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  TROVATO REGGIANE 2000 DELLA REGIA MARINA
nell'immagine la "foto" scattata dal "REMUS" del COMFORDRAG della Marina Militare Italiana. Il Remus è un veicolo che consente di fare una mappatura del fondale utilizzando un sonar molto sofisticato

La Marina Militare negli scorsi giorni ha comunicato che il "Team Remus" di COMFORDRAG (il comando delle forze di dragaggio, ovvero i cacciamine) ha ritrovato nelle acque antistanti Porto Venere e le 5 Terre un vecchio aereo della Seconda Guerra Mondiale. I militari si sono attivati dopo aver ricevuto la segnalazione che sui fondali in località “Le nere”, una zona rocciosa tipica per il colore delle rocce, fosse presente un relitto non identificabile di piccole dimensioni. I militari del COMFORDRAG hanno operato con un veicolo tipo “Remus”, cioè un dispositivo in grado di effettuare una mappatura accurata del fondale marino, fornendo immagini nitide che vengono successivamente acquisite ed elaborate una volta tornato in superficie. Lo stesso tipo di veicolo utilizzato recentemente per mappare il fondale in cui è affondato cento anni fa il Titanic. Il team dei palombari di COMFORDRAG, dopo il posizionamento dei transponder, ha così potuto raccogliere tutti dati e le immagini che confermerebbero il ritrovamento del velivolo.
(continua, clicca su Leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 04 maggio 2012 ore 23,05 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Relitti e Storia

  È IN STAMPA IL N.26 DI MARE


È andato in stampa il favoloso n.26 di MARE, novità e articoli eccezionali come la ricostruzione secondo per secondo dell'indidente della Costa Concordia, con le immagini della Marina Militare Italiana e dei sommozzatori del CNeS della Polizia di Stato. Immagini eccezionali anche quelle dell'Uomo che sussurra agli squali". Presto l'inserimento del nuovo numero per i lettori on line, sul sito www.sagittaeditrice.com.
la redazione
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 04 maggio 2012 ore 20,05 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  AL VIA IL PROGETTO “LA CITTÀ DEI PALOMBARI”


nella foto antropomorfo Galeazzi, con giunti tradizionali prog.Galeazzi, esposto alle Grazie, di Portovenere, città dei palombari


“LA CITTÀ DEI PALOMBARI”
“uomini sul fondo”
25,26,27 maggio 2012
Si chiama “La Città dei Palombari” il nuovo appuntamento di rilievo nel panorama della cultura subacquea italiana che avrà sede alle Grazie, nel golfo spezzino. Nei giorni scorsi è stato aperto il programma di avvicinamento all’evento per raccogliere spunti, materiale ed aprire una prima fase del dibattito sui temi che verranno discussi nella parte congressuale dell’evento. Quella che si svolgerà alle Grazie il 25,26 e 27 maggio sarà, in pratica, una “tre giorni” dedicata alla subacquea con un argomento trainante ed una mostra statica attorno alla quale scoprire altre attività come: spazi espositivi, interventi culturali/storici, appuntamenti congressuali/convegnisti, dimostrazioni pratiche e premiazioni.
Questo evento, organizzato da Sagitta Editrice (attraverso lo staff della rivista MARE diretta da Marcello Toja) con il Comune di Porto Venere, ha trovato molti partner già nella prima organizzativa e si potrà fregiare della possibilità di esporre molte collezioni private di cimeli ed attrezzature da immersione.
La manifestazione avrà poi un tema annuale legato alla subacquea trattato dal punto di vista storico, culturale, tecnico ed economico. Per il 2012 il tema è quello dei “relitti”, indicativamente per il 2013 il tema sarà “archeologia subacquea” e per il 2014 sarà “subacquei e palombari, professioni del futuro”. Nello specifico l’argomento di questa prima edizione sarà lo “scuttling”, cioè affondare volutamente navi.
Si tratta della nuova frontiera del turismo subacqueo passa dalla creazione di siti di immersione artificiali, utili anche come palestre di addestramento, aree di studio, protezioni da pratiche di pesca illegali e per il ripopolamento. Mentre si registrano record di presenze sui relitti di mezzo mondo, l’Italia resta ancora al palo.
Nei giorni scorsi, proprio per creare un cammino di discussione per arrivare all’evento di maggio, è stato aperto un gruppo su face book, chiamato proprio”città dei palombari” che in pochi minuti ha raccolto molte adesione. In questo spazio saranno anticipati i temi dei vari convegni e tutti gli appuntamenti della manifestazione.
“La Città dei Palombari” prende il nome dalla definizione del borgo delle Grazie, frazione maggiore del comune di Porto Venere, sede storica ed attuale della scuola subacquei e palombari della Marina Militare (otre che sede del comando del gruppo operativo subacquei della stessa Marina Militare); sede di importanti strutture formative, tecniche e scientifiche legate al mondo subacqueo, possibili centro logistico/turistico per lo sviluppo del settore subacqueo all'interno del locale parco naturale e luogo di grande tradizione per il settore della subacquea. Nel 2007 il Comune di Porto Venere ha denominato il borgo: "Città dei palombari e dell'iperbarismo" in quanto sede unica, su tutto il territorio nazionale, di organismi specializzati legati alla subacquea. Esiste anche un comitato di esperti composto da: Comune di Porto Venere, Comando subacquei ed incursori della Marina Militare italiana, Centro nautico e sommozzatori della Polizia di Stato, Associazione Nazionale Palombari e Sommozzatori, Comitato nazionale palombari della Marina militare in congedo, Consorzio Hydrolab ed The Historical maritime society.
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 30 marzo 2012 ore 20,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  CAPITAN SCHETTINO NON È UN CODARDO


