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  PROBLEMI DI MUTA
nell'immagine una muta stagna
La muta è sempre stata il primo problema di ogni subacqueo sportivo. Negli anni sessanta e fino alla metà degli anni ottanta, le mute erano rigide, rifinite male, scarsamente vestibili. Indossarne una sotto il sole rappresentava il primo passo verso la tortura dell’inquisizione. Poi hanno cominciato a crescere piccole aziendine che acquistando neoprene direttamente dal Giappone e da altre località come Corea eccetera, erano in grado di fabbricare mute molto più vestibili e morbide.
Restava però sempre il problema della forma. Ogni corpo è diverso e non è possibile realizzare mute che vadano bene a tutti. Risultato: le sacche, i punti di scorrimento dell’acqua, i famosi brividi, quando si entra in mare, in particolare d’inverno. Il fenomeno viene poi accentuato dalle immersioni nei laghi.
I subacquei delle ultime generazioni si sono orientati verso le mute stagne per tre ragioni fondamentali:
1) erano quelle utilizzate dal loro istruttore nel diving
2) consentivano immersioni calde ed asciutte
3) consentivano un rientro, specie in inverno, senza battere i denti sul gommone del diving, sempre a velocità “smodata”, per andare a caricare la seconda infornata di subbi
Purtroppo questa comidità si paga con una vestizione complicata, una maggiore quantità di piombo per favorire la discesa nonostante le sacche d’aria presenti nella muta, un prezzo molto più alto, la costrizione del collo e dei polsi (la tenuta in lattice), che accentua fenomeni spiacevoli come il mal di mare.
Il risultato è quello di portare subacquei all’immersione due o tre volte più stressati del normale.
Oggi i tempi stanno fortunatamente/sfortunatamente cambiando.
I soldi sono sempre meno, le attrezzature sempre più costose e sul nostro forum c’è chi parla (giustamente) di mute umide di 7 millimetri, fatte su misura, che costano meno di 300 euro.
Qual’è la soluzione ottimale per potersi immergere anche in un lago, durante l’inverno? In che modo è possibile rientrare sul gommone del diving senza giungere al porticciolo completamente sfigurati dal freddo?Una vita passata a fare immersioni nel mare del Nord e nell’Atlantico del Nord, fino alle falde dei ghiacciai islandesi, mi ha messo in condizione di dover cercare una soluzione di compromesso accettabile.
Fermo restando che la soluzione perfetta non esiste.
Intanto occorre valutare la tipologia delle nostre immersioni. Se restiamo nei 30-40 metri, una muta composta di neoprene morbido va bene, ma se siamo soliti scendere a 70-80 metri, dobbiamo tener conto della comprimibilità delle cellule del neoprene. A quelle profondità una muta morbida si comprime notevolmente, riducendo il suo spessore e conseguentemente l’isolamento. Per le immersioni profonde il neoprene deve essere più rigido, cioè composto da cellule molto piccole, meno elastiche e molto uniformi.
Partendo dal presupposto che la muta umida è la soluzione migliore per l’immersione sportiva poiché più comoda e meno costosa, un buon compromesso si può realizzare con un... “doppio strato”.
Una muta su misura di cinque millimetri in pezzo unico con cerniera frontale che scende fino all’ombelico, e senza cappuccio, oppure con cappuccio e cerniera che al volto si chiude sulla guancia. Ambedue le soluzioni consentono una vestizione comoda e veloce e la possibilità di tenere libero il collo per tutta la fase della navigazione.
Durante le due o tre settimane estive (le famose ferie) conviene lasciar “macerare” la muta bagnata dall’acqua di mare nel sacco o nel gavone della barca, senza farla mai asciugare completamente, ricordandosi, prima di riporla, di sciacquarla in acqua di mare per togliere (la pipì) i residui dell’immersione. Ne risulterà una muta che s’infila in 30 secondi senza alcuno stress da vestizione.
Era questo il segreto di istruttori come il grande Rudy Crespi, che riusciva a vestirsi, immergersi, legare la cima al relitto, risalire in barca e restare in attesa dei sub che a quel punto si stavano ancora infilando la muta.
  Approvato dalla redazione  Domenica, 18 maggio 2008 ore 04,05  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  LA DECOMPRESSIONE AL NITROGENO




