Poi per aprirla quando tirate la linguetta metallica e guardate sotto di essa vedrete un minuscolo forellino che serve appunto per farla respirare. La cosa piu ’ importante e’ guardare la data di produzione o tramite il lotto o il bar code risalire alla data di produzione.

Un saluto dal tecnico M.M
Le Grazie 24. 04.2011
  Approvato dalla redazione  Martedì, 26 aprile 2011 ore 09,04 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  NON È SOLO UN PROBLEMA DI LIMITI
nell'immagine lo schema di funzionamento della pila di Volta. Il pacco di elementi è composto da dischetti di rame e di zinco, intervallati da un disco di materiale impregnato liquido adatto al processo elettrolitico

Il rumoroso silenzio che si è registrato dopo la pubblicazione dell’articolo “Rebreather – Le limitazioni dei limitati” mi ha fatto spesso riflettere anche se sono troppo coinvolto nella realizzazione di un numero speciale di MARE, in occasione della “Festa della Marineria” che si svolgerà a giugno qui alla Spezia.
Oggi, dopo alcune settimane mi ritrovo a scrivere questo pezzo per dovere giornalistico, anche se ci sarebbero ben altri temi da trattare: la guerra in Libia, la centrale nucleare in Giappone; i sintomi palesi che la storia dell’umanità si sta infilando in un tunnel del quale non si conosce ancora l’uscita, sempre se uscita c’è.
Ma torniamo all’articolo del dott. Deep; ad un certo punto il nostro valido “redattore” scrive: In definitiva questi sensori si comportano esattamente come una batteria e come questa avranno una vita nel corso della quale si avrà un decremento delle prestazioni.
Come accade per le batterie la durata non è prevedibile con certezza, soprattutto se queste sono collocate in ambienti estremi. Inoltre spesso all’avvicinarsi dell’esaurimento della cella, viene meno la capacità della stessa di produrre un adeguato voltaggio che in definitiva si traduce nell’impossibilità di analizzare alte pPO2

Questa frase, viene dopo la pubblicazione di uno schema di funzionamento che consente di visualizzare il funzionamento o meglio, il principio di funzionamento di una cella della lettura dell’ossigeno, che è praticamente eguale a quello di una batteria non ricaricabile.
(continua) - clicca su leggi tutto.
  Approvato dalla redazione  Domenica, 27 marzo 2011 ore 20,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  REBREATHER - LE LIMITAZIONI DEI LIMITATI


nell'immagine schema di funzionamento di una cella di lettura pPO2. In questo articolo il Dr Deep, suggestivo nome di copertura di un ormai famoso medico utilizzatore di rebreather, ci spiega finalmente con chiarezza quali sono i limiti ed i problemi delle celle di lettura dell'ossigeno nei rebreather


Conosci sempre la tua pressione parziale di ossigeno (pPO2) ! E’ una delle frasi che risuona in tutti i manuali e negli insegnamenti degli istruttori di rebreather. Rebreathers che costano come una piccola berlina basano il loro funzionamento su dei dispositivi del valore di poche decine di euro.
Tralasciando le diverse filosofie su come dovrebbe essere giusto concepire un circuito elettrico ed elettronico e gli algoritmi per una buona analisi dell’ossigeno presente nella miscela respiratoria, vorrei soffermarmi a fare delle considerazioni esclusivamente sulle celle che vengono comunemente utilizzate nei rebreather.
Dal punto di vista costruttivo il sensore ricalca l'originario schema della pila voltaica. Al di sotto di una membrana idrofobica, di solito in PTFE (in alcuni sensori per uso subacqueo addirittura doppia), vi è un contenitore nel quale sono posti due elettrodi, un anodo ed un catodo, immersi in un elettrolita che consente il passaggio di elettroni fra i due elettrodi aventi un differente potenziale di elettronegatività. Gli elettrodi sono collegati ad un circuito elettrico finalizzato a garantire la migliore linearità al variare della temperatura e della pPO2.
Alcuni tipi di celle forniscono una differenza di potenziale che va mediamente da 7 a 13 mV (RD 17) in ambiente normobarico con 21% di ossigeno (aria a 20 C°). Altri tipi di celle generano voltaggi intorno a 25 mV con le stesse condizioni ambientali. (continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 02 marzo 2011 ore 17,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  PERCHÉ SI MUORE DI REBREATHER?