nella foto il capitano della Costa Concordia, Francesco Schettino, accusato ingiustamente di molte cose che nulla hanno a che fare con il naufragio. Nella fase finale dello spiaggiamento della nave si è comportato da vero uomo di mare e da coraggioso comandante


Cari lettori, chi mi conosce sa che sono caparbio e finché non arrivo alla fine di una indagine e tutti i pezzi del puzzle non combinano, non mi fermo.
Per questo motivo, dopo aver pubblicato due articoli sull'argomento, aver passato un pomeriggio in questura a rilasciare dichiarazioni giurate, e aver ricevuto decine di commenti di ogni genere, ero arrivato a delle conclusioni molto vicine alla realtà, ma mi mancavano ancora alcuni tasselli e non riuscivo a spiegare la fase di avvicinamento finale alla riva della Concordia, cioè il dopo collisione.
DALLA DEPOSIZIONE di Schettino, Ufficio del GIP Dott.ssa Veleria Montesarchio Procedimento penale n.117/12 R.G. a carico di Schettino Francesco, udienza del 17/01/1012… (lo scontro con lo scoglio c’è già stato) … (omissis)… inizialmente sono venuto a dritta, il mio intento era quello…appena fatto il bakck out, non sapendo l’entità del danno, perché sono tutti pensieri e valutazioni che un comandante cerca di fare al momento, no? Di non allontanarmi dalla costa, perché nella peggiore delle ipotesi non andavamo dall’altro lato dove c’era una profondità di centinaia di metri, anziché decine di metri. In questo frangente con un occhio controllavo che la nave bene o male, scarrocciasse nella direzione giusta, quindo ho dato prima tutta a dritta e poi a sinistra per rimettere in rotta. La nave è iniziata a venire a sinistra, verso gli scogli, il vento era da GRECALE, quindi sul mio lato dritto nave e praticamente per effetto stesso dell’accelerazione angolare che la nave prende tende ad andare al vento , no?E quindi in questa rotazione usando il timone, perché è l’unico mezzo che uno ha, perché se non l’avessi fatto andava…(omissis)
Dalle ricostruzioni dei tracciati ufficiali, satellitari e GPS, pareva che la nave improvvisamente si fosse dotata d’intelligenza. Perché faceva proprio ciò che avrei fatto io e altri centomila uomini di mare per salvare il salvabile e impedire l’affondamento. Chi diceva che la nave era completamente ingovernabile escludendo anche la presenza del timone, chi diceva che lì dov'è, c’è andata da sola; chi credeva alla versione dei thruster, senza contare le storie più rocambolesche: borsono portati a terra da Schettino e ufficiali, traffico di stupefacenti, traffico di valuta, schiave sessuali eccetera.
Ma secondo voi può una nave senza governo, poggiare a sinistra, tornare in navigazione rettilinea, poi virare a destra verso il largo per mettere la prua nel vento infine accennare un 180° con la residua velocità esporre, il mascone e la fiancata di sinistra alla tramontana, scarrocciare fino a terra e in arrivo calare le ancore, in modo corretto prima quella di dritta per “agganciarsi a terra in un abbraccio e poi quella di sinistra per terminare la corsa? Lì c’erano solo due possibilità: l’intervento divino, l’intervento di Schettino o chi per esso.
Un non marinaio avrebbe portato la nave a terra subito, ma alla velocità di cinque nodi un colosso come quello lo ritrovavamo in campagna con dietro una scia di morti. Bisognava prima fermare il mostro e portarlo all’accostata; certo non era una manovra semplice e poteva farla solo un uomo avvezzo al mare e alla grandezza della sua nave. Sì perché con le barche funziona così: quando manovri una nave grossa il doppio di quella a cui eri abituato per la prima volta, ti si bagna la camicia. Poi ti abitui e diventa piccola. E via così man mano che sali di dimensione e impari tutto di loro, come fossero creature viventi. Dovevo ricominciare daccapo, così sono arrivato, tramite un amico, a un ingegnere di un ente ufficiale che si è occupato delle sicurezze proprio sulla Concordia e che conosceva tutta la nave a menadito. Da una serie di domande è emerso quanto segue: La Concordia era accessoriata di sei generatori in due compartimenti separati, che avevano il compito di far girare le eliche, assicurare elettricità a tutta la nave e anche far girare i bowthruster.