nell'immagine schematizzati batteri che fissano il nitrogeno



UNA RIVOLUZIONE E' COME UN "FULMINE A CIEL SERENO"- A CHI FA PAURA IL METODO DETTO "B6"? -


Un impressionante silenzio delle autorità ufficiali, circonda l’articolo “La decompressione – lo scoop di marescoop” pubblicato alcuni mesi fa. Non solo impressiona il silenzio, ma stride, nei confronti del successo che il medesimo articolo ha avuto nel mondo dei subacquei sportivi. Ma che cosa succede?
La risposta è più semplice di quello che sembra.
Questa vera e propria rivoluzione nel mondo della medicina iperbarica, non conviene a nessuno, ad eccezione dei subacquei sportivi e della Marina Militare, che non essendo parte interessata dal punto di vista lucrativo, può permettersi il lusso di mantenersi superpartes.
Purtroppo i subacquei sportivi nel variegato mondo dell’iperbarismo, contano come il due di picche a briscola, non sono uniti, non sono tutelati, non hanno una categoria di appartenenza, non sono censiti, e a parte noi, non hanno riviste serie di rappresentanza; non sono tutti tesserati ad una unica federazione, non hanno peso politico ed economico; a questa fluttuante categoria resta solo una speranza: quella di sollevare un onda talmente grande da soverchiare il polveroso carrozzone che da anni viaggia con il freno a mano tirato, insomma occorre correre avanti a tutti per dare uno scrollane all’ambiente.
Domenica, in occasione della festa della Madonna delle Grazie, nel seno omonimo i palombari della Marina Militare hanno dato una dimostrazione di utilizzo della camera iperbarica, operando con l’unità specializzata “Giacinto Pedretti”, dal ponte di “Fuga” ascoltavo lo speaker che diceva “…ecco il subacqueo viene pressurizzato all’interno della camera iperbarica, fino al raggiungimento della quota di sollievo e poi decompresso…eccetera, eccetera,…per guarirlo dalla Malattia da decompressione”.
Queste parole hanno acceso una spia luminosa nel nostro cervello: dal 1856, dalla scoperta della tecnica decompressiva, è nata e cresciuta una vera e propria industria mondiale che ruota intorno alla “Malattia da decompressione” e alla “Decompressione”
  Approvato dalla redazione  Martedì, 11 settembre 2007 ore 13,09  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  SIAMO TUTTI UN PO' SOMARI? - LA OXYGEN WINDOW

le immagini di questo servizio sono di repertorio e svincolate dal tema

Nel corso del primo convegno di www.marescoop.com, abbiamo assistito ad una scena curiosa: il prof.Faralli che chiedeva ai partecipanti “Chi mi sa spiegare come funziona la finestra ad ossigeno?”. Per tutta risposta una scena muta, eppure ne avevamo già parlato ampiamente su “marescoop”. Successivamente ho dovuto assistere a due altri fatti gravi, un (almeno lui così si definisce) istruttore per rebreather a circuito chiuso che commercializza un software che programma la decompressione facendo l’ultima tappa in ossigeno puro a 3 metri, lo stesso “istruttore” che definisce - misteriosa - la finestra ad ossigeno.
Tutto ciò, oltre che essere preoccupante e scandaloso e mette in mostra una verità indiscutibile. La maggior parte dei subacquei asserisce di aver capito che cosa è la finestra ad ossigeno ma in realtà non ha capito nulla o quasi del fenomeno.
La cosa è assai grave, poichè di Oxygen Window, si parla da oltre 25 anni e quindi chi progetta certi software o è rimasto fermo a 25 anni fa, oppure anche lui non ha capito nulla della OW, e non ci sarebbe affatto da stupirsi.
Pure lo scrivente che ne parla e la utilizza da un quarto di secolo, avrebbe dei problemi a spiegarla, senza avere davanti agli occhi gli appunti che lui stesso ha scritto.
E’ veramente tempo di fare chiarezza ed è questo lo scopo di questo articolo: chiarire una volta per tutte che cosa è e come funziona la “finestra ad ossigeno”.
Non preoccupatevi di quelli che diranno, magari con aria di sufficienza, che la sapevano, molti di loro mentono per paura di sfigurare.
Ho testato personalmente le conoscenze di alcuni “guru” dell’immersione tecnica e mi sono reso conto che non hanno capito nulla o poco della OW.
Quindi, serenamente, cercherò di fare chiarezza ed altrettanto serenamente voi dovete porre dei quesiti. Discutiamone finché basta, ma al termine almeno i lettori di questo giornale, dovranno avere le idee chiare. Posso garantirvi che una volta assimilato il concetto, non si dimentica più, anche se resta difficile spiegarlo ad altri senza tabelle, numeri e nomenclatura...
  Approvato dalla redazione  Domenica, 29 aprile 2007 ore 18,04  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  MEGLIO IL VIAGRA O IL CIOCCOLATO?