nella tavola schema di funzionamento di un rebreather CCR (circuito chiuso)


Ci abbiamo impiegato cinque anni per venire a capo di uno dei più difficili accadimenti, dal punto di vista interpretativo: perché si muore di rebreather?
Non era facile, dal momento che la maggior parte delle morti avveniva lontano da qualunque occhio in grado di valutarne i sintomi e, successivamente, sia il corpo dello sventurato subacqueo, sia il reb subivano l’oltraggio dell’ingresso dell’ acqua di mare all’interno dei polmoni, del sacco polmone, del canister di calce sodata, delle celle di lettura della PO2, invalidando qualunque valutazione medico scientifica, per mancanza di dati oggettivi.
Le morti venivano attribuite infatti a malore e successivo annegamento. E a quale altra causa potevano essere attribuite? L’apparecchio rebreather usciva sempre non colpevole per due fondamentali ragioni, non era possibile valutare le eventuali cause del decesso; il magistrato chiamato a dipanare la matassa era serrato fra l’incudine e il martello, dove l’incudine era rappresentata dalla sua totale ignoranza circa tale strumento, e il martello dalla controparte che chiedeva a gran voce, tramite i suoi avvocati, delle prove tangibili sulla responsabilità dello strumento, prove ovviamente non dimostrabili.
Qualcosa però era destinato a cambiare: intanto uno dei reb colpevoli della morte di un sub era arrivato in superficie integro e non allagato (non posso scendere nei particolari per via del segreto istruttorio); poi un PM tramite avvocato della parte lesa, chiedeva a noi di fare chiarezza sulla reale situazione.
Ma tutto ciò non sarebbe bastato, fortunatamente ben due esperti e profondi conoscitori dei reb, scendevano in campo e aderivano alla nostra richiesta di fare chiarezza, per non essere moralmente coinvolti nella morte di tutti quei bravi ragazzi e di chi ancora li avrebbe seguiti in futuro.
Il calendario delle morti oggi è fermo solo per cause meteorologiche, ma appena tornerà il bel tempo siamo certi che continueremo a contare…
Ma che cosa è venuto alla luce grazie a questi due esperti?
1)gli strumenti REB in generale non sono omologati secondo gli ultimi standard europei in qualità di life support per uso subacqueo, e quando certe omologazioni vengono esposte sono quasi sempre fasulle
2) non dipende dalla macchina, ma dal sistema uomo/macchina!
3) dipende dalla dinamica dell’emoglobina, esempio sugli effetti Haldane e Bohr tanto per citarne qualcuno, quando si imposta una PO2 di 1,3 per guadagnare 20 o 30 minuti di decompressione (continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Domenica, 02 gennaio 2011 ore 03,01 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  LIFE SUPPORT OR EUTHANASIA GAME ?


nella foto il nuovo rebreather ECCR (Sentinel) Ouroboros, un nome studiato per affascinare, chi già non fosse preda del canto delle sirene. Una macchina superaccessoriata che però, come leggeremo nelle disperate righe scritte da uno degli irriducibili dell'immersione profonda, non è in grado di garantire alcuna sicurezza, perché? Semplicemente perché quello che non funziona è il rapporto Uomo/Macchina e in mezzo c'è la fisiologia del subacqueo, quella materia dove si sono infrante tutte le teorie della medicina iperbarica