Cera poi un settimo generatore d'emergenza posto nella parte più alta della nave, al quale erano collegati tutti i servizi necessari nell'emergenza, le luci d'emergenza, le pompe per gli estintori e, (a detta di Schettino, anche il timone). Non erano collegati a quel generatore i motori che davano potenza alle eliche e i bow thruster, per questa ragione quando l'acqua ha invaso i compartimenti delle due sale macchine si sono spenti tutti i generatori dall'uno al sei. Black out totale.
La nave dopo l'urto si è trovata senza luci e senza energia, il comandante ha dato ordine di attivare il quadro del generatore di emergenza ed tornata la luce necessaria, senza più alcuna possibilità di azionare alcuna forza motrice (motori principali e bow thruster), ma con il timone perfettamente funzionante. Come avevo intuito in un primo momento, prima che tutti mi bombardassero dicendo che: fior di capitani di lungo corso ed esperti di quelle navi e bla, bla, avevano escluso la presenza del timone.
Mancava solo più un tassello: le dichiarazioni di Schettino davanti al GIP; grazie ad un altro amico, ho individuato sulla rete la posizione del documento ufficiale di interrogatorio. Centocinquanta pagine della deposizione che Schettino ha rilasciato presso l'Ufficio del Giudice delle Indagini Preliminari di Piombino, presenti diversi magistrati e il suo avvocato della difesa. 150 pagine a domanda risposta, sono una cosa lunga che mi ha costretto a restare ore e ore davanti allo schermo del computer facendomi gonfiare gli occhi. Tale documento si trova in formato PDF a disposizione di chiunque sulla rete.
Il comandante Schettino, poteva restare in silenzio servendosi della possibilità di non rispondere, si è reso invece subito disponibile, ha dichiarato di non voler nascondere nulla e di assumersi tutte le sue responsabilità. Alla domanda «lei fa uso di droghe», ha affermato che non faceva né uso di droghe né di alcolici. Alla domanda «sarebbe disposto a farci esaminare un suo capello, il suo sangue e le sue urine», ha risposto che non aveva nessun problema e si è immediatamente sottoposto agli esami.
Certo qui non posso raccontarvi 150 pagine di domande e risposte, ma posso sintetizzare con quanto segue: partendo dalla mia convinzione che Schettino ha detto la verità su tutto, infatti ora nel mio puzzle tutti i pezzetti combinano, così ho deciso essendo Marescoop un quotidiano di anticiparvi quelle che saranno a mio parere le conclusioni del processo, che porteranno il comandante ad una leggera pena detentiva e all’essere radiato per sempre dal suo lavoro ma lo scagioneranno dall’abbandono della nave. Chiaro che la faccia che metto in gioco è la mia, se sbaglio potrete dire che facevo meglio ad occuparmi d’altro, ma se ho ragione e quando i puzzle combinano ho quasi sempre ragione, avrete ancora più fiducia nelle dichiarazioni ufficiali del mio giornale. www.marescoop.com, che dirigo gratis da sette anni, regalandovelo ogni giorno. (unico modo in Italia per scrivere ciò che si pensa in buona fede). (continua, clicca su leggi tutto)
  Approvato dalla redazione  Venerdì, 23 marzo 2012 ore 01,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  COSTA CONCORDIA I RISULTATI DI UNA INDAGINE