Dall'amico dottor Carlo Oggioni ci arriva la segnalazione di questo articolo che pubblichiamo integralmente. Siamo sempre nell'ambito dell'ossido nitrico. Lo stesso Brubakk si è tenuto tutte le strade aperte ed oggi dobbiamo solo riuscire a sperimentare o meglio, ad usare la nostra forza mediatica per consentire alle persone come prof.Faralli di sperimentare e giungere al dunque. Questo nell'interesse di tutti i subacquei; ma vediamo sbocchi anche nella medicina generale e cardiovascolare


Nutrizione
Ultimo aggiornamento: 07/03/07
Sano e goloso cioccolato

E se oltre a essere buono facesse anche bene? Sarebbe il massimo delle aspirazioni per chi ama il cioccolato, e non è un caso che la pianta da cui deriva il cacao abbia un nome, Theobroma cacao, che tradotto dal greco significa cibo degli dei. In effetti, se si potessero escludere gli effetti negativi che ha su alcune patologie o disturbi, questo alimento potrebbe entrare nell’olimpo degli alimenti che fanno bene alla salute perchè contenente polifenoli, sostanze antiossidanti presenti anche nel vino rosso, nel te e in altri alimenti comuni nella dieta. Il cioccolato entra quindi nei laboratori per essere studiato da farmacologi e nutrizionisti i quali hanno dimostrato la presenza di una buona percentuale (6,9%) di queste sostanze nel seme di cacao, e ne hanno verificato le proprietà in vivo e in vitro sull’uomo. E infine, diventa oggetto di workshop in cui si incontrano esperti e rappresentanti di enti di ricerca e società scientifiche; il più recente si è tenuto a Milano, con l’obiettivo di giungere a una consensus che presto verrà divulgata.
Le arterie ringraziano
L’interesse per gli effetti benefici del cacao sulla salute affondano le radici su osservazioni epidemiologiche e su prove scientifiche. Un’indagine condotta su popolazioni dello stato di Panama, in Sud America ha verificato che mentre nella parte continentale la malattia cardiovascolare...
  Approvato dalla redazione  Domenica, 25 marzo 2007 ore 17,03  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  DECOMPRESSIONE - LO SCOOP DI MARESCOOP
UNA VITAMINA POTREBBE RISOLVERE I PROBLEMI DELLA DECOMPRESSIONE?
una delle tante confezioni della vitamina B6, in questa ci sono addirittura tutti gli ingredienti per sollecitare la produzione di ossido nitrico