E no, cari lettori, conosciamo già il giochetto, arriva alla nostra redazione una testimonianza sulla quale non si può dire nulla, proprio perché a scriverla è uno dei grandi della tekdive e dell'immersione profonda ed ecco che si "affuma", l'ambiente dei rebreatheristi scivola via sconvolto, non sa più che cosa pensare. Ebbene NO! Quello che viene riportato in queste righe, può anche essere sconvolgente ma è la verità ed è la testimonianza di un medico oltre che di un subacqueo e l'autore non ha tentennamenti e si firma: Dott. Luca Lucarini.
Pochi anni fa lo trovavamo "assatanato" insieme alla Serpieri, a fare i buchi sul fondo per andare più giù, oggi che si ritrova a contare i morti, scende in campo al nostro fianco e lo fa senza mezze misure. Leggiamo attentamente che cosa ha da dire e non facciamo finta di essere distrattamente passati oltre.
LIFE SUPPORT OR EUTHANASIA GAME ?
Ormai da diversi anni preferisco non condividere le mie personali considerazioni su cio’che mi appassiona di più: le immersioni profonde.
In passato il movimento che si era creato intorno alla Teklist, e che mi ha visto coinvolto, ha senza dubbio prodotto esiti di radicale innovazione e cambiamento pur con le inevitabili distorsioni tipiche di quel mezzo ancor giovane che era Internet che mi hanno spinto ad evitare questa via per comunicare.
Sono tornato da poche ore da Sharm, ed ancora risuonano nelle mie orecchie i discorsi post immersione dei giorni scorsi avuti con Claudia Serpieri. Noi, ormai due persone disilluse dagli eventi e dalle sorti di una subacquea sempre più costellata di incidenti e di morti,ci siamo ritrovati a fare un elenco interminabile di amici e conoscenti che hanno perso la vita nel blu e discutere su cio’ che umanamente siamo in obbligo di fare. Oggi dopo dei lustri mi ritrovo con le mani sulla tastiera indeciso se valga la pena o meno di informare il prossimo sulle mie elucubrazioni riguardo il rapporto MORTE/REBREATHER.
(continua - clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 24 novembre 2010 ore 16,11 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  THE YELLOW BATH HEATER


I due reb fotografati, rispettivamente "Inspiration ed Evolution" sono stati casualmente fotografati, ma stanno a rappresentare tutta la categoria dei reb. Per nessuna ragione si vuole criminalizzare quei rebreather in particolare, anche se hanno già assommato numerosi incidenti mortali.


Da circa sei anni siamo impegnati in una impari battaglia, da un lato lo strapotere del denaro e della massificazione pubblicitaria, garantita da una stampa di settore perlomeno succube se non compiacente, nonché da siti e forum della stessa pasta; dall’altra la guerriglia di www.marescoop.com che con pochissimi mezzi tenta di contrastare in qualche modo il dilagare dei rebreather (guerriglia perché non abbiamo i mezzi per soverchiare il nemico e quindi adottiamo la tattica del mordi e fuggi). Si assiste ad uno spettacolo grottesco: dall’estero ci giungono addirittura testimonianze di venditori che intervistati ammettono candidamente: “i rebreather? Sì ne vendiamo parecchi,
anche sapendo che mediamente uno ogni dieci è destinato ad uccidere un subacqueo”. Ma la cosa diventa ancora più grottesca quando lo uccide veramente e sia i fornitori sia i parenti della vittima, insieme agli amici tutti, si stringono intorno al morto, chiedendo: rispetto, omertà, silenzio. Quasi fosse morto di una malattia di quelle che non si possono pronunciare.
In effetti, possiamo affermare che ogni morto da rebreather, è morto inutilmente e da cretino.
Questo non significa che in vita quel subacqueo fosse un cretino, anzi, come abbiamo detto più volte sono i migliori che muoiono. Morire da cretini, significa passeggiare sull’orlo dell’abisso, nonostante da più parti arrivino segnali di pericolo, e camminare, e camminare, fino a quando il costone improvvisamente cede e si viene risucchiati nel vuoto.
TUTTI e sottolineo TUTTI gli utilizzatori morti, sapevano che stavano correndo dei rischi, ciò nonostante hanno investito parecchi soldi nell’impresa e poi effettivamente sono morti. Essendo un reb CCR e ECCR assolutamente imprevedibile, non c’è alcun modo di sapere quando e come ti tradirà, ma se ne usi uno, stai pur certo che prima o poi ti ucciderà è solo questione di tempo. Rimedi non ne esistono, solo dei tentativi di tamponare le falle, ma quali, e quante? Inizialmente pensavamo che il punto nodale fosse la calce sodata, oggi sappiamo che è solo uno dei tanti modi per morire di rebreather e, pur essendo micidiale non è né l’unico e “forse” nemmeno il più importante. L’esperienza ed il contatto con il mondo attraverso la rete, ci ha messi in condizione di avere le idee molto più chiare ed ecco che iniziano sempre più a emergere fatti, che esaminati con la lente d’ingrandimento, portano oin luce lacune spaventose e ad una unica conclusione.
Indossa un reb e sei già per metà dentro la bara, usalo assiduamente in alta, media e bassa profondità e nella bara ci andrai per intero.
Purtroppo, il grottesco continua anche “post mortem”
Infatti, il tuo cadavere finisce su un tavolo d’obitorio dove nella migliore delle ipotesi diagnosticheranno una morte per annegamento. Tutto si concluderà con un “inspiegabile” malore improvviso.
Il tuo rebreather invece, svuotato dall’acqua che l’ha allagato che cosa potrà mai dire agli inquirenti? Nulla: il filtro è danneggiato dall’acqua, le guarnizioni sono tutte al loro posto, in sostanza il verdetto sarà, nel momento dell’incidente la macchina funzionava perfettamente. Infatti, la macchina non è morta e: lavata, asciugata e ripristinata è nuovamente pronta per uccidere un altro sub. E’ il sub che è morto, e non tornerà mai più, la macchina sopravvive.
Leggendo il nostro forum dove continuano ad arrivare testimonianze secondo le quali anche le principali aziende costruttrici di cellule per leggere la PPO2 non forniscono più le aziende di rebreather, da una idea di quanto e come sia già grave la situazione. (continua-clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Domenica, 07 novembre 2010 ore 06,11 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica

  È IN STAMPA IL N.19 DI M.A.R.E.!!!


a sinistra la copertina del n.19 di MARE che presto sarà anche disponibile per la lettura on line sul sito www.sagittaeditrice.com. Ci avviciniamo al numero 20 e ai dieci anni di MARE.

Cari lettori ho il piacere di annunciarvi che il n.19 della rivista MARE è andato in stampa. Si tratta di un numero importante, che parteciperà, ancora caldo, ad una manifestazione alle Grazie di Portovenere, dove saremo presenti con un nostro stand.
Della manifestazione parleremo in un prossimo articolo, qui mi limito a descrivervi i punti salienti del n. 19.
Oltre alle solite rubriche di fotosub, e pescasub , leggerete un importante articolo di culinaria su come si preparano le acciughe salate, raccontato da uno dei più grandi cuochi della Liguria (con tutti i segreti che senza di noi probabilmente non avreste mai saputo) che vi metterà in condizione di preparare delle acciughe salate che stanno a quelle che comperate nei negozi, come il Sole alla Luna.
Articolo portante del 19, è quello dove vi sveliamo alcuni segreti del NURC, il Nato Underwater Research Center. Un centro fino a pochi anni fa completamente segreto ed inaccessibile, che in seguito ai drastici tagli di bilancio della NATO dopo la fine della guerra fredda, ha avuto l’autorizzazione per realizzare il 18% delle sue entrate vendendo al “civile”.
Nessuno immaginava che questo centro così unico al mondo nel suo genere, fosse a La Spezia, nel Golfo dei Poeti.
Non che oggi si possa andare e venire liberamente; parliamo di una struttura militare all’interno di un'altra struttura militare, quindi potete immaginare che nonostante una sfilza di autorizzazioni, in certe parti non entreremo mai.
Il nostro inviato che da anni collabora con la Nato ha potuto intervistare il direttore generale del NURC e dar vita ad un articolo di quelli che non si dimenticano. Vi accenno solo ad una delle tante invenzioni che vedrete ed alle sue caratteristiche tecniche e operative.
Autonomia: sei mesi; profondità max di esercizio: 1500 metri, motorizzazione: assente; distanza percorribile (non pervenuta); intercettabilità: zero; traccia acustica sott’acqua: zero. (continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 27 agosto 2010 ore 01,08 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Subacquea sportiva profonda e/o tecnica
  
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