nel disegno una versione della Costa Concordia, con eliche posteriori tradizionali. Nelle future Costa, ad esempio la "LUMINOSA" le eliche saranno azimutali. Un sistema di propulsione all'avanguardia


Cari lettori,
non so, se scrivere di mare da quarant’anni, o abitare da dieci su un motoveliero, dopo aver navigato in mezzo mondo e soprattutto nei mari del Nord, mi inserisce fra la gente di mare, ma da oltre un mese, mi sto occupando con il poco tempo che ho al naufragio della Costa Concordia. L’obiettivo, è quello di realizzare un articolo esauriente sul numero 26 di MARE, un articolo che non vuole né condannare il comandante, né salvarlo, bensì mettere in chiaro le situazioni da un punto di vista esclusivamente tecnico.
Ebbene, grazie anche al valido apporto di un mio collaboratore, Alberto Balbi, mi sono trovato ad osservare molte versioni della storia e infine il grafico satellitare, GPS, ufficiale, che mostra la nave che va alla collisione, con ciò che è successo dopo.
Sì, perché un conto è valutare quello che è successo a bordo e le sensazioni di 4000 persone, un altro è osservare il comportamento della nave dopo l’urto.
Ebbene, dai grafici che ormai sono consolidati, la nave, dopo l’urto, ha un comportamento strano, se viene osservato, a nostro parere, superficialmente. Si dice che l’accostata e il raggiungimento dei bassi fondali dove la nave non sarebbe più affondata sia stato merito del caso. Della fortuna, insomma, questo sfortunato e scadente comandante sarebbe poi stato baciato dalla fortuna e il vento avrebbe spinto una nave di 115.000 tonnellate a spiaggiarsi… (fantascienza).
La verità potrebbe essere ben diversa.
(CONTINUA CLICCA SU LEGGI TUTTO)
  Approvato dalla redazione  Martedì, 20 marzo 2012 ore 05,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  LA SOLUZIONE GAMMA – Metodo FERRARO


nella foto Luigi Ferraro MOVM della seconda guerra mondiale, appartenente al gruppo "Gamma"