GLI ANTEFATTI:
tutto comincia durante un salvataggio di equipaggio di sottomarino della NATO posato sul fondo, il problema più grosso che si presenta in casi come questi è normalmente quello della saturazione: quando un sottomarino affonda, l’interno si pressurizza ad una pressione leggermente superiore a quella della superficie ed i soccorsi, bene che vada arrivano con un ritardo di due o tre giorni.
Il problema non è tanto come riportarli in superficie, ma come fare a decomprimerli. Per semplicità diciamo che i gruppi da portare in superficie sono due, uno è rimasto alla pressione di 1,6 – 1,8 BAR ed ha respirato aria, l’altro alla medesima pressione, poco prima del recupero con il ritorno in superficie ha respirato per breve tempo ossigeno puro. In superficie il primo gruppo viene stroncato dall’embolia, il secondo no! Ci si interroga sul perché, apparentemente non ha senso, perché ambedue i gruppi erano saturi alla medesima profondità.
S’incomincia a sospettare che esistano nel corpo umano meccanismi non ancora compresi. Nasce la teoria dell’HBO2, la preossigenazione prima dell’immersione, ne parliamo circa due anni fa, facendo ridere i soliti quattro beoti, che pur leggendo l’articolo non capiscono nulla e continuano a credere che sia il medesimo caso degli aviatori della seconda guerra mondiale.
Non è così.

IL CASO NEL CASO
Nello stesso periodo, per errore e sempre in ambito NATO, una provetta di sangue in saturazione a 300 metri, viene portata a pressione ambiente in un istante; ci si aspetta una reazione violenta con bolle a profusione, non succede nulla. Perché? Perché una provetta di vetro non contiene i micronuclei gassossi che nel 1980 erano già stati oggetto di ricerca: -“ Che questi micronuclei fossero la causa innescante della formazione di bolle con risultati a volte catastrofici nei subacquei dopo un’immersione, lo aveva già dimostrato Vann nel 1980, sottoponendo le cavie ad un trattamento ad altissima pressione prima dell’immersione, che aveva lo scopo di rompere i micronuclei che aderivano al tessuto endoteliale, con dei risultati significativi, ma senza indicare un metodo pratico per eliminare gli stessi – vedi marescoop – art.n.253 del 10 luglio 2005”...
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 28 febbraio 2007 ore 21,02  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  UN PICCOLO RICONOSCIMENTO
DAL DOTTOR CARLO OGGIONI (noto specialista in medicina iperbarica)CI ARRIVA UN PICCOLO AIUTO, INSIEME AD UN PICCOLO RICONOSCIMENTO

Caro Direttore,
hai ragione a proposito dell'articolo di BRUBAKK, che ho appena letto nel sito: c'è stato un errore nella traduzione dal norvegese all'inglese.
L'Ossido Nitrico (NO) e le sostanze che ne aumentano la produzione hanno un effetto protettivo contro la produzione delle bolle; così come l'esercizio fisico, in quelle determinate condizioni sperimentali.
I Sub dovrebbero esserti proprio grati per la tua instancabile opera di divulgazione scientifica.
Un abbraccio.
zio CarlO
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 09 febbraio 2007 ore 00,02  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  Alf O. BRUBAKK



Prof. Alf O. Brubakk, professore di fisiologia dell’ ambiente - Universita` Norvegese di Scienza e Tecnologia (NTNU), Facolta` di Medicina, Trondheim, Norvegia

Ultimamente, sul forum siamo ritornati a parlare di metodi per prevenire la formazione di bolle in seguito ad una immersione e il nome di Brubakk è tornato in evidenza. Abbiamo pensato allora di presentarvelo e di pubblicare dei recenti articoli apparsi su giornali di ricerca scientifica pubblicati anche in rete.
Pare ormai che una larga fetta della medicina iperbarica ufficiale nel mondo, abbia assimilato le novità scoperte da Brubakk insieme ad altri ricercatori, che si riassumono nei due modi allo studio per prevenire la MDD invece che curararla, come sostanzialmente fanno le tabelle, la decompressione in genere ed i trattamenti in camera iperbarica.
Come abbiamo già pubblicato circa un anno fa, sempre su www.marescoop.com, si tratta sostanzialmente di una sostanza presente nel corpo umano che, se sollecitata, tende a rimuovere i micronuclei epiteliali, che sono, a quanto pare, la vera ed unica causa della formazione di bolle nel sangue venoso. Ma vediamo come da una traduzione di un articolo apparso su GEMINI - Norwegian version - si riprendono anche se in modo abbastanza superficiale i temi di cui stiamo parlando...
  Approvato dalla redazione  Lunedì, 05 febbraio 2007 ore 19,02  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  L'Orecchio in Immersione
COMUNICATO STAMPA