Il governo indiano sta giocando con la vita di due fucilieri del Battaglione San Marco, fondato dalla divisione Decima, che si richiamava alla decima legione di Cesare. Il governo indiano sta spadroneggiando e umiliando l’Italia e l’onore degli italiani, trattenendo in prigione due soldati che stavano svolgendo il loro lavoro in acque internazionali, per difendere interessi internazionali, dalla pirateria che altri che sono capaci di arrestare due fucilieri che si consegnano in pace, non sanno proteggere. Il governo indiano si nasconde dietro, l’ìimmensità dell’India e l’immensità degli interessi in gioco. In pratica nessuno se la sente di affiancare l’Italia nelle sue giuste richieste di processare i due militari in Italia. Diritto sancito proprio dal diritto internazionale.
Il governo indiano dimentica che ciò che non può fare una nazione piccola come l’Italia contro l’India, può però farlo un solo italiano sfruttando gli insegnamenti dei “Gamma”. Uno dei corpi più segreti della Regia Marina Italiana, che non è affatto scomparso, ha solo cambiato nome. Io ho avuto la fortuna di stringere amicizia con uomini come Luigi Durand De la Penne; Gino Birindelli, Frassetto; e tanti altri che oggi non ci sono più ma hanno scritto pagine di storia incredibili e indelebili.
In particolare, con uno di questi uomini: Luigi Ferraro, MOVM, mancato pochi anni fa, ho stretto amicizia per 25 anni, e in una lunga serata a casa sua, mi ha raccontato parola per parola di come ha affondato tre navi cariche di minerali preziosi, fingendosi un “Attashé” dell’ambasciata Italiana, donnaiolo e incapace addirittura di nuotare. Il metodo Ferraro, era quello di mettere un bauletto, trasportato nottetempo, nuotando in superficie, con una rete mimetica sulla faccia fin sotto la nave bersaglio. L’avvicinamento avveniva con qualche piccola modifica rispetto all’addestramento ricevuto nei “Gamma” (che non spiegherò certo qui). Poi Luigi s’immergeva al buio, senza maschera respirando ossigeno a circuito chiuso e con le braccia misurava la metà della lunghezza della nave, stimata a occhio da lui, prima dell’attacco. Quindi individuata una delle alette antirollio a tatto con le mani nude, bloccava con un morsetto un bauletto esplosivo, dotato di una spoletta a velocità. Si trattava di un’elichetta che liberata dallo spillo di sicurezza si metteva a girare quando la nave arrivava alla velocità di tre nodi, svitandosi e provocando l’esplosione della carica.
In tal modo la nave esplodeva in navigazione e nessuno capiva come mai, e colpita da chi. La finezza di questa guerra nella quale noi italiani siamo maestri nel mondo, stava nel mettere una carica sufficiente ad aprire una falla, che dava all’equipaggio il tempo di scendere a mare con le scialuppe, così né Luigi Ferraro né i sei eroici assaltatori di Alessandria d’Egitto, hanno provocato morti e/o feriti. Però sono costati parecchio alla flotta inglese. Tre navi cariche di preziosi minerali, due navi da battaglia, un incrociatore e una petroliera.
Senza colpo ferire.
Propongo con questo mio articolo, d’inviare al presidente indiano due libri: “Decima flottiglia Mas” di J.V.Borghese (libro di testo anche della marina Russa) e “Luigi Ferraro”, edizioni Ireco di Roma.
I due libri vanno inviati senza alcun commento, lui capirà.
il direttore
  Approvato dalla redazione  Giovedì, 08 marzo 2012 ore 00,03 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  CONCORDIA:UN PO' DI VERITA' VISTA DA DENTRO


Nell'immagina si vede la "Concordia" che inizia ad inclinarsi, ma è già arrivata sul punto dove poi è affondata, inoltre guardando a prua si vede chiaramente che l'ancora del lato destro della nave è stata calata.


In questi giorni si è aperta una interessante discussione fra lo scrivente e un frequentatore del forum, circa gli accadimenti nel corso del naufragio della Costa Crociere "Concordia".
Pubblichiamo questo piccolo estratto da una testimonianza che abbiamo registrato, grazie ad un nostro inviato e collaboratore presente sul posto. È la testimonianza nuda e cruda di un musicista che lavorava a bordo della Concordia; il suo nome sarà pubblicato insieme a tutto il resto del materiale in un grosso articolo di "cronaca a freddo" che pubblicheremo sul numero 26 di MARE, ecco una anticipazione della sua testimonianza:
“Dopo il segnale di EMERGENZA GENERALE ci siamo immediatamente resi disponibili ad attuare un piano di emergenza, a svolgere le nostre mansioni che ogni membro d'equipaggio dal pianista al cuoco è addestrato a compiere attraverso esercitazioni settimanali continue; dovevamo raggiungere le nostre master station – i punti di riunione- La prassi vuole che si scenda nelle proprie cabine e che si indossi il giubbotto salvagente. Impossibilitato nel farlo, poiché avevo sentito, da personale che era in comunicazione radio con il ponte di comando, che c’era stata una falla piuttosto grave al ponte 0, e la mia cabina si trovava al ponte 1, mi sono diretto al mio punto di riunione al ponte di scoperta estrema prua, proprio sotto il ponte di comando, dove ho trovato tutte le dotazione di bordo necessarie. La mia mansione in quel caso era quella di chiamare l’appello della mia zattera. Era la zattera numero 30. Di 30 persone hanno risposto e firmato l’appello solo 27. Probabilmente le altre 3 persone erano state impossibilitate a raggiungere il luogo. In quel momento hanno calato le ancore, la nave continuava a manovrare e continuava a sbandare, era come se non ci fosse una mente razionale che governasse la nave, come se stesse derivando. Era veramente inquietante. L’equipaggio in questo frangente è stato veramente fantastico. Ci siamo comportati tutti da manuale. Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere.
L’inclinazione della nave cominciava ad essere davvero pericolosa. Dopo i sette squilli brevi e uno lungo, il segnale sonoro di emergenza generale e abbandono nave, sempre con pauroso ritardo, finalmente, il secondo ‘finalmente’ di questa storia: l’abbandono nave. Ci siamo messi in fila io e le altre 27 persone. Poi è arrivato un uomo, che non era assolutamente un ufficiale (di ufficiali non ne ho visti nemmeno uno) che ci ha detto di avviarci verso la nostra zattera
  Approvato dalla redazione  Domenica, 26 febbraio 2012 ore 03,02 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  ADDIO HENRY GERMAIN DELAUZE - PRESIDENTE COMEX


una immagine di Henry Germain Delauze presidente COMEX, nel pieno delle sue energie


Ieri, 14 febbraio, ci ha lasciati per sempre Henry Delauze, fondatore e presidente della mitica COMEX di Marsiglia.
Nato nel 1929 nel Sud della Francia Delauze era già ingegnere a vent'anni quando si arruolò ed inziò ad immergersi come palombaro per la Marina da guerra francese. Al termine del suo servizio, forte dell'esperienza che aveva maturato, iniziò ad operare per numerose aziende subacquee. Collaborò per anni con il comandante Jacques Yves Cousteau, ma la sua fortuna iniziò, con la costruzione del tunnel sottomarino dell'Havana. Nel 1961 fondò la Compagnie Maritime d’Expertise in Marseille COMEX, che in breve tempo divenne famosa in tutto il mondo, con diversi record di profondità per immersioni lavorative. L'ultimo di 701 metri, pubblicato su MARE n.21. Dalauze, fu impegnato anche in missioni segrete per gli Stati Uniti D'America.

La COMEX costruì anche mini sottomarini, batiscafi come questo nella foto, e sperimentò tutte le miscele respiratorie che oggi vengono normalmente usate per le immersioni professionali in saturazione. Con la morte di Henry Germain Delauze si chiude definitivamente il capitolo dei grandi pionieri della subacquea; è una intera epoca che scompare per sempre.
il direttore
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 15 febbraio 2012 ore 21,02 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  LA NOSTRA NUOVA MASCOTTE