Convegno Nazionale Monotematico della Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica
“L’Orecchio in Immersione”
sala Auditorium della Regione Emilia Romagna sabato 25 febbraio 2006, ore 9.00 – 19.00 Viale Aldo Moro 18 – Bologna Per informazioni: ART 4 srl – via Altabella, 3 – 40126 Bologna Tel. 051 2966111 Fax 051 2966130 E-mail: orecchioinimmersione@art4.it
L’immersione subacquea amatoriale rappresenta, in Italia, un fenomeno in piena ascesa che interessa circa 250.000 praticanti all’anno.
  Approvato dalla redazione  Sabato, 25 febbraio 2006 ore 00,02  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  COMUNICATO IMPORTANTE
ATTENZIONE! La redazione del quotidiano on line www.marescoop.com, si mette a dosposizione di qualunque costruttore di rebreather, purché l'apparecchio risponda ai seguenti requisiti:
1)lettore di CO2,
2)lettore di O2,
3) doppio circuito indipendente di cui uno anche a funzionamento semichiuso, ognuno dotato di filtro in calce sodata indipendente,
4)maschera gran facciale comprensiva di corrugato e valvola by-pass,
5)facilità di utilizzo,
6)libretto di uso e manutenzione dettagliato e in italiano,
si lascia ampia libertà sulla scelta dell'elettronica che deve però rispondere ai massimi standard disponibili
7)prezzo al pubblico non superiore ai 3500 euro Iva compresa
In caso di accettazione da parte nostra del progetto di base, sarà nostra cura mettere a disposizione del costruttore:
- imbarcazione 12 mt f.t. comprendente equipaggio, combustibile, vitto e alloggio; sia al rappresentante dell'azienda che ai subacquei collaudatori, e, se necessario, saranno messi gratuitamente a disposizione dall'associazione MARE.
Inoltre, nel caso l'apparecchio provato superasse tutte le prove e dimostrasse di avere i requisiti necessari per garantire la sicurezza dei subacquei, verrà offerta da codesta redazione una campagna pubblicitaria della durata di un anno con ampio spazio redazionale e fotografico, completamente gratuita.
Ricordiamo i nostri attuali 86 mila lettori all'anno e i nostri attuali 635 iscritti in crescita
A totale disposizione, per eventuali chiarimenti, scrivere a direttore@marescoop.com.
La presente offerta è valida solo per costruttori e/o progettisti costruttori ed esclude totalmente il fine di lucro.
il direttore
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 06 gennaio 2006 ore 21,01  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute

  VIAREGGIO - ARTIGLIO - SCOPERTA L'ELICA E IL TIMONE
E' questa del premio Artiglio, una manifestazione destinata a crescere in modo esponenziale. In parte grazie ai personaggi del mare ed agli ospiti che quest'anno sono di tutto rispetto con due star di prima grandezza come Christian Petron e Robert Stenuit, in parte grazie alla passione che i fratelli Sodini e il Rotary Club di Viareggio, mettono nella preparazione di ogni singola manifestazione. Quest'anno però c'è una grande, anzi grandissima novità. Dalla baia di Quiberon, dove affondò nel 1930, sono stati recuperati e restaurati due particolari significativi della mitica nave Artiglio: il timone e l'elica.
Fortunatamente eravamo presenti alla scopertura in prima mondiale dei due monumenti storici e ci siamo preoccupati di pubblicare immediatamente questo inserto per dare a tutti voi la possibilità di ammirare i due pezzi dell'Artiglio I, che al termine della manifestazione raggiungeranno la loro sistemazione definitiva all'interno del Museo del Mare di Viareggio nella zona ex mercato ittico. Un nuovissimo museo che quest'anno apre i battenti proprio in concomitanza con la nostra manifestazione.
Cliccate dunque sul nostro "leggi tutto" e godetevi in anteprima mondiale su www.marescoop.com i due reperti dal relitto della mitica nave Artiglio...
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 03 giugno 2005 ore 02,06  (Leggi Tutto... | )  Argomento:Tecnologia e salute
  
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