una bella immagine di Mou la nostra nuova mascotte


Si chiama MOU, come le caramelle, la nuova Mascotte di MARE e Marescoop, sostituisce l’insostituibile mascotte Enrico che ha camminato per dieci anni al mio fianco e quando dico al mio fianco, intendo dire proprio al mio fianco, stesso passo, stessa andatura, impettito come un cavallo da parata, accarezzato da tutta la Spezia, che ne ha pianto la morte; non so come, ma la notizia è passata di voce in voce.
MOU invece era chiusa in una gabbia nel canile di Tavolara, (trattata benissimo) senza aver alcuna colpa se non quella di essere un cane che era rimasto senza padrone e senza casa durante l’ultima alluvione del fiume Magra.
È l’esatto opposto di Enrico, dieci chili di velocità e potenza, senza cali di energia. Non sono ancora riuscito a stancarla in nessun modo. Però alcune cose in comune le ha: passo regale, sguardo incredibilmente dolce e come Enrico abbaia solo quando serve (rumori sospetti, pericolo). Un perfetto cane da guardia che nessuno avrebbe il coraggio di affrontare nonostante le dimensioni ridotte.
Perfetto perché: silenzioso, intelligente, efficace, non mordace. Avvisa prima e consente al malcapitato di ritirarsi. Con gli amici MOU è fin troppo invadente, baci, abbracci, il tutto accompagnato da una costante rapidità di azione, comprensione e movimento.
Dotata di una curiosità incredibile che denota un’eguale intelligenza osserva tutto e tutti. Studia anche le onde, l’acqua, i riflessi, gli uccelli eccetera. Adora giocare e invita tutti i cani che incontra, salta, nascondi, dai colpi di muso, boxe, annusatine eccetera. (continua, clicca su leggi tutto qua sotto)
  Approvato dalla redazione  Mercoledì, 15 febbraio 2012 ore 21,02 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non

  UN'INTERESSANTE CACCIA AL TESORO
nella foto, lo skipper, scrittore e poeta Giorgio Vacchetti

CURIOSA e interessante iniziativa editoriale del velista poeta Giorgio Vacchetti (in foto) che lancia la sfida alla gente di mare della Liguria e ai tanti appassionati che frequentano questo tratto di costa. Una vera e propria caccia al tesoro aperta a tutti e senza limiti di tempo. In premio una crociera nel Golfo dei Poeti e lungo la costa delle Cinque Terre, una navigazione a vela sulle rotte dell’arte, della natura e delle memoria. Vacchetti, milanese di origine, ma ligure di adozione, ormai cittadino del golfo spezzino, alterna e miscela la sua passione per la vela con quella per la poesia. Skipper professionista di buona fama è anche un noto istruttore di vela e di navigazione: moltissime le persone che hanno frequentato la sua scuola organizzata da Velagiovane lungo le coste della Liguria di levante.
«NOVE anni fa, nel 2003, presentai al pubblico il mio primo romanzo ‘Di vento e di mare’. Durante la navigazione lanciai in mare 30 copie del libro, opportunamente sigillate e con tanto di tavola di sughero a garantirne il galleggiamento — spiega Giorgio Vacchetti. Oggi questo romanzo è stato ristampato da Sagitta Srl, la casa editrice del Golfo dei Poeti, che stampa la rivista MARE, e per l’occasione voglio lanciare una sfida ai tanti amici che vivono o frequentano la costa tra la Spezia e la Costa Azzurra. Le copie del romanzo furono lasciate lungo questa rotta per farle giungere a terra come un messaggio in una bottiglia. Al primo che mi contatterà presentando una di quelle copie ritrovate, offro l’occasione di una particolare giornata di mare, una crociera lungo le rotte del levante ligure fra poesia, arte marinaresca, scoperta della natura e della storia. Una navigazione speciale lungo le antiche rotte dei naviganti liguri».
Quest’anno Sagitta Srl. ha ristampato ‘Di vento e di mare’ mettendolo a disposizione del grande pubblico. La presentazione ufficiale avverrà all’interno dell’Eudisow 2012 al fiera Milano di Rho, dal 16 al 19 febbraio. Il giorno 18 febbraio l’autore sarà presente per tutto il giorno per incontrare i lettori. Per contattare l’autore e per segnalare il ritrovamento di un libro inviare un’e-mail a info@sagittaeditrice.com.
  Approvato dalla redazione  Lunedì, 13 febbraio 2012 ore 04,02 (Leggi Tutto... | )  Argomento:Notizie di cronaca subacquea e non
  